La Voce 15 aprile

La Voce 15 aprile

claudio-podeschi-e1403737475261Il processo del “conto Mazzini” sta entrando nel vivo e con le prime deposizioni dei testi apprendiamo nuove cose, sull’inchiesta “Madre di tutte le tangenti”. I Direttore dell’AIF Nicola Veronesi messo alle strette dalla difesa di Podeschi e Baruca, ha finito per contraddire le tesi di riciclaggio, che hanno portato in carcere per oltre un anno l’ex Segretario di Stato e la sua Compagna. Ha dichiarato che forse è stato “inappropriato” e che le ricerche sono state fate su internet.

L’Ispettore Francioni ha avuto tanti momenti d’incertezza e d’imbarazzo durante il controinterrogatorio delle difese finendo per dichiarare che il collegamento fra Podeschi e il prelievo di 50.000 euro non può essere dimostrato e che, di fatto, ha sottoscritto due informative diametralmente opposte. A volte si dice l’inesperienza e la fretta. Dimenticare d’essere poliziotti ed improvvisarsi esperti contabili, porta a servire una frittata che, tra carcere ed altre misure restrittive, è costata ad oggi, due anni agli imputati. Naturalmente non ne facciamo una sentenza od un giudizio che spettano solo al Giudice e non ai giornali, ma una questione di civiltà. Garanzie di difesa per gli imputati, chiunque essi siano, condizioni di carcerazione umana e rispettosa della dignità della persona, abolizione d’ogni forma di tortura morale e fisica,  sono invece temi che il Paese deve affrontare, perché non c’è libertà senza certezza del diritto, senza presunzione d’innocenza, senza indipendenza nei tre gradi di giudizio, senza una vera legge sul conflitto d’interessi. Oggi, vigilati e vigilatori, operano in un groviglio di rapporti familiari, politici dove lo scambio di favori e di voti è la norma. Si parla tanto di trasparenza ed allora perché non rendere pubblico l’elenco dei politici e  dei loro parenti, ad oggi dipendenti o consulenti di Banca Centrale? Perché non rendere conto dell’indebitamento verso il sistema bancario di molti politici e delle loro società partecipate, attraverso una galassia di prestanome e d’intestazioni fiduciarie. Per farlo basterebbe che in un’istanza d’arengo venisse richiesto di pubblicare i finanziamenti concessi dalle Banche, superiori a 800.000 euro. Un modo un pò casareccio ma efficace di fare la centrale rischi. Allora si scoprirebbero delle curiose connivenze e delle ancor più curiose leggi ad personam. A chi andranno i 40.000.000 dei Titano Bond di cui il partito di maggioranza relativa è stato il massimo paladino? Verranno investiti per il Paese è stato detto. Invece, guarda guarda, andranno a riempire la “foiba” senza fondo della Cassa di Risparmio. Basta pensare che senza le visite, non richieste, di alcuni politici alla Procura di Forlì e del conseguente pagamento di 61.000.000 al fisco italiano da parte della Cassa, lo Stato non avrebbe avuto bisogno d’indebitarsi. Chi era presidente della Fondazione in quei giorni non lontani? Chi andò a rilasciare e sottoscrivere dichiarazioni spontanee al sostituto Procuratore Di Vizio? Mi pare di ricordare che non fossero esponenti dell’opposizione, ma di gente che invece si riconosce nel “bene comune”. Strano modo d’intendere il “comunismo del bene” che è tale solo quando è il proprio e soddisfa solo ambizioni smodate, e voglia di presenzialismo. Frattanto i residenti ricevono le raccomandate della Guardia di Finanza e debbono andare a dimostrare che non hanno riciclato, stampare estratti conto, portare dati e documenti da cui le Fiamme Gialle sperano di trovare tracce e spunti per verbali e multe, per indagini per nuovi filoni d’inchieste, con cui distrarre gli Italiani dal malaffare imperante, dalle tangenti petrolifere, dove i fidanzati delle ministre aprono le stanze dei ministeri alla Total. Una domanda ma cosa ci fanno i Francesi in Basilicata? Mi sa che all’Europa dovremmo dire che siamo noi ad essere preoccupati per il nostro vicino. Si sa, noi siamo piccoli e quando si è piccini, si è più esposti alle infezioni, finanziarie, bancarie, ed a quel degrado morale a cui a grandi passi la nostra politica vorrebbe avvicinarci.
R.B., La Voce

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