PA. RIFORMA IN CONSIGLIO, E DIPENDENTI SOPRA QUOTA 4.000

MA SONO SOLO 800 GLI AMMINISTRATIVI
“Cerchiamo sempre di diminuire personale, ma la struttura regge fino quando ce la fa. E ora c’e’ carenza di figure qualificate”. Stanno per approdare in Consiglio grande e generale due importanti leggi della riforma della Pubblica amministrazione, dopo le sette gia’ approvate. E il
segretario di Stato per gli Affari interni, Valeria Ciavatta, non solo si augura che tutto vada liscio e che non ci siano mal di pancia tra le fila amiche, rammaricandosi comunque che “sia
richiesto un impegno piu’ gravoso per l’ostruzionismo messo in atto dalla minoranza”. Ma con la stampa, al temine della seduta del congresso di Stato, sottolinea anche che “una riduzione di
personale molto corposa non e’ semplice”.
Il numero dei dipendenti pubblici e’ da sempre un tema sensibile sul Titano, per cui il titolare degli Interni decide di dare tutte le relative statistiche, ricordando che in passato si e’ spesso fatto ricorso a “clientelismo”, facendo diventare la Pa una sorta di “armonizzatore sociale”. In tutto i dipendenti sono 4.030 di cui oltre 2.000 impegnati nei servizi sociali. Sono infatti 1.000 quelli della scuola, con 660 docenti, 320 bidelli e ausiliari e 30 amministrativi; e circa 1.020 quelli nella sanita’ e previdenza, di cui circa 900 operatori sanitari e sociosanitari. Nella giustizia e sicurezza pubblica ce ne sono circa 300: 19 giudici, 50 amministrativi e 230 forze dell’ordine.
Altri 165 sono nelle Poste, 580 sono i tecnici e gli operai e 150 e’ il personale amministrativo degli enti.
Dunque su oltre 4.000 dipendenti gli amministrativi della Pa sono circa 800: “C’e’ l’impressione che siano molti di piu'”. Sara perche’ “la Pa e’ un paziente con il colesterolo alto dalla nascita”, commenta con una metafora il segretario di Stato per le Finanze, Pasquale Valentini, riportando la valutazione positiva data dall’esecutivo all’andamento della seduta parlamentare. “Dovevano venire, e sono arrivati, segnali precisi sul mondo bancario e il dibattito ha rafforzato la convinzione che il provvedimento per il Credito sammarinese era necessario per dare il segnale al Paese di capacita’ di reagire”.
Forse, aggiunge, “l’opposizione ha perso un’occasione”, non sostenendo l’odg e il decreto, ma comunque e’ emersa “una direzione per il sistema, in cui Banca centrale ha un ruolo fondamentale”. E un contributo, aggiunge il collega all’Industria, Marco Arzilli, potra’ darlo il convegno di domani “San Marino meeting point dello sviluppo”, tra i cui relatori spiccano il sindaco di Verona, Flavio Tosi, l’economista Fernando Martinez e una folta rappresentanza dell’economia araba.

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