Intervista a Gabriele Gatti dell’Agenzia Dire

S.Marino, Gatti: finita l’epoca dell’autosufficienza Dc
“Al voto conta solo la coalizione- politica estera da rifare”

SAN MARINO- Scordatevi quelle arie da partito guida, lo spirito da leader e i suoi soliti ammiccamenti. La Balena che si presenterà all’appuntamento elettorale del prossimo 9 novembre non sarà più la stessa. Lo assicura Gabriele Gatti, “storico” Segretario di Stato per gli Affari Esteri della piccola Repubblica, oggi parlamentare e uomo-chiave del Pdcs, Partito democratico cristiano sammarinese. In un’intervista alla “Dire” spiega così come le forze politiche sammarinesi stiano sperimentando la logica delle coalizioni. Dopo due anni e due governi, San Marino si appresta infatti alle elezioni anticipate con una nuova legge elettorale che costringe tutti, anche i più “grandi”, a fare i conti con il bipolarismo. Nel panorama politico sammarinese le alleanze sono in pratica già definite: da una parte si colloca la coalizione di centro che raggruppa i partiti dell’opposizione capitanati dalla Dc, Alleanza Popolare, e due consiglieri “transfughi” dal Psd. Dall’altra parte, il centrosinistra guidato dal principale avversario, il Partito dei socialisti e democratici.

In questo nuovo assetto,“non andremo alle elezioni come Partito Democratico Cristiano, ma come coalizione”. Gatti spiega così come il principale partito del polo “antagonista al centrosinistra” rinunci ad ogni pretesa da primo della classe.

Centro sinistra al governo dal 2006, per la Dc due anni di opposizione e ora elezioni anticipate. Più una vittoria del Pdcs o una sconfitta del Psd ?

“Soprattutto le ultime vicende politiche sono state condizionate da una grande difficoltà del Psd che si è posto come partito egemone della maggioranza, ma non è stato in grado di rappresentare un progetto politico credibile. Ha puntato sul cavallo sbagliato, sulla divisione Dc, dimenticando che ha una sua identità, mentre socialisti e democratici ne hanno due, non assimilate. E oggi, di fronte alle elezioni, il Psd può solo puntare su una nuova leadership e cercare di limitare i danni”.

Di errori però, nella passata legislatura, non ne ha fatti solo l’avversario..

“Malgrado forte nei numeri, la Dc due anni fa ha registrato una grossa sconfitta elettorale e, all’approdo all’opposizione, è seguita le fuga dei Ddc e poi, quella degli Eps. Sull’orlo della paralisi però, il popolo democristiano non ha mai perso la fiducia in questo partito. E oggi, rispetto due anni fa, la Dc può contare su un fattore importante, non è un partito isolato e ha trovato punti di convergenza con le forze politiche con cui si presenterà alle prossime elezioni, compreso Ap”.

Insomma è la fine della presunta autosufficienza?

“Non ci saranno forze guida o uomini leader, ci dovrà essere una coalizione molto coesa che dovrà lavorare per i sammarinesi. In questa campagna elettorale devono prevalere le ragioni della coalizione, saranno favorite le forze che avranno chiarito prima perché ci si mette insieme e con quale progetto politico. La nuova legge elettorale infatti impone ai partiti di smetterla con i giochetti fatti di alleanze, rapporti personali, cene dove si fanno e si disfano governi. Poi, diversamente dal passato, le coalizioni dovranno scrivere un programma di governo da sottoporre agli elettori prima del voto. E dovrà essere il programma di tutti i partiti della coalizione. Per quanto ci riguarda, le rappresentanze degli alleati si sono già incontrate per discuterne i contenuti su cui le vedute sono concordi”.

Quali sono le urgenze del Paese che un vostro programma riterrà irrinunciabili?

“Le priorità le conosciamo tutti. C’è una politica estera completamente da ricostruire, una credibilità da ricreare e non solo nei confronti dell’Italia ma anche degli organismi internazionali. Nei rapporti con l’Italia, vera e propria emergenza irrisolta, il punto di partenza non è l’Accordo di Cooperazione Economica, verso cui si è impegnato il governo uscente. Nel 2002 San Marino e Italia hanno firmato un Accordo sulle doppie imposizioni che non è stato ratificato dai rispettivi Parlamenti e, secondo me, bisogna partire da quello, aggiornarlo. Infatti, l’Accordo del 2002 avrebbe dato risposte importanti ai problemi dei frontalieri e dell’esterovestizione delle aziende, per esempio”.

Ultimo Consiglio caratterizzato da modifiche “epocali” per il voto estero e accordi/disaccordi trasversali alle “coalizioni”. Si è parlato di rottura Psd-Su e di avvicinamento Psd-Dc… Fantapolitica o logiche che accomunano i due più grandi partiti?

“La campagna elettorale dovrà chiarire agli elettori una volta per tutte che il Psd e la Dc sono due partiti alternativi. Diversamente dalle elezioni del 2006, la scelta di campo imposta dalla nuova legge elettorale fa chiarezza su chi sono gli alleati e gli avversari. Pensare che Dc e Psd possano avere la possibilità di trovare punti in comune per un’alleanza di governo è completamente fuori dal tempo. Ma ciò non esclude che ci possa essere dialogo”.


Pochi mesi fa si diceva che Pasquale Valentini sarebbe stato il Mino Martinazzoli sammarinese. Oggi invece, al contrario, si vocifera di un nuovo macrocontenitore democristiano con diversi “ritorni a casa”. E’ una speranza o indice di lunga vita per la Dc?

“La Democrazia Cristiana oggi si presenta come un’entità forte, consapevole di essere un partito ancorato nelle tradizioni e ai suoi 60 anni di storia”. Credenziali che, di fatto, fa infine capire Gatti, la candidano nella coalizione favorita alle elezioni autunnali.

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