I Giovani Socialisti e Democratici sui referndum

COMUNICATO STAMPA GSD

In merito ai prossimi referendum del 16 marzo 2008, i Giovani Socialisti e Democratici sostengono quattro NO.

Per quanto riguarda i due referendum in materia di lavoro, riteniamo che gli strumenti previsti dalla Legge 29 settembre 2005 n. 131 abbiano portato risultati positivi, e i dati a disposizione lo indicano chiaramente, e nello stesso tempo la legge ha permesso la stipula di nuovi contratti di lavoro. Ribadiamo inoltre la necessità di porre in atto nuovi strumenti normativi, quali gli ammortizzatori sociali.
Riguardo al referendum sulla reintroduzione del meccanismo della scala mobile, riteniamo si tratti di uno strumento obsoleto che non ha più senso di esistere. Questa reintroduzione andrebbe tra l’altro ad indebolire il ruolo contrattuale dei lavoratori snaturando in questo modo il modello di contrattazione generale che si basa su un’attiva partecipazione dei lavoratori stessi.

Infine il quarto quesito referendario con il quale si vuole ridurre il numero delle preferenze da tre a una. La preferenza unica non porterà alcuna miglioria al sistema elettorale già ben strutturato e rinnovato dalla Legge Elettorale recentemente varata, che contiene diversi strumenti di garanzia per la segretezza e la trasparenza del voto, garanzie che di certo una riduzione delle preferenze non può assicurare.

Riducendo le preferenze, il risultato finale non è, dunque, una correzione del sistema, che di fatto rimane uguale, ma una agevolazione per i “grandi candidati”, quelli che, disponendo di molti voti, con una sola preferenza otterranno gli stessi risultati e riusciranno a destinare comunque i loro voti anche ad altri candidati.
Le uniche differenze sarebbero che, visto il costo delle campagne elettorali, solo i “grandi candidati” se le potrebbero permettere ed ottenere risultati favorevoli, mentre l’elettore verrebbe obbligato e limitato nel suo diritto di espressione del voto e di scelta democratica tra i candidati a cui dare la preferenza. I giovani, le donne ed i nuovi candidati, saranno i più penalizzati, con la conseguenza che molte delle istanze della società non potranno avere una adeguata rappresentanza in Consiglio Grande e Generale.

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