San Marino. Resoconto Commissione Consiliare Finanze, lunedì 24 ottobre – pomeriggio

COMMISSIONE CONSILIARE PERMANENTE FINANZE, BILANCIO E PROGRAMMAZIONE; ARTIGIANATO, INDUSTRIA, COMMERCIO; TURISMO, SERVIZI, TRASPORTI E TELECOMUNICAZIONI, LAVoRO E COOPERAZIONE 

-LUNEDI’ 24 Ottobre- Seduta del pomeriggio

Al via una settimana di lavori per la Commissione consiliare Finanze e Bilancio, impegnata da oggi pomeriggio con un Odg dedicato al Pdl “Riforma delle norme relative all’occupazione” e, come stabilito in apertura di seduta, dall’audizione dei vertici Aass e dal riferimento del Segretario di Stato Teodoro Lonfernini sulle politiche di approvvigionamento energetico. La seduta si apre infatti al Comma Comunicazioni, in cui viene innanzitutto modificato l’Ordine del giorno e messa ai voti- con accoglimento unanime- la proposta di inserire l’audizione dei vertici dell’Aass e un riferimento del Segretario di Stato competente, con successivo dibattito, sul tema del caro-bollette, fissati per giovedì pomeriggio.

Segue quindi il dibattito dei commissari, in cui si torna a parlare dello stanziamento in Assestamento di Bilancio dei 10 mln di euro legati all’ex Banca Cis-Bns: in particolare, Matteo Ciacci di Libera presenta un Ordine del giorno per “richiedere un’audizione in Commissione Finanze dell’amministratore unico della società di gestione ex BNS e dei vertici di Banca Centrale della Repubblica di San Marino”. L’Odg verrà messo al voto a fine sessione.

 

Si prosegue con il Progetto di legge “Riforma delle norme relative all’occupazione”, illustrato dal Sds Teodoro Lonfernini. “ Abbiamo ritenuto dall’avvio della legislatura di dover lavorare a una forma di ammodernamento, semplificazione e riordino di tutte le norme del mercato del lavoro- spiega- E buona parte del testo presentato si orienta in primis su questo aspetto. Il secondo aspetto, ritenuto altrettanto fondamentale, era quello di introdurre alcuni elementi innovativi”. Quindi il Segretario per il Lavoro annuncia degli emendamenti sul testo presentato in prima lettura che rinviano a decreti delegati alcuni punti di novità del testo normativo, in particolare riferiti al lavoro interinale, alla tempistiche del lavoro determinato e sui distacchi. Al contempo assicura il proseguimento del confronto con sindacati e categorie per giungere a una condivisione su questi temi. Nel corso del dibattito, dai commissari di opposizione sono rimarcati alcuni contenuti positivi del provvedimento, ma puntano il dito contro “il passo indietro” compiuto con l’introduzione degli emendamenti.

Rossano Fabbri, Mis, lo boccia come pdl “molto deludente- spiega- non semplifica nulla, e sui centri di collocamento rimaniamo con poco coraggio e con un collocamento prettamente pubblico”. Anche gli emendamenti presentati li ritiene “inaccettabili anche per l’aspetto legale”.

Per Nicola Renzi, Rf, il governo “ha fatto una marcia indietro clamorosa su almeno tre punti che erano quelli qualificanti, o squalificanti, della riforma”. Inoltre, “l’accordo trovato- incalza- mette in discussione le capacità di azione del Segretario che ha proposto la legge, che si trova a ‘moncare’ punti che per lui erano qualificanti”. “Posso capire la delicatezza dei temi e la necessità della concertazione con le parti sociali ed economiche, ma una scelta doveva essere fatta- osserva Matteo Ciacci, Libera- Qui è un continuo rimando a decreti, si parla di riordino di norme, non di riforma”. La pensa diversamente, Michela Pelliccioni, Dml: “Quando si portano interventi di questa portata, in un momento storico come quello che stiamo affrontando, richiedere ulteriori approfondimenti e confronti non è un segno di debolezza- manda a sire- ma segno legato alla capacità di fare dei passi adeguati alla realtà”.

Su questo punto risponde in replica anche il Sds Lonfernini: “Personalmente mi infastidisce un po’ il fatto che la politica non sia in grado di portare avanti con convinzione circostanze che ritengo non facciano male al Paese- spiega- e vadano piuttosto incontro a un’evoluzione giuridica del Paese, ma non lo vedo politicamente come un passo indietro”. Al contrario, “farlo passare come un passo indietro mi lascia il sapore solo della strumentalizzazione politica- manda a dire- sulla quale in queste materie non mi sottopongo, non mi ci abbasso”.

I lavori si interrompono sull’esame degli emendamenti di governo, Rf e Libera all’Articolo 3 del provvedimento. L’esame proseguirà in seduta notturna.

Di seguito un estratto degli interventi del pomeriggio.

Comma n.1 Comunicazioni

Alessandro Mancini, Npr, Presidente
Per l’inserimento del comma, a seguito dell’impegno preso dal Segretario Lonfernini, e anche dal sottoscritto come presidente, dall’ Odg di Rf poi ritirato in Consiglio, per richiedere di udire i vertici dell’Azienda dei servizi in questa commissione, rispetto cui servono i 2/3 dei presenti. Il comma al punto a) prevede l’audizione dei vertici Aass a al punto b) il riferimento del Sds Stato con delega ai Rapporti Aass, in merito alle politiche di approvvigionamento energetico e successivo dibattito. Rispetto alla proposta per la data di svolgimento, dal consigliere Ciacci è stata avanzata la richiesta di fare l’audizione nel pomeriggio, per me è accoglibile. Mi sentirei di ipotizzare per mercoledì pomeriggio e iniziare alle 15 con l’audizione.
Teodoro Lonfernini, Sds per il Lavoro
Chiedo di trattare i due temi- riforma del lavoro e approvvigionamento energetico- senza interrompere né l’uno né l’altro , preferirei completare l’esame del Pdl e lasciare i due giorni conclusivi all’audizione dei vertici dell’Azienda e al relativo riferimento. I vertici Aass sono stati informati e saranno a disposizione in ogni momento in cui li richiamiamo.

(Ndr: dopo un ulteriore confronto viene accolta la proposta di inserimento del comma da parte di tutti i commissari).
Alessandro Mancini, Npr, Presidente
Calendarizziamo quindi l’audizione per giovedì pomeriggio alle 15, con l’asterisco che qualora i lavori al comma 2 finiscano prima, anticiperemo l’audizione. Ci aggiorniamo durante i lavori.
Giovanni Zonzini, Rete
Rendo partecipe l’Aula di una mia riflessione che riguarda una risposta ragionevole che questo Paese può dare al problema del carovita e caro-benzina. Il rincaro carburanti sta investendo tutta l’Europa. Per farvi fronte, i grandi Paesi e anche la stessa Regione Emilia Romagna stanno efficientando i mezzi di trasporto pubblico e li sta rendendo più economici. In Emilia Romagna si è data la possibilità di usufruire dei treni agli studenti in modo quasi gratuito. Il nostro Paese ha un gap culturale sull’uso dei mezzi pubblici, una più efficiente rete di trasporto pubblico avrebbe numerosi vantaggi, in questo momento darebbe aiuto alle famiglie, e avremmo vantaggi non strettamente economici, ma riferibili anche alla qualità dell’aria e alla congestione del traffico e alla sicurezza stradale. Invito il Segretario a pensare anche che sarebbe un progetto che non richiede risorse faraoniche, dovremmo sfruttare questo momento per incrementare l’uso del trasporto pubblico nel paese tramite efficientamento, e rappresenterebbe anche un passo importante anche per la transizione ecologica. Fuori di qui l’uso dei mezzi del trasporto pubblico è cosa normale e anzi viene incentivato.
Matteo Ciacci, Libera
La prima cosa che dobbiamo chiarire è il tema del carobollette, se sono state male-interpretate le parole del Segretario, le chiedo se può smentire l’articolo che vedo su Giornale.sm di Ucs, dove lei afferma che il prezzo bloccato per 6 anni del gas è un accordo sottoscritto, ma nella sostanza non può essere concretamente approcciato, perché l’Azienda deve rifarsi al mercato. E, in secondo luogo, può smentire, Segretario, dove si parla di un incremento dovuto al fatto che le aziende più energivore non utilizzerebbero più accordi privati, ma si andrebbero a rifare all’accordo dello Stato e si andrebbe così a sforare quanto previsto? Su questo è necessario un chiarimento politico.
Bene la proposta di Zonzini sul caro-benzina, ricordo però che questo governo ha ridotto gli incentivi sulla Smac per i consumi interni. Qui si raccontano un sacco di cose, ma nei fatti siamo fermi al palo. Chiamo poi in causa i consiglieri che hanno sollevato il tema dei 10 mln di Bns, a) presentiamo un Odg per chiedere l’audizione con i vertici di Bcsm e l’amministratore unico Bns. I cittadini devono sapere come sono andate le cose . b) Nei prossimi giorni dovremo dare risposte ai correntisti Bns che dopo tre anni si sarebbero aspettati almeno una parte di liquidità di Banca Cis, e che almeno una parte fosse restituita. Do lettura dell’Odg:

Visto l’emendamento 3bis proposto dal Congresso di Stato nella II Variazione al Bilancio di Previsione dello Stato e degli Enti del Settore Pubblico Allargato per l’esercizio finanziario 2022 che prevede il Conferimento nella Società di Gestione degli Attivi ex BNS S.p.A e che al comma 1 e 2 disciplina: “1. Per effetto ed in conformità di quanto disposto dall’articolo 7 del Decreto Delegato 27 luglio 2020 n.126 e dall’articolo 3 della Legge 24 giugno 2022 n.94, i crediti vantati dall’Ecc. Camera verso la Società di Gestione degli Attivi ex BNS S.p.A., in considerazione della coincidenza tra emittente e ricevente dei titoli del debito pubblico, sono registrati nel bilancio dello Stato dell’esercizio finanziario 2022 come conferimento a titolo di riserva nella predetta società. 2. Ai sensi di quanto disposto dal comma 1, sul capitolo 2-3-6360 “Sottoscrizione quote e partecipazioni azionarie”, è previsto, per l’esercizio finanziario 2022, uno stanziamento di euro 10.582.000,00.”
Alla luce del dibattito scaturito in sede di discussione in Consiglio Grande e Generale dell’emendamento e dall’esigenza di chiarire la vicenda considerato l’importo in oggetto rilevante
La Commissione Finanze e Bilancio impegna il Presidente della Commissione Finanze e Bilancio a pianificare, nei tempi più brevi possibili, una audizione con :
– l’ amministratore unico della società di gestione ex BNS;
– i vertici di Banca Centrale della Repubblica di San Marino
Nicola Renzi, Rf
Si è appena concluso il dibattito sull’Assestamento di bilancio ed è venuto fuori un dato eclatante, colto da pochi. Abbiamo avuto due affermazioni completamente diverse su quello che sia il deficit strutturale consolidato, approvato dal testo di legge. Da una parte si attesta un attivo di 5 mln di euro invece, per bocca di un consigliere molto qualificato del gruppo Rete, arriva l’affermazione che il deficit è attestato in 70-75 mln di euro. Dunque all’interno della stessa discussione e spulciando documenti ci si rende conto che la visione che possiamo avere del disavanzo va da da 5 a 75 mln di euro. E’ un problema enorme se non ci mettiamo d’accordo nemmeno su questo. E’ un dato che può variare in maniera difforme. E’ il segretario di Stato Gatti responsabile in primis di questa materia, se fosse stato oggi presente gli avrei chiesto di mettere in chiaro questo punto.
Non è possibile che continuiamo a farci carico come politica di azioni compiute altrove. Il voto qua dentro va a sgravare chi ha responsabilità, perché siamo chiamati noi a mettere pezze su quello che non ha funzionato come ci sarebbe aspettato. Gli ex correntisti di Cis meritano risposte, che devono essere commisurate con le situazioni attuali del Paese. L’atto unilaterale compiuto dal governo di decidere di congelare e trasformare le cifre eccedenti i 100 mila euro avrebbe meritato un confronto serio con le associazioni dei consumatori e con gli interessati direttamente.
Eva Guidi, Libera
Siamo a ridosso di una sessione consiliare appena terminata, con il passaggio principale sull’Assestamento, ma non l’unico passaggio. Una delle cose su cui vorrei soffermarmi è il passaggio nella relazione del Fmi in cui viene fatta presente
la criticità dei rincari nell’ambito dell’energia. A riguardo poi abbiamo visto le dichiarazioni del Sds Lonfernini e dei vertici dell’Azienda su aumenti stratosferici. La relazione affronta anche le condizioni finanziarie, su cui si innesta il discorso dell’inflazione attesa. Forse qui serve un momento di chiarezza per i cittadini.
Seconda cosa, vorrei far presente che sempre nella relazione Fondo c’è un passaggio in cui si dice ‘viste le condizioni di grande precarietà, si augura venga riproposto l’Eurobond nel momento in cui se ne presenti l’occasione’. Ci fa pensare quindi che la direzione sia questa, Segretario. Avete già preso contatti per aumentare in modo indiscriminato i tassi di interesse attesi sul rinnovo dell’Eurobond? Nel gennaio 2024 si deve andarlo a rinnovare, non è un mistero. Ultima cosa: rispetto all’elaborazione del Bilancio, vogliamo cercare di fare un passaggio importante, prendendoci l’impegno di passare su un vero previsionale, fatto con criteri contabili internazionali, a cui la Repubblica -come ha detto sempre il Fondo- farebbe bene ad adeguarsi? Sarebbe un passaggio importante. Prendiamoci l’impegno tutti, senza strumentalizzazioni.
Andrea Zafferani, Rf
In una fase come quella attuale, dove pare intravvedersi un po’ di latitanza del governo sul tema del contratto Pa, e anche il sindacato denuncia il blocco dei tavoli sul rinnovo dei contratti anche nel settore privato, se si eccettua il rinnovo per il settore industria-artigianato, c’è difficoltà nel rinnovo del contratto di tutti gli altri settori. Il sindacato chiede la copertura quanto meno del costo della vita, ma le dinamiche produttive non sono quelle inflattive. Il governo ha pensato di svolgere un qualche ruolo per avvicinare le parti nel privato e nel pubblico per arrivare al rinnovo dei contratti? E quali sono per questo le linee che il governo intende portare avanti? Terzo, capire se si sono almeno pensate delle proposte di intervento per favorire i rinnovi contrattuali, anche a cifre superiori dell’incremento della produttività, con strumenti di carattere fiscale?
Emanuele Santi, Rete
Ho apprezzato l’intervento del consigliere Guidi sul Bilancio dello Stato, da un po’ di anni stiamo ragionando con il Segretario Gatt, e sta approntando questo testo. C’è infatti necessità. Di fronte al bilancio civilistico delle società, ci troviamo un bilancio dello Stato che ragiona in modo completamente diverso. Su questo tema, non sarà per questa legge di bilancio, ma l’impegno è di dare una lettura migliore al Bilancio dello Stato che è molto difficile.
Sul Bilancio: in queste settimane come Rete abbiamo avuto modo di fare un approfondimento. Il prossimo sarà un bilancio molto importante. Devo dire che l’esercizio di ‘capire come gira’ lo abbiamo fatto. Noi abbiamo un saldo di 373 mln di entrate nette. D’altra parte abbiamo 450 mln di uscite nette. Quindi 450 di uscite, meno 373 di entrate, significa che abbiamo 76 e spicci di differenza. In questi anni abbiamo fatto diversi interventi per diminuire il gap, manca oggi l’intervento sull’Igr e nelle casse dello Stato entra poco. Oggi con l’Igr le entrate sono 129 mln di euro, un terzo del totale delle entrate. Sulle obbligazioni dell’ex banca Cis: bisognerebbe dire che i risparmiatori si devono anche ritenere fortunati perché i loro soldi sono tutti salvi, poteva andargli peggio.
Stefano Giulianelli, Pdcs
In merito all’intervento del collega Renzi sulle discrasie circa il risultato dell’ultimo bilancio, approvato la settimana scorsa in seconda variazione: i consiglieri di maggioranza hanno evidenziato un avanzo primario della gestione finanziaria pari a 8 mln di euro, derivante dalla differenza tra il totale delle entrate tributarie ed entrate extra (605 mln) al netto delle uscite (597 milioni). E’ un dato che esprime l’avanzo di gestione e non deve essere confuso con l’altro dato gestionale, che si può evincere andando a sommare a questo risultato componenti negative finanziarie, derivanti dall’accensione di prestiti e del loro rimborso.
Sono d’accordo con la collega Guidi sulla necessità di andare ad affiancare al bilancio finanziario dei rendiconti elaborati sulla base dei principi di contabilità più intellegibili, ma non possiamo avere la pretesa di avere dati gestionali sotto il profilo economico da rendiconti finanziari. Sono dinamiche diverse. Se confondiamo i due binari, facciamo errori, il rendiconto di tipo finanziario va bene per esprimere dinamiche che durante l’anno servono per alimentare entrate e uscite pianificate dal governo. Altra cosa è predisporre un bilancio di tipo economico. Annualmente un conto economico della gestione viene comunque predisposto.
Sull’Odg di Libera avremo modo di ragionare sulla fattibilità dell’impegno, ma sia l’amministratore, sia i vertici di Bcsm sono stati auditi molto di recente. Se per ogni fatto gestionale che interessa Bns o Banca Centrale dovessimo procedere a un’audizione dei vertici, il lavoro di questa commissione sarebbe molto, molto impegnativo. Sono favorevole a una rendicontazione periodica dei fatti importanti, sia di Banca centrale che della società di gestione di Bns, tuttavia intasare troppo i lavori della commissione con certe problematiche può essere controproducente. Ci confronteremo in maggioranza e lo valuteremo.
Michela Pelliccioni, Dml
Mi ha stimolato il tema sollevato dal commissario Renzi, legato alla disparità di trattamento relativa ai correntisti bancari. C’è un tema molto importante che si chiama ‘Bail’, è un tema da affrontare, si deve spostare il focus dal tema dei correntisti a quello che la politica deve fare per evitare che quanto successo non succeda più.
Luca Boschi, Libera
Guidi dice ‘sarebbe opportuno, per confrontare i vari esercizi, che il bilancio dello Stato sia compilato come quello delle società’. Per esempio, mel 2020 molte entrate erano state dilazionate per far fronte a famiglie e imprese, quindi il bilancio 2020 ha meno entrate del solito e quello del 2021 ne ha di più del solito perché ha anche quelle del 2020. Quello che proponiamo è avere il conto economico e lo stato patrimoniale.
Alcuni consiglieri hanno ritirato fuori la parola terribile, ‘bail in’, ovvero, a fronte di un fallimento di una banca i risparmiatori vanno a perdere i depositi. Ma è una evenienza che tutti i governi del paese non hanno perseguito.

Teodoro Lonfenini, Sds per il Lavoro
Non ho ben capito cosa dovrei smentire, consigliere Ciacci. Ho da poco autorizzato l’invio di un comunicato stampa per chiarire quello che viene avanti in queste giornate in maniera imprecisa e impropria sulle politiche energetiche. Rimanderei quella discussione al comma previsto in questa commissione per non far perdere tempo ai lavori.
Su Bns: anche qui avrei una serie di considerazione ben allargate a un ragionamento, ma per rispetto del lavoro del collega Gatti preferisco le porti lui stesso, non voglio sostituirmi. Stessa cosa al consigliere Guidi che faceva riferimento all’Eurobond, all’inflazione sui tassi di mercato… In congresso di Stato stiamo portando avanti un ragionamento sulla gestione del debito pubblico, in funzione dell’apertura ai mercati stranieri. Avrà occasione di chiarimento con il mio collega.
Su quanto è più di mia competenza, quanto sosteneva Zafferani è corretto, il sindacato è in fase di ragionamento e rinnovo dei contratti. Sono andati a compimento quello Industria, che ha comportato un aumento anche considerevole rispetto ai costi sulle aziende. Anche a fronte del carovita, è logico che risponde a maggiori necessità dei lavoratori, ma impatta sui bilanci delle aziende. La partita legata al rinnovo dei contratti fino a poco tempo fa era qualcosa che le stesse categorie e sindacati ritenevano un ‘loro’ affare e hanno sempre tenuto la politica fuori da queste trattative. Poi è logico che il rinnovo dei contratti, in relazione ai tempi che viviamo, è una partita complessa e delicata, in cui non sempre i contraenti trovano un benessere di accordo. E’ avvenuto su quello industria, assicurativo e artigianale, ma sugli altri incontrano delle difficoltà. Quindi in incontri informali la parte sindacale ha iniziato ad avanzare richiesta di supporto, da cui io e il governo non vogliamo chiamarci fuori e per cui ci stiamo in maniera informale rendendo disponibili per favorire il rinnovo rispetto tutti i contratti. Ovvio, il rinnovo dovrà tenere conto dell’aumento del costo della vita e degli impatti dell’inflazione. Ritengo sarà un’altra stagione importante di confronto per trovare equilibrio.

Comma n. 2 Progetto di legge “Riforma delle norme relative all’occupazione”
Teodoro Lonfernini, Sds per il Lavoro
Il nostro Paese, sul fronte delle norme del contratto di lavoro, è estremamente ricco. Abbiamo ritenuto dall’avvio della legislatura di dover lavorare a una forma di ammodernamento, semplificazione e riordino di tutte le norme del mercato del lavoro. E buona parte del testo presentato si orienta in primis su questo aspetto. Il secondo aspetto, ritenuto altrettanto fondamentale, era quello di introdurre alcuni elementi innovativi. In particolar modo, siamo convinti che l’introduzione di un servizio di assistenza nella selezione del personale, per affiancare il Collocamento, era un altro elemento su cui fare ordine. Abbiamo inserito tutto questo in un articolato e per buona parte ci siamo riusciti, per altro abbiamo affrontato una stagione di incontri e confronti con le associazioni di categoria e i sindacati e su alcune cose abbiamo trovato punti di incontro, su tante altre no. Sui contratti di lavoro a tempo determinato avevamo fatto una proposta di formulazione, ma abbiamo dovuto rivedere alcune posizioni per dare più tempo a un confronto, e su questo troverete un emendamento del governo.
Altro aspetto, anche in questo caso rinviato a un tempo ulteriore, è la semplificazione del lavoro temporaneo definito come forme di intermediazione occupazionale. E anche la revisione dei distacchi è oggetto di emendamento. Altri aspetti, che non sono oggetti di emendamento, sono l’introduzione di rapporti di lavoro non subordinato. Qui siamo riusciti a declinare aspetti per lungo tempo ritenuti tabù: il lavoro per pensionati, soci, amministratore unico…tutta la parte giuridica ad oggi non correttamente disciplinata.
Ritengo il lavoro sia parzialmente compiuto, alla luce degli emendamenti presentati, ma non mi fa desistere dal portare avanti con categorie e sindacati il confronto, in particolar modo sui tre punti disciplinati con tempistica differente. In particolare, s
ul tempo determinato, oggi il lavoro provvisorio può essere mantenuto per 18 mesi. Avevamo proposto 12 mesi perché ritengo si possa avere la capacità di valutare chi è sotto di sé nelle mansioni in minor tempo rispetto ai 18 mesi oggi previsti. Continueremo il confronto su questo e sono sicuro che il buon senso, da qui a 6 mesi, come indicato dall’emendamento, ci porterà a migliorativi. Così varrà anche per la logica dell’interinale, attività regolata da leggi in vigore dal nostro paese, ma riempite di blocchi tali da renderla del tutto inefficace. Nostra volontà era di abbattere questi blocchi e fare in modo che anche l’intermediazione, con criteri simili a quelli pubblici dell’ufficio del lavoro, potesse affiancarsi nel far incrociare domanda e offerta di lavoro. Che sia l’attività pubblica o quella privata al sottoscritto poco importa se le regole del gioco sono corrette, l’importante è che le persone riescano a trovare una occupazione. Non tutti la vediamo in questo modo. Ecco perché l’emendamento prevede il continuo di trattativa con chi ha sollevato dubbi in questo. Stessa cosa avverrà per i distacchi.
Il Pdl in oggetto continua quel lavoro con emendamenti presentati oggi, nel caso della disponibilità delle parti. A conclusione posso dire che tutto ciò che abbiamo impostato e che stiamo presentando fa parte del programma di governo. Dopo questo Pdl, da parte della Segreteria c’è la volontà di lavorare sulle tutele sociali dei lavoratori- Cig, mobilità disoccupazione etc.- sono sicuro che abbiamo la necessità di migliorarli.
Rossano Fabbri, Mis
Certamente il lavoro del Segretario non deve essere stato facile, deve essere stato uno sforzo immane da parte della Segreteria. Detto questo, nel merito dell’articolato di quanto ci viene proposto, se gli obiettivi erano quelli di riforma e semplificazione del mercato del lavoro, il lavoro è molto, molto deludente. Ci viene presentata una norma di semplificazione delle norme di occupazione. Noi a San Marino abbiamo 122 norme che si occupano di materia di lavoro, e lei con questo articolato ne aggiunge semplicemente un’altra, tentando di risolvere alcune questioni emergenziali proposte negli ultimi drammatici 30 mesi di questo governo, e gliene do atto, ma si presenta con una legge molto deludente. Non semplifica nulla. Non riassume tutto il quadro farraginoso che parte dal 1854, ma si mette qualche articolo là, ci toglie l’articolo x di un decreto, per aggiungerne uno nuovo in questo articolato, anche con alcuni passaggi che sotto l’aspetto della lettura del testo lasciano davvero a desiderare. Sui centri di collocamento non abbiamo avuto la forza, sebbene lei sostiene questa idea, e rimaniamo con poco coraggio con un collocamento prettamente pubblico. Non penso, rispetto agli emendamenti che lei ha presentato, possa ritenere di portare al Consiglio grande e generale quello che ha scritto in decreti delegati, dal momento in cui non ha raggiunto concertazione con parti sociali. Se lei ritiene accettabile una norma in cui dice che chiede una delega i cui contenuti va a definirlo fuori dal parlamento,nel tavolo tripartito…è invece una cosa improponibile. Lei comprende che sotto l’aspetto legale, prima ancora che di merito, è inaccettabile. La invito davvero a dare dignità a noi che siamo qua dentro. Apprezzabile il tentativo di risolvere le questioni su amministratori, soci e pensionati.
Andrea Zafferani, Rf
Visti gli emendamenti presentati, faccio un discorso su quello che ‘era’ la legge, con cose buone e mancanti, come avevo detto in Consiglio. È una legge mancante in alcuni punti rilevanti per poter parlare di riforma del lavoro. E’ mancante 1) sul tema delle politiche attive, per categorie di difficile ricollocazione, di riorganizzazione del Cfp, è un tema da ‘mettere a posto’ perché oggi le politiche attive non funzionano. 2) L’ altra tematica mancante è l’occupabilità delle categorie deboli del mercato, enunciate nella legge in prima lettura, ma con rimandi a decreti successivi ed è una delle questioni prioritarie per una riforma del lavoro. E qui c’è latitanza totale del governo sull’inserimento al lavoro dei disabili. Avevo detto che la revisione della commissione per il lavoro in quel modo non era corretto, eliminando la parte ‘statale’ che mantiene solo il Segretario di Stato. Non mi piace poi la reintroduzione degli accordi occupazionali. E manca la riforma e il potenziamento dell’ufficio dei controlli. Tutte queste cose non sono dei dettagli in una riforma del lavoro. Di buono c’è l’aver regolamentato il lavoro degli amministratori delle società e l’obbligo per le società a zero dipendenti, mi piace la solidarietà familiare, la regolamentazione del lavoro dei pensionati. Qui chiederemo di usare una forma contrattuale diversa, ma ne parleremo. Anche l’idea di legare l’assunzione dei frontalieri al tasso di occupazione è una soluzione accoglibile.
E poi parlo al passato rispetto alle cose che per me erano regolamentate in modo intelligente, 1) l’intermediazione privata per la ricerca di lavoratori e 2) il tema della revisione del lavoro interinale e 3) lavoro determinato. Erano fatti con giudizio, ma questi contenuti non ci sono più. Ci sono deleghe in bianco rimandate al confronto con i sindacati. Questa non è più una riforma del lavoro, sono tolti tre pezzi rilevanti alla legge che a questo punto interviene su ancora meno argomenti.
Nicola Renzi, Rf
Oggi abbiamo avuto ulteriore notizia del deficit di oltre 70 mln di euro, per tanto tempo abbiamo sentito il mantra ‘ dobbiamo fare le riforme’ e allora il governo ci ha proposto due importanti riforme, quella delle pensioni e del mercato del lavoro. Si è messa da parte quella su Igr. E questo accordo maturato in maggioranza ci porta mesi di impegni consiliari. Ma davanti ci troviamo oggi una riforma che forse non era coraggiosa fin dall’inizio, anche se aveva anche punti interessanti. Siamo intervenuti in prima lettura infatti anche con aperture di credito per il governo. Avevamo sbagliato tutto. Oggi ci ritroviamo sui giornali che il governo ha fatto una marcia indietro clamorosa su almeno tre punti che erano i punti qualificanti, o squalificanti, della riforma, sui quali si sarebbe trovato lo scontro. Una visione diversa fra parti sociali da un lato e quanto proposto da governo e maggioranza. L’accordo trovato intanto mette in discussione le capacità di azione del Segretario che ha proposto la legge, che si trova a ‘moncare’ punti che per lui erano qualificanti e mi trovo d’accordo con Fabbri, la questione di demandare a un decreto delegato è una soluzione di piccolo cabotaggio.
Matteo Ciacci, Libera
Posso capire la delicatezza dei temi e la necessità della concertazione con le parti sociali ed economiche, ma una scelta doveva essere fatta. Qui è un continuo rimando a decreti, anche sul lavoro interinale. Noi come Libera avevamo portato un emendamento abrogativo su questo, ma una scelta si deve fare. Altrimenti si parla di riordino di norme, non di riforma. Sugli articoli dove c’era volontà di cambiare qualcosa, tipo la solidarietà familiare, il lavoro prestato da amministratori e pensionati, si è andato invece in modo dettagliato a intervenire, ma sul resto il nulla. Ci sono passaggi che lasciano straniti. Un testo che è diventato un riordino sulle norme dell’occupazione. Positive le modifiche che tarano il lavoro frontaliero sulla disoccupazione sammarinese. Noi proponiamo di rivedere le politiche attive dell’ufficio del lavoro e potenziare l’ufficio pubblico e scelte chiare sul Cfp.
Eva Guidi, Libera
Su una legge di questo genere sarebbe bene confrontarsi, invece interviene sempre prima l’opposizione e poi la maggioranza. Facciamo fatica a fare commenti di tipo generale a questa norma, visto che gli emendamenti la stravolgono e l’abbiamo potuta vedere solo poco fa. Capisco non si possa fare diversamente, ma all’atto pratico è così. Sono stati fatti tanti interventi e i nostri emendamenti. che stiamo cercando di ritarare, magari potevano essere diversi. Noi avevamo fatto in sede di prima lettura delle critiche molto forti su tre punti 1) l’introduzione del lavoro interinale, 2) la riformulazione della composizione della commissione sul lavoro 3) questo collocamento di tipo privato. Ci sono contrarietà di tipo assoluto. Sul lavoro interinale resta la possibilità di rinvio a un decreto e non trova la nostra assoluta soddisfazione. Noi continuiamo a riproporre l’abrogativo di tutto il settore a partire dal termine, ‘somministrazione’, spero anche con il decreto si possa cancellare. Va bene la flessibilità, ma il lavoratore non è un ‘somministrato’. Abbiamo riconosciuto aspetti positivi nella legge, come la riduzione da 18 a 12 mesi del contratto a tempo determinato. Altro aspetto: il potenziamento dell’ufficio di collocamento, occorrono strumenti per andare incontro al lavoro femminile, per affrontare anche la questione del calo delle nascite, e affrontare l’inserimento del lavoro per gli over 50 enni.
Michela Pelliccioni, Dml
Quando si portano interventi di questa portata, in un momento storico come quello che stiamo affrontando, richiedere ulteriori approfondimenti e confronti non è un segno di debolezza, ma segno legato alla capacità di fare dei passi adeguati alla realtà. In questo senso mi trova favorevole. E anche il rimando a decreti. Ho presentato emendamenti per la mia forza politica che illustrerò in corso dell’esame dell’articolato. Venendo ad esso, sono d’accordo con il rafforzamento delle politiche attive e il potenziamento del Cfp, ma occorre anche tenere conto che influisce sulla rivisitazione sugli ordinamenti scolastici previsti da una specifica legge già in revisione. Così come la sinergia pubblico-privato la ritengo un’occasione per avere lavoratori formati da parte delle aziende. Le proposte presentate da Dml: il tema dei minori, si potrebbe prevedere e disciplinare il tema del lavoro minorile in maniera compiuta, quei vuoti di legge necessitano interventi. Altro tema, la previsione di tutele, limite e attenzione legati al minore che intraprende una carriera lavorativa, non proseguendo -ahimè- la carriera scolastica. Sono concorde con Guidi sul lavoro delle donne, occorre portare attenzione sul tema ed è uno degli emendamenti presentati riguarda la variazione degli orari di lavoro.
Pasquale Valentini, Pdcs
Mi pare siamo dinanzi a un riordino e a un percorso di avvio di riforma. Porto all’attenzione il tema del lavoro dei pensionati, degli studenti…non ho trovato considerati i lavoratori che hanno dei limiti nelle loro capacità lavorative, ma per altri aspetti invece possono svolgere delle attività e funzioni. E’ un elemento importante, nella vita ci sono dei momenti in cui queste cose accadono ed è umiliante vedere un padre di famiglia all’improvviso disabilitato e non più in grado di portare a casa un contributo. Sono elementi che dovranno essere valutati ulteriormente. Sui servizi a mercato: c’è un aspetto burocratico che deve controllare se le cose vanno avanti senza interferenze sulla vita del lavoratore. Ma se non consideriamo questa cosa in uno spirito di libertà, non teniamo conto della situazione di oggi. Sui decreti c’è un problema, credo che con lo strumento normativo ci troveremo in difficoltà, perché non ci può essere un decreto che viene all’esame del Consiglio e allo stesso tempo il Consiglio viene esautorato dall’intervenire su quella materia. Il giorno in cui ci si metterà le mani, si scoprirà che qualcosa non va.
Teodoro Lonfernini, Sds per il Lavoro, Replica
L’ho sempre detto che ‘riforma’ è una terminologia sfuggita a qualcuno, le mie parole sono sempre state portate a una dimensione un po’ differente del concetto di progetto di legge. Il nostro Paese sulle norme del mercato del lavoro è ricchissimo, l’ho detto prima, tanto da creare molto di più di qualche decina di norma inerente al mercato del lavoro. Stiamo parlando di un mondo che è sotto il profilo giuridico estremamente variegato, ma non è mai uscito dalla mia bocca il termine complessivo di ‘Riforma’. Se avessi avuto la presunzione di chiamarla tale, mi sarei scontrato con l’essere attento conoscitore del nostro Paese, dove il principio riformatore non si può manifestare, perché si alza qualsiasi persona appartenente a una categoria, associazione o formazione politica e non si riesce a riformare nulla. Ai tecnici al mio fianco rivolgo il mio apprezzamento, è stato difficile riunire le esigenze di tutti ed esigenze che cambiano a una velocità notevole e fare i conti con una ricchezza normativa che aveva necessità di essere riordinata. Io dico che ci siamo riusciti, in tantissime parti, che dobbiamo continuare a completarla. Ci vuole volontà dei soggetti interrogati, dell’università di Stato cui abbiamo chiesto supporto, delle realtà di categoria e sindacali, delle istituzioni. E rivolgo il mio ringraziamento da parte di chi, da maggioranza e opposizione, è intervenuto. Non sono argomenti facili, serve studio e approfondimento. Ritengo però ingiusto il giudizio del consigliere Fabbri, ho avuto la sensazione che prima di 10 minuti dal suo intervento, il provvedimento non l’avrebbe letto, altrimenti avrebbe riportato considerazioni con qualche giustizia in più. D’altra parte ci può essere sfuggito qualcosa di coordinamento tra norme, siamo umani e lo possiamo correggere e quando il testo sarà licenziato in via definitiva, sicuramente non mancherà di alcun difetto.
Sui decreti delegati: ci sono norme- e non devo insegnarlo a nessuno- in materia del diritto su cui richiamare il presupposto giuridico di base non può non far richiamare nella specificità il richiamo a decreti delegati, che hanno il merito di entrare nel merito della questione.
Su alcuni richiami a delle mancanze, me lo consentirà il consigliere Zafferani, forse è rimasto distratto sull’andamento della Segreteria, perché nel 2022 abbiamo emanato il ‘Decreto incentivi’ che in alcuni precisi passaggi fa riferimento all’attenzione sollevata nel suo intervento. E il Pdl richiama proprio il decreto delegato 105 del 2022.
Sul passo indietro: io politicamente non lo vedo tale, personalmente mi infastidisce un po’ il fatto che la politica non sia in grado di portare avanti con convinzione circostanze che ritengo non facciano male al Paese, ma vadano incontro a un’evoluzione giuridica del Paese. Ma non lo vedo politicamente come un passo indietro. Qualunque cosa scriva un Segretario nelle sue prerogative, se è autoreferenziale, rimane fine a se stesso, se non avessi ascoltato ancora di più nella logica di miglioramento di sistema. Perciò, farlo passare come un passo indietro, mi lascia il sapore solo della strumentalizzazione politica, sulla quale in queste materie non mi sottopongo, non mi ci abbasso.

Sull’inclusione lavorativa sollevata dal consigliere Valentini: giusto è corretto, ma non è questo il progetto di legge su cui dobbiamo lavorare per l’inclusione lavorativa di chi ha una condizione psicofisica o psicoattitudinale di debolezza, per questo la introdurremo in un atto normativo specifico per cui abbiamo indicato un professionista del settore, il prof. Griffo, che è già partito con l’attività di monitoraggio a livello normativo, dal quale mi aspetto un ottimo lavoro. Come ho detto, proseguiremo il confronto con categorie e sindacati, dopo questo avremo il lavoro sulla riforma sdegli ammortizzatori sociali, anche in questo caso il Paese è ricchissimo di norme. Sarà un lavoro fondamentale.
Sul Cfp anche qui il lavoro è in corso- perciò cerchiamo di evitare di ripeterci in dibattiti già sentiti- attraverso non una istanza d’Arengo, non un testo di legge preciso, ma attraverso un gruppo di lavoro già nominato e capitanato dal prof. Guerra, per portare a una fase di evoluzione da qui a settembre 2023.

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