San Marino. Massoneria? Michele Bovi ci dice di Giacomo Maria Ugolini

SAN MARINO. Michele Bovi ha indagato sulla massoneria sammarinese intervistando alcuni personaggi addentro alla materia, cominciando dall’avv. Alvaro Selva  (prima puntata) e  proseguendo  raccontando di  Giacomo Maria Ugolini,  in un servizio pubblicato sul mensile sammarinese SUPER n. 6,  novembre 2017.

MICHELE BOVI, giornalista e autore di saggi. Ha realizzato inchieste televisive su diritto d’autore e plagi musicali. Le sue ricerche internazionali sugli antenati del videoclip lo hanno accreditato come massimo esperto della materia. Alla RAI è stato caporedattore centrale del Tg2, dirigente di Raidue e capostruttura per l’intrattenimento di Raiuno. Ha ideato programmi TV di successo come Eventi Pop, I ’60 a colori, TG2 Mistrà, DaDaDa, TecheTecheTe’, Segreti Pop.  Nel febbraio scorso ha pubblicato il saggio  ‘NOTE SEGRETE Eroi, spie e banditi della musica italiana‘. 

 

Titolo: A che loggia appartieni? / Tutti i grembiulini del Titano / Ieri e oggi: i protagonisti della massoneria sammarinese

(…) Giacomo Maria Ugolini è scomparso nel 2006. Personaggio controverso, amico di personalità al vertice di istituzioni italiane e internazionali che hanno consentito a San Marino di superare diversi ostacoli e contemporaneamente in odore di inchieste giudiziarie per nulla edificanti, Ugolini fu il fondatore e il gran maestro negli anni novanta della loggia Grande Oriente di San Marino. Coloro che hanno condiviso quell’avventura rammentano che furono ingaggiati con la prospettiva di entrare a far parte di un’alleanza speciale, un’obbedienza esclusiva, di carattere cosmopolita. Una cinquantina di accoliti in tutto, solo quindici sammarinesi. C’erano industriali che venivano da Roma e Milano, spesso con aerei personali parcheggiati a Rimini; c’erano un francese, qualche militare, un regista cinematografico, molte persone interessanti, intelligenze vivaci, eloquio ricercato. Le riunioni avvenivano una o due volte al mese, quasi sempre in un tempio ubicato nella rocca di San Leo: un rituale enfatico e meticoloso con simbolismi architettonici e geometrici e poi spadini, insegne, un mantello con cappuccio che Ugolini chiamava ‘cocolla’ sopra all’indispensabile smoking. Quindi tutti a cena in una sala riservata dell’Osteria Belvedere. In alternativa le tornate avevano luogo in un salone del Grand Hotel di Riccione, protetti dalla discrezione e l’occhio di riguardo del proprietario Rodolfo Salsiccia. Le iniziative? Nessuna, soltanto conferenze per istruire i membri su emblemi e cerimoniali massonici, dissertazioni di filosofia, gnoseologia, ovvero l’analisi dei limiti della conoscenza umana, mai riferimenti a politica o religione. 

Accanto a Ugolini con il ruolo di gran sorvegliante della loggia il suo segretario particolare Angelo Boccardelli, che assieme all’altro fedelissimo collaboratore del gran maestro, Giorgio Hugo Balestrieri, finirono nel mirino della Procura di Gioia Tauro in un’inchiesta sulla cosca Piromalli, roba di ’Ndrangheta.

Conoscevo Boccardelli, inseparabile factotum di Ugolini – ricorda Alvaro Selva – non Balestrieri che comunque risultava personaggio tutt’altro che insignificante, con cariche apicali nel Rotary di New York, ex capitano della Marina Militare, ex ufficiale Nato”. Secondo alcuni persino ex agente della CIA e stando alle cronache iscritto alla loggia P2 (tessera n. 2191) di Licio Gelli.
Non ho mai incontrato Giacomo Maria Ugolini, né i suoi collaboratori. Ho sempre reputato la loro iniziativa alla stregua di un club riservato, niente a che vedere con la massoneria”. Parola di Domenico Bruschi, 81 anni, il più antico massone vivente della Repubblica di San Marino.

(Continua)

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