Quei botti cinesi, da San Marino a Firenze. NQRimini San Marino

NQRimini San Marino: In agosto la Repubblica ha firmato un accordo per la vendita di materiale esplodente, ma ci sono ancora irregolarità / Botti illegali dalla Cina al Titano / La società sammarinese acquistava a Pechino e rivendeva ai grossisti italiani / La Guardia di Finanza denuncia commerciante e sequestra 387 chili di petardi

SAN MARINO – Botti illegali importati da una società sammarinese dalla Cina e poi rivenduti in Italia. Razzi, bombe carta, petardi di ogni genere e forma. Un vero e proprio arsenale scoperto dai finanzieri della Tenenza di Castelfiorentino (Firenze) nello scantinato di un’abitazione nel centro dell’omonimo comune. Il materiale esplosivo era custodito nel pieno centro cittadino, in una zona ad alta densità abitativa. Oltre 387 chili di artifici pirotecnici (315 oggetti) erano stipati in due vani (di 20 mq) di una cantina sotto una civile abitazione. Il proprietario del materiale pirotecnico, un 67enne di Castelfiorentino, è il titolare di una ditta di vendita di giocattoli adiacente al locale dove sono stati trovati i botti illegali, importati dalla Cina da una società di San Marino che poi li ha rivenduti a grossisti italiani. I grossisti poi hanno rifornito negozi al dettaglio. La vendita al dettaglio avviene, tramite il passaparola sia ad abitanti di Castelfiorentino sia a persone provenienti anche da altri comuni del circondario dell’Epolese-Valdelsa.

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Ora le indagini della Guardia di Finanza che saranno seguite da una rogatoria sul Titano dovranno stabilire se nel caso specifico dell’importazione da paesi extra europei, ossia dalla Cina, e della esportazione in Italia vi sia anche una violazione del protocollo amministrativo che prevede principalmente la tracciabilità delle movimentazioni di materiali esplodenti se venduti a cittadini italiani. E se questo si applica alle transazioni tra società di import exsport e ai grossisti. Secondo il protocollo infatti serve l’autorizzazione della gendarmeria sammarinese e la comunicazione alla questura del paese d’origine dell’acquirente. La transazione e l’autorizzazione rilasciata dovrà essere sottoposta allo scambio di informazioni e relative autorizzazioni da parte delle polizie dei due Stati, con la possibilità però di contare sul silenzio assenso nel caso la risposta non arrivi in un tempo ragionevolmente breve.  

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