Repubblica futura: “Basta con i tagli ai redditi più bassi”

Repubblica futura: “Basta con i tagli ai redditi più bassi”

 

Lo abbiamo detto e ripetuto a più riprese: il governo sta sbagliando clamorosamente la propria impostazione di politica economica. Mentre tutti gli Stati stanno immettendo risorse, anche a debito, per sostenere l’economia, da noi la scelta è stata opposta.

“Non solo, finora, il governo non è stato capace di reperire un finanziamento con caratteristiche adeguate – sottolinea il consigliere di Repubblica futura, Sara Conti – cioè a lungo termine, a basso costo e di importo di almeno 100 milioni, necessario per sostenere la domanda (quindi la capacità di spesa delle famiglie) e l’offerta (quindi la capacità per le imprese di resistere e ripartire). Ma anzi ha scelto la strada dei tagli: ha ridotto la Cassa Integrazione del 50% in media, stessa cosa per gli stipendi della Pa, ha tagliato le indennità di malattia e le pensioni, ha ridotto le retribuzioni persino a chi sta lavorando, come ad esempio gli insegnanti che operano dal proprio domicilio. E non ha definito sostegni reali per le imprese, se si eccettuano le garanzie sui finanziamenti che non stanno ancora arrivando, col risultato che imprese continuano a pagare i propri costi senza avere entrate, rischiando di chiudere. Tagliare sulla domanda e sull’offerta, in questo momento, è follia”.

Per non parlare delle prescrizioni che sono state dettate alle imprese per poter riaprire, che sono altri (e tanti) costi a carico delle attività senza alcun sostegno.

Errore clamoroso, quindi. Errore che si aggrava anche analizzando il modo in cui quell’errore è stato fatto, cioè come materialmente sono stati realizzati i tagli.

Ai lavoratori, pubblici e privati, che non stanno lavorando in questo momento si è applicato un taglio, come detto, in media del 50% della retribuzione. Taglio lineare, a prescindere dal reddito.

Chi sta male e deve andare in malattia, a seguito dell’emendamento recentemente approvato in Consiglio, vede la sua retribuzione calare del 40% nei primi 14 giorni e del 14% nei successivi. Sempre lineare. E prima dell’emendamento era peggio.

Gli insegnanti, pur continuando a lavorare, subiscono un taglio medio del 35% alla propria retribuzione. Sempre lineare.

Rispetto a questo, è particolare il quadro dei pensionati. Ci si aspetterebbe che ai pensionati con pensioni più elevate venisse chiesto un contributo simile o addirittura maggiore vista la situazione. E invece no.

Se una pensione da 2.000 euro, nei 4 mesi di taglio previsti, lascerà sul piatto una media del 2,34% del proprio importo, una da 3.000 euro lascerà una media del 4.69%, una da 4.000 euro una media del 5.86%, una di 5.000 euro mensili una media del 6.56% e una da 6.000 una media pari al 7%.

“Poco da aggiungere rispetto a queste cifre – sottolinea il consigliere di Repubblica futura, Fernando Bindi – non solo il taglio che viene chiesto alle pensioni più alte che ci sono in questo Paese è irrisorio rispetto ai tagli che hanno subito i lavoratori e i pensionati. Ma il concetto di progressività previsto è, come si vede, molto particolare visto che al crescere della pensione l’importo del taglio cresce in misura meno che proporzionale. È questo il concetto di equità che ha in mente il governo? Perché hanno voluto tutelare quelle pensioni elevate che ancora esistono nel nostro Paese, figlie di sistemi a volte non più esistenti e certamente oggi insostenibili? Non era meglio una aliquota fortemente progressiva, che colpisse in maniera significativa le pensioni più elevate e tutelasse di più le pensioni più basse? Rimaniamo francamente senza parole nel vedere come sta operando il governo”.

Resta da chiedersi come il governo pensi di proteggere la nostra economia e di conseguenza il lavoro, continuando a tagliare sui redditi più bassi e a non sostenere le imprese. Speriamo si cambi strada al più presto.

Repubblica futura

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