I Comitati referendari per i 3 sì sul lavoro, giudicano i risultati

La nostra valutazione sull’esito dei referendum di domenica è positiva.
Certo, non abbiamo raggiunto il quorum proibitivo richiesto, e perciò l’effetto immediato che speravamo di poter determinare non si è verificato.
In ogni caso l’affluenza dei residenti, all’incirca del 50%, è stata soddisfacente: più alta delle ultime tornate referendarie e soprattutto ottenuta nonostante l’invito al non voto e al disimpegno, o al no supportato da soli slogan, che da più parti (tutto l’ex governo straordinario, le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati) era stato rivolto. Non ci soffermiamo sull’effetto deleterio che ha l’elettorato residente all’estero sui quesiti referendari: ci limitiamo a constatare che solo 500 cittadini residenti all’estero, su circa 11000, si sono interessati ai nostri problemi.
A questo punto si apre la prospettiva dei possibili esiti a medio termine.
Il primo esito è aver dimostrato che su queste tematiche la cittadinanza vuole essere consultata, e quindi viene rigettata la presunzione con cui qualcuno pretenderebbe che sulle tematiche del lavoro ci sia una sorta d’esclusiva “di parte”. Il lavoro, implicando le condizioni di vita dei lavoratori, la costruzione della loro personalità e della loro socialità, interessa anche pensionati, casalinghe, disoccupati, studenti ecc.
I 6500 – 7000 sì espressi sui nostri referendum (circa il 31% degli aventi diritto al voto residenti) sono un numero significativo, che forse nessuno, a inizio campagna, ci avrebbe accreditato. Questi concittadini hanno detto che non vogliono che i propri figli e nipoti possano dover lavorare a progetto o con contratti d’affitto, e che pretendono una tutela dall’inflazione che ne preservi il potere d’acquisto.
Avendo ricevuto il solo appoggio di Sinistra Unita, che alle elezioni del 2006 aveva ottenuto circa 1900 preferenze, è evidente che almeno 5000 votanti hanno espresso con questo voto un chiaro dissenso con le politiche sul lavoro intraprese dai partiti d’appartenenza.
Questo ci fa ben sperare. Una politica e un sindacato responsabili dovrebbero a questo punto interrogarsi sul senso e sul peso della propria capacità di rappresentare la cittadinanza, o al massimo anche solo il proprio elettorato.
Non sappiamo se questo succederà, fino a che punto la nostra politica sarà responsabile.
Per questo esortiamo questi concittadini a tener d’occhio i loro rappresentanti, a pretendere da loro quel rispetto dei propri diritti che con questi referendum si cercava di salvaguardare, e di tener conto del loro operato alle prossime tornate elettorali.
Se una classe politica e sindacale dimostra scarso interesse per la volontà di essere tutelati nei propri diritti di un terzo della popolazione residente, la popolazione deve trarne delle conseguenze.
Esprimiamo infine forte rammarico verso chi, non rendendosi conto della pericolosità di simili affermazioni, dice che questi referendum sono stati una spesa inutile. Non vi è mai spesa inutile quando si tratta di consultazioni democratiche. Altre sono le spese inutili, troppe in questo paese.
Probabilmente chi pensa queste cose ha scarsa dimestichezza con le dinamiche democratiche, e non ha ben compreso (o cerca dilettantisticamente di svilire) il peso che rivestono questi referendum, e cioè che un terzo dei cittadini di questo paese non crede più che i rappresentanti politico-sindacali ne possano tutelare le aspettative.
Riguardo ai comitati, dato che ci viene chiesto da più parti, il loro compito è esaurito.
Il nostro scopo primario era riportare al centro dell’attenzione il tema delle tutele e dei diritti dei lavoratori e cittadini, ci pare che, in parte, abbiamo centrato il risultato.
In ogni caso ora sta ad ognuno di voi rimboccarsi le maniche, ed agire conseguentemente al voto espresso.
Ancora mille ringraziamenti a chi crede che gli affari debbano cedere il passo alla dignità delle persone.
Un ringraziamento particolare alle donne e agli uomini dei comitati, agli avvocati, a tutti quelli che dall’inizio ci hanno seguito facendoci sentire sempre il loro caldo sostegno e alle tantissime persone che con la loro firma hanno reso possibile questa grande manifestazione di DEMOCRAZIA DIRETTA.
Comitati referendari per i 3 sì sul lavoro.

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