Maga di Viserba a processo, donna riminese 43enne testimonia contro di lei

Mentre parla del suo bambino che prima ha rischiato di restare cieco e poi ha scoperto autistico, una voce si è alzata nell’aula dove si svolgeva il processo alla maga.

Una donna, cioè la madre del bimbo, ha voluto gridare tutto il suo dolore contro la sensitiva pugliese di Modena che passava l’estate a Viserba.

“Spesso – ha raccontato la donna – consegnavo a Maria Di Pilato per intero la pensione del mio bambino, altre volte davo la metà. Lei in cambio diceva che pregava per la sua entità guida di nome Rino. Tutta la notte, diceva di bruciare le candele di cera vecchia che comprava con i soldi che le davamo noi, io, i miei familiari e gli amici. Diceva che si trovavano solo in una fabbrica di Bologna. Quella donna ci ha rovinato economicamente oltre ad aver distrutto l’amicizia ventennale del nostro gruppo di amici”.

La mamma riminese di 43 anni afferma: “Nel 2003 ero molto fragile e mi sono consegnata nelle mani di questa donna che diceva di essere l’altra metà dei medici, la parte spirituale. Ho cominciato a versarle soldi per le candele, 12 euro ciascuna e ce ne volevano centinaia. Mio figlio, a 13 mesi, ha avuto una cataratta e ha rischiato la cecità”.

I suoi avvocati, attraverso estratti conto bancari, hanno documentato versamenti per circa 40mila euro.

La signora conclude la sua testimonianza: “A 6 anni al mio bambino hanno diagnosticato una forma di autismo infantile. La maga diceva che non era vero nulla, che i medici sbagliavano. Neppure quando 3 anni dopo l’ho portata con me a ritirare il referto della risonanza magnetica che confermava la diagnosi, mi ha aiutato ad accettare questa durissima realtà”.

Il processo continua con altre vittime il 13 giugno prossimo venturo.

Fonte: (corsivo) “Il Resto del Carlino”

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