La Voce di Romagna San Marino: ‘Ignorato il ne bis in idem e per giustificare la corruzione si fa passare la Mularoni da utile idiota’

La Voce di Romagna (1° luglio 2016)
Il caso 

Podeschi e Baruca al contrattacco: ricorso 

I legali: “Ignorato il ne bis in idem e per giustificare la corruzione si fa passare la Mularoni da utile idiota”
 
 SAN MARINO. Il protrarsi di qualunque forma di restrizione cautelare della libertà personale di Claudio Podeschi e Biljana Baruca, a due anni dal loro arresto, è ormai intollerabile e razionalmente immotivabile”. Non usa mezzi termini l’avvocato Stefano Pagliai nel commentare la corposa ordinanza che, pur concedendo alla Baruca la possibilità di recarsi oltre confine, limitatamente all’impegno lavorativo, e anticipando la disponibilità ad agire in tal senso anche di fronte ad una simile richiesta che vorrà presentare Podeschi, rigetta la richiesta di revoca delle misure cautelari. E lo fa annunciando l’ennesimo ricorso che verrà depositato presso la cancelleria del Tribunale sammarinese nei prossimi giorni. “Se servirà arriveremo -anticipa lo stesso Pagliai- ancora una volta fino alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo”. Del resto, nelle 64 pagine dell’ordinanza di parziale accoglimento delle richieste dei difensori, nel teorema snocciolato a mo di romanzo giallo, non mancano conclusioni. Prima fra tutte il radicale cambio di rotta nell’ipotesi di reato che ora diventa corruzione finalizzata al conferimento di un incarico diplomatico. I soldi alla base dell’accusa sono gli stessi oggetto di giudizio nel processo Mazzini, ovvero il paio di milioni finiti, da società della “galassia Phua”, nei conti correnti della Clabi. Soldi che le difese, producendo testimonianze e documentazione già nel processo Mazzini, riconducono a normali, lecite operazioni finanziarie o commerciali, “I ma che sono alla base dell’accusa di riciclaggio per cui sia Podeschi che la Baruca sono già a giudizio nel procedimento 306/2010, il primo maxiprocesso sammarinese. In quei fascicoli l’ipotesi di reato relativa a quella movimentazione finanziaria è il solo riciclaggio. In pratica gli imputati avrebbero secondo l’accusa contribuito ad occultare fondi provenienti da attività illecite e derivanti dal “junket” a Macao, dove peraltro -hanno evidenziato le difese- è una attività lecita. Ora, dopo che il processo Mazzini ha preso una strada quanto mai irta per l’accusa, quello stesso flusso finanziario viene successivamente addotto a sostegno di una diversa ipotesi di reato, ovvero la corruzione. In pratica, mentre Podeschi e Baruca sono impegnati, nel processo, a difendersi dall’accusa di riciclaggio per il paio di milioni ricevuti da società della “galassia Phua”, quegli stessi soldi sono oggetto di una diversa indagine -peraltro condotta, fra gli altri, dallo stesso commissario della legge, Alberto Buriani, che ha avuto un ruolo centrale nel rinvio a giudizio per la diversa qualificazione del reato- incentrata su una diversa ipotesi di reato. La domanda, logica, che vien da porsi ora, quindi, è: ha ragione il giudice Buriani quando ipotizza che quel flusso era esclusivamente mirato ad occultare proventi illeciti derivanti dal “junket” o ha ragione il giudice Buriani quando sostiene che quello stesso flusso di denaro era il pagamento di una tangente mirata ad ottenere il passaporto diplomatico? “Qui a San Marino -accusa Pagliai sembra che si ignorino le più elementari norme del diritto, nel caso il principio del ne bis in idem, ovvero del mai due volte per la medesima cosa… Qui, invece, si duplica accusa qualificandola in maniera diversa”. “Inoltre -rincara- non posso esimermi dall’evidenziare l’assurdità di questa nuova accusa che, per apparire verosimile, deve far passare il Segretario di Stato agli Esteri dell’epoca, Antonella Mularoni, al pari di tutti i membri del Congresso di Stato di allora, quale ‘utile idiota’ al servizio di Podeschi, quando lo stesso prestigioso curriculum della donna conferma la sua grande levatura morale e competenza”. Sul capo della Mularoni, infatti, nonostante nel suo ruolo di Segretario degli Esteri avesse formalmente promosso la nomina di Puah ad ambasciatore, e nonostante -rispondendo negli anni successivi ad una interpellanza dell’Upr, di Lonfernini e Menicucci– avesse ribadito nell’Aula consigliare la validità di quella nomina per l’interesse della Repubblica di San Marino, non pende alcuna accusa…

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