Interpellanza di Romeo Morri sulla convenzione del governo con “Dire”

La Repubblica di San Marino ha problemi di comunicazione. Non riesce a comunicare all’esterno la bontà del suo sistema, della sua classe politica dirigente, e del suo sistema economico operativo.
Quando giornali e tivù battezzano il nostro Stato come “La Repubblica dei veleni”, o “La Repubblica d’azzardo”, quando sulla rete spopola la notizia che basta mettersi i soldi nelle mutande per eludere i controlli della Finanza, la Repubblica non sa rispondere.
Quando arriva “Anno zero” a fare le sue indagini sull’evasione fiscale, o “Striscia la notizia” che va per negozi a controllare l’eventuale vendita di prodotti illegali, anche qui nessuna delle autorità politiche o di settore sa andare oltre: “Non è vero nulla”. “Qui da noi va tutti bene”.

Chiaro che non ci crede nessuno. Non ci credono i sammarinesi, figuriamoci gli altri.

E allora si ricorre all’acquisto di costosissimi spazi commerciali dove il Segretario di Stato di turno si fa intervistare per raccontare ancora una volta che vatuttobenemadamalamarchesa. Poi si fanno le fotocopie e si fanno girare tra amici, parenti ed elettori.

Ma il problema non è risolto. Anzi, diventa sempre più grosso.

C’è già un ufficio stampa del governo, ma non si capisce bene perché, (o forse si capisce) non è efficace.

Allora si prendono consulenti esterni e si pagano profumatamente, perché sempre sia lodato colui che ha pagato…

Ma gli operatori dell’informazione questa volta non ci stanno. E’ sempre stato molto difficile fare giornalismo in Repubblica, primo perché non c’era affatto la cultura dell’informazione, che è venuta crescendo pian piano, con grandi sforzi e senza risorse. Secondo, perché la politica ha sempre cercato di strumentalizzarla. Terzo, perché la legge sull’editoria è sempre stata insufficiente a rispondere ai bisogni reali di un settore cultural/economico molto particolare e delicato.

Ciò nonostante, l’informazione giornalistica è cresciuta, sono aumentate le testate e gli operatori. Dopo vent’anni di fatiche e tentativi falliti, è nata l’USGI, la prima associazione di categoria degli operatori dell’informazione, con regole di ingresso e un codice deontologico. Riconosciuta anche dall’Ordine dei Giornalisti italiani. Sono oltre 70 gli iscritti.

Ma il governo ha pensato bene di rivolgersi altrove. Sperperando denaro pubblico, che avrebbe potuto avere migliori destinazioni.
Interpello quindi il governo per conoscere le motivazioni della delibera del 14 aprile scorso, con cui si danno 110 mila euro, da maggio a dicembre prossimo, ad una società italiana “per svolgere il lavoro di ufficio stampa del governo”, in aggiunta ad altri 12 mila euro per un giornalista televisivo, con gli stessi compiti.

Chiedo inoltre di sapere quale sia “la politica dell’informazione” che il governo intende portare avanti; se abbia previsto strategie di sviluppo per questo settore, che è in crescita nonostante le difficoltà oggettive; e se in questo eventuale progetto ci sia l’obiettivo di formazione e qualificazione dei giovani sammarinesi.

Si chiede risposta scritta

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