Lo stato della trattativa per il rinnovo del contratto

“La flessibilità pretesa dall’ANIS è una rivalsa verso il sindacato. Sulla parte economica è inaccettabile che il Governo insista su una proposta che non copre l’inflazione”. E’ netta l’insoddisfazione della Federazione Industria della CSU sullo stato della trattativa al tavolo tripartito.

Il direttivo della FLI-CSU, riunitosi nel pomeriggio di giovedì 28 maggio, ha parlato di “stallo delle trattative a causa dell’irrigidimento delle categorie economiche e del Governo, che ha in buona parte sposato le tesi degli imprenditori”.

“In particolare – afferma il direttivo – la pretesa di gestire l’orario di lavoro in maniera unilaterale da parte aziendale, la cosiddetta flessibilità, che inizialmente il Governo non aveva accolto a differenza dell’ultima stesura, è diventata una battaglia politica e di rivalsa verso il sindacato, il quale, presentando una piattaforma estremamente responsabile fin dai tempi in cui la crisi nessuno la prevedeva, vuole rinnovare il contratto senza conflitti”.

Per la Federazione Industria “le aziende hanno già un monte ore di flessibilità e di straordinario di cui possono disporre, eppure non lo hanno quasi mai utilizzato: nessuna vertenza occupazionale delle circa 50 verificatesi dal mese di gennaio scorso, e che hanno coinvolto oltre 200 lavoratori, ha avuto tra le cause la mancanza di flessibilità così fortemente richiesta. È quindi una questione di potere, che è ancor più deprecabile in questo momento nel quale la coesione sociale è indispensabile per progettare il futuro di questo Paese”.

Relativamente alla parte economica, il direttivo FLI-CSU considera “inaccettabile come si insista con una proposta che non copre l’inflazione prevista per il 2009 e 2010, nonostante nella premessa del documento del Governo venga indicata, tra gli obiettivi comuni, la salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni”.
E sottolinea “come l’ultimo documento del Governo prevede il recupero integrale delle perdite delle aziende nel biennio di riferimento entro i tre anni successivi, quindi garantendo il loro patrimonio, senza indicare parametri, modalità e obiettivi”.

La FLI ricorda di avere chiesto tre mesi fa al Governo di emanare provvedimenti tesi ad abbattere i costi fissi delle imprese che fanno massiccio ricorso alla CIG, senza però averne avuto riscontro: “Per cui vi era già la consapevolezza che in questa fase di crisi è necessario sostenere non solo il reddito dei lavoratori, ma anche le imprese, eppure la proposta del Governo è completamente sbilanciata a favore di queste ultime”.

A questo proposito, il Direttivo FLI rimarca anche la pretesa “di portare fin da subito a 18 mesi la durata massima dei rapporti di lavoro a tempo determinato per i lavoratori sammarinesi e residenti ed a 6 mesi il periodo di prova per tutte le categorie di inquadramento, rimandando invece ad una fase successiva le integrazioni alla proposta del Governo, basata sugli accordi del 2005, di riforma della indennità di disoccupazione ed alla estensione della CIG al settore dei servizi: integrazioni chieste dalla CSU e tese a parificare i diversi trattamenti tra i lavoratori ed a ricomprendere coloro che ne rimarrebbero esclusi”.

La FLI-CSU si dice pronta ad “individuare fin da subito e con più precisione gli strumenti da mettere a disposizione delle aziende che intendessero fare investimenti e favorire l’occupazione”, ma accusa governo e associazioni imprenditoriali di “non rispettare il ruolo delle parti, che devono essere sullo stesso piano”.

“Se le cose non cambiano – conclude il direttivo – il sindacato sarà costretto a mettere in campo iniziative di mobilitazione e la successiva e auspicata firma dei contratti non basterebbe a riportare la serenità con la quale è necessario approcciarsi ai temi relativi allo sviluppo del Paese. Il fallimento del tavolo tripartito sarebbe negativo per tutti e chi lo causasse si dovrà assumere una grave responsabilità di fronte al Paese”.

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