La Stampa, Guido Ruotolo: Riciclaggio fra Italia e S. Marino con i miliardi di manager e vip

La Stampa

Riciclaggio fra Italia e S. Marino con i miliardi di manager e vip

Sette mediatori verso il processo Per ora nessuna accusa ai clienti

Guido Ruotolo

Un miliardo di euro ogni anno. Per almeno 13 anni. Affidati da un esercito di 1.500 «clienti», un’Armata Brancaleone di evasori fiscali, di investitori, di risparmiatori, a una organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio e «nell’esercizio abusivo dell’attività finanziaria e di intermediazione finanziaria».  
 
Nomi noti e meno noti tra gli «sprovveduti» clienti: da Zucchero alias Adelmo Fornaciari che ha investito 400.000 euro agli industriali dei salumi Levoni, delle cucine Berloni, delle acque minerali Uliveto e Rocchetta. E calciatori, dirigenti e funzionari del Monte dei Paschi di Siena e tanti altri professionisti.
La «banda» di Mps. Proprio in questi giorni anche l’inchiesta senese sull’acquisizione di Antonveneta e sulla gestione dei titoli tossici «Santorini» e «Alexandria» sta per arrivare a capolinea. In questa romana, i pm e gli 007 della Finanza hanno scoperto che Alessandro Toccafondi, stretto collaboratore dell’ex numero uno dell’Area Finanza, Gianluca Baldassarri, aveva trasferito a San Marino e a Vanuatu (un paradiso fiscale del Pacifico) oltre 13 milioni di euro. 
 Ci sono anche altri funzionari Mps e del broker Enigma coinvolti: Ionni e Cerasani, contitolari Enigma, 8 e 5,5 milioni di euro; Pontone, responsabile desk di Londra di Mps, 3,5 milioni di euro. Ma sono solo un pugno di «clienti». Gli altri: si va dai sei milioni e settecento mila euro dell’industriale delle cucine Antonio Berloni, ai sei milioni e quattrocento mila «affidati» dal titolare delle acque minerali Uliveto e Rocchetta, Niquesa De Simone, all’organizzazione criminale. E poi dai quasi quattro milioni e mezzo di Sante Levoni, produttore di salumi a Marco Iannilli, commercialista romano coinvolto nella inchiesta Finmeccanica che dal 2005 ha consegnato alla Smi accrediti pari a 11 milioni e 600 mila euro.
Insomma è l’Italia che produce e che evade (in gran parte) il fisco, quella che gli uomini del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Gdf del generale Giuseppe Bottillo ha intercettato, ha sfiorato non avendola individuata come obiettivo delle proprie attenzioni.
 
Perché l’obiettivo degli 007 delle Fiamme Gialle, del procuratore aggiunto Nello Rossi e della pm romana Perla Lori, erano i sette indagati, professionisti del riciclaggio che operavano tra San Marino e Roma attraverso alcune società del gruppo Smi (San Marino Investimenti Sa).
Enrico Maria Pasquini, presidente del gruppo Smi, è ritenuto il vertice della associazione criminale. In Italia operavano le società «Amphora Fiduciaria Spa (per l’attività fiduciaria), Iti Leasing Spa (per le compravendite in leasing), Iti Finanziaria spa (per il rilascio in favore di imprenditori di finanziamenti)».
 Società, queste ultime, formalmente «situate in Madeira, Portogallo» che operavano però a San Marino. Ma Pasquini e la sua organizzazione utilizzavano società radicate anche a Vanuatu, Malta, Panama, Lussemburgo, Delaware e British Virgin Island, paesi «off shore inseriti nella black list dei Paesi non aderenti alle direttive comunitarie antiriciclaggio».
 Va detto che l’inchiesta della Procura di Roma è giunta a una svolta, con la notifica agli indagati delle conclusioni delle indagini. E, dunque, va ricordato che i 1.500 «clienti» della struttura di riciclaggio/investimento di capitali non sono stati «oggetto» delle attenzioni della inchiesta romana anche se poi diverse posizioni sono state stralciate e mandate alle procure competenti.
 
Una volta che un cliente affidava i propri risparmi o i capitali frutto di attività illegali (evasione fiscale), la struttura guidata da Pasquini li riciclava all’estero e poi li faceva rientrare in Italia. Attraverso «almeno un doppio schermo fiduciario cosiddetto a colonna, costituiti da due o più mandati di cui il primo necessariamente radicato in San Marino».
In concreto questo doppio schermo si traduce in quello che un investigatore spiega a mo’ di esempio: «Un cliente si rivolge alla Smi conferendo un mandato fiduciario, ovvero affidando denaro o quote azionarie con la delega a operare per conto proprio. La società chiede una maggiore quota di provvigione nel momento in cui suggerisce un’attività di schermatura moltiplicando il mandato fiduciario ad altre società operanti nel Paesi paradisi fiscali». E quando i soldi servono puliti in Italia, i clienti li possono avere cash, in contanti, o attraverso fittizi finanziamenti o contratti di leasing
 

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy