San Marino. Consiglio Grande e Generale, resoconto seduta 29 novembre – pomeriggio

CONSIGLIO GRANDE E GENERALE, SESSIONE 28 NOVEMBRE – 2 DICEMBRE

MARTEDI’ 29 NOVEMBRE– Seduta del pomeriggio

 

Nel pomeriggio è la “Riforma sulle norme dell’occupazione” al centro dei lavori del Consiglio grande e generale. Il Pdl presentato in seconda lettura dal Segretario di Stato per il Lavoro viene presentato dalle relazioni di maggioranza e minoranza e da quella del Sds Lonfernini che ne illustra le modifiche intercorse tra prima e seconda lettura e in Commissione. “A seguito degli ultimi incontri con le parti datoriali e sindacali- spiega Lonfernini- si è deciso di andare incontro alla volontà espressa di rimandare importati tematiche: tempo determinato, lavoro interinale e distacchi”. Sui tre punti infatti, che erano stati inseriti in prima lettura, si rinvia ad un accordo successivo con sindacati e categorie. “Questo perché- motiva- in un determinato momento di rinnovi contrattuali non si è voluto introdurre motivi di tensione sociali”. C’è comunque l’impegno di portare avanti le proposte sui questi temi: “La discussione sarà rimandata al 30 giugno 2023- assicura il Segretario- prevedendo una delega con l’obiettivo di trovare un accordo sociale tripartito”.

E’ proprio questo rinvio a decreti su proposte caratterizzanti del progetto di legge che porta l’opposizione a definirlo “non una riforma, ma un rimando continuo ai tavoli di confronto”, sostiene Guerrino Zanotti, Libera. Anche per Andrea Zafferani, Rf, “è una riforma che non può essere definita in alcun modo riforma, non c’è quasi niente di rilevante”. Di parere contrario Michela Pelliccioni, Dml: “Ritengo questa una riforma importante”, e sul rinvio di tre tematiche-chiave, “non l’ho trovato controproducente- spiega- bisogna capire il momento storico e le sue difficoltà. Il non acuire la tensione sociale è importante per portare a casa il miglior risultato possibile”.

La seduta si interrompe con le repliche al dibattito e domani i lavori riprenderanno con l’esame dell’articolato. Di seguito un estratto dei primi interventi del dibattito al comma 4.

Comma 4. Progetto di legge “Riforma delle norme relative all’occupazione” (presentato dalla Segreteria di Stato per il Lavoro) (II Lettura)

Giovanni Maria Zonzini, Rete, relatore di maggioranza al Pdl

Il progetto di legge che quest’Aula si appresta a discutere in seconda lettura è stato depositato il 12 settembre 2022 dalla Segreteria di Stato per il Lavoro ed esaminato in prima lettura il 26 di quello stesso mese. Il testo di cui oggi si richiede all’Aula l’approvazione è il frutto di una lunga e complessa trattativa fra la Segreteria proponente e le organizzazioni sindacali e datoriali. Il 24 ottobre scorso il progetto di legge è approdato nella Terza Commissione Consiliare Permanente, la quale lo ha licenziato dopo due giornate di discussione, il 26 ottobre. Il testo ha per obiettivo il riordino della normativa in merito all’occupazione e al lavoro subordinato, nonché la revisione di parti rilevanti del corpus del diritto del lavoro sammarinese in ambito privato.
Il Titolo I è intorno alla riorganizzazione e semplificazione delle norme sull’occupazione. Il Capo I disciplina le norme generali, gli organismi e le istituzioni preposti alla gestione del mercato del lavoro, definendone all’articolo primo il campo di applicazione, all’art.2 viene fornita la precisa definizione di lavoratore subordinato nonché di datore di lavoro. L’art.3 stabilisce che, salvo specifiche fattispecie, l’avviamento al lavoro e l’intermediazione fra domanda e offerta di forza lavoro sono funzioni che pertengono a dall’Ufficio per il Lavoro e le Politiche Attive – Centro di Formazione Professionale (ULPA-CFP); principale novità dell’articolo sono l’introduzione della possibilità, per il datore di lavoro, di avvalersi di professionisti per la selezione dei candidati offerti da ULPA-CFP, nonché la sostituzione della sanzione penale per chi viola le disposizioni dell’articolo con un’ammenda compresa fra €5.000,00 ed €15.000,00
L’art.4 regola la composizione e il funzionamento della Commissione per il Lavoro, che in quanto organismo tecnico non vedrà al suo interno i rappresentanti dei gruppi consiliari, mentre l’art.5 ne disciplina la pubblicità degli atti. Gli artt. 6, 7, 8 e 9 regolano invece l’istituzione delle liste di avviamento al lavoro, i requisiti per l’iscrizione alle stesse, l’istituzione di una lista speciale nonché gli obblighi per chi è iscritto a tali liste.
Il Capo II disciplina le procedure e le modalità di assunzione dei lavoratori. L’art.10, in particolare, introduce per i datori di lavoro il divieto di indagini ed accertamenti preliminari in merito alle opinioni politiche, religiose e/o sindacali nonché sull’identità di genere o l’orientamento sessuale dei lavoratori al fine di valutarne l’assunzione. Gli articoli successivi, invece, disciplinano le procedure ordinarie per l’avviamento lavoro, quelle per l’assunzione di personale non iscritto o non iscrivibile alle liste di avviamento al lavoro, i permessi di lavoro per i cittadini estranei all’Area Schengen, le mansioni e le qualifiche del lavoratore (stabilendo che eventuali modifiche delle stesse non potranno essere peggiorative) e le modalità per il passaggio di lavoratori subordinati fra operatori economici sammarinesi.

Il Titolo II regola le forme e le tipologie di contratto per il lavoro subordinato. In particolare, all’art.16, con chiaro intento anche programmatico, si sancisce che il contratto a tempo indeterminato è la forma comune di rapporto lavorativo. L’art.17 regola il contratto di lavoro a tempo determinato. In prima lettura, l’articolo riduceva da 18 a 12 i mesi di durata massima di tale tipologia di contratto, che avrebbe poi dovuto risolversi con la cessazione del rapporto ovvero con la stabilizzazione del lavoratore. Nell’ambito della trattativa in essere con le parti sindacali e datoriali, la Segreteria proponente ha optato, in accordo con la maggioranza, di rimandare la disciplina di tale forma contrattuale ad ulteriori confronti con le parti interessate, confronto che dovrà sfociare in un apposito decreto delegato che dovrà essere emanato entro il 30 giugno 2023. L’art.18 disciplina il lavoro a tempo parziale, il successivo quello occasionale. L’art.20 disciplina la prestazione di lavoro temporaneo o “interinale”. Il testo presentato in prima lettura forniva una disciplina alquanto dettagliata circa le modalità di questa forma di lavoro, ma – come avvenuto per l’art.17 – la Segreteria proponente, unitamente ai gruppi consiliari di maggioranza, ha inteso allungare i tempi del confronto con le parti sindacali e datoriali con l’obiettivo di giungere ad un accordo e comunque ad una disciplina di tale pratica mediante un decreto delegato da emanarsi entro il 30 giugno 2023. L’art.21 disciplina l’occupazione dei minori, stabilendo il divieto di contrarre rapporti di lavoro con minori che non abbiano espletato l’obbligo scolastico o comunque di età inferiore ad anni sedici, fatti salvi i lavori stagionali che possono essere prestati a partire dal quattordicesimo anno. Il superamento di tali obblighi è previsto, fatta salva la potestà autorizzativa dei genitori o di chi ne esercita le funzioni, per attività lavorative occasionali di carattere culturale, artistico, pubblicitario e similare. L’art.22 disciplina il lavoro subordinato presso le famiglie, in particolare quello di assistenza domestica.
Il Titolo III della presente proposta di legge è in merito agli interventi a favore della flessibilità. L’art.23 stabilisce le modalità e i limiti delle variazioni dell’orario e della quantità temporale di lavoro, fissando sanzioni adeguate in caso di violazione di tali norme. Similmente a quanto avvenuto per gli artt.17 e 20, l’art.24 – inerente ai distacchi dei lavoratori subordinati – è stato fortemente snellito rispetto al testo presentato in prima lettura, prevedendo anche in questo caso il mandato al Congresso di Stato di normare questo aspetto mediante decreto delegato da emanarsi entro il 30 giugno in seguito ad un confronto, ed – auspicabilmente – con l’accordo, fra le parti sindacali e datoriali. Il Titolo IV del progetto di legge disciplina i rapporti e le prestazioni lavorative non rientranti nel dominio del lavoro subordinato. In particolare, l’art.25 è finalizzato a regolare l’attività lavorativa dei percettori di pensione di vecchiaia, l’art.26 le modalità e i limiti di utilizzo della solidarietà familiare, rivolta principalmente alle piccole aziende a conduzione domestica. Gli artt.27 e 28 regolano rispettivamente le prestazioni lavorative degli amministratori di società e il lavoro prestato dai soci rilevanti per le proprie aziende. L’art.29 disciplina il contratto di collaborazione a progetto, determinandone le modalità di svolgimento e i limiti. Gli artt.30 e 31 sono invece tesi a dare mandato al governo di regolare, mediante apposito decreto delegato, l’assistenza familiare di cura e assistenza verso persone che ne hanno necessità nonché la collaborazione domestica saltuaria, assicurando ai prestatori di tali lavori i versamenti pensionistici, oltreché l’accesso alla copertura sanitaria e agli ammortizzatori sociali. Gli artt.32 e 33 danno mandato di coordinare e normare, mediante apposito decreto delegato, il lavoro autonomo e particolari situazioni lavorative non contemplate dalla normativa ordinaria sul lavoro. Gli artt. 34 e 35, che costituiscono il Titolo V del presente provvedimento volto a disciplinare l’inclusione lavorativa e la lotta alla disoccupazione, danno mandato al Governo di emanare appositi decreti delegati volti a favorire – il primo – l’occupazione interna, la flessibilità d’orario e il welfare aziendale, mentre il secondo a incentivare l’inclusione lavorativa e la responsabilità sociale dell’impresa.

Il Titolo VI contiene le norme finali, regolando i ricorsi avversi ai procedimenti di ULPA- CFP (art.36), la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’applicazione provvedimento in oggetto (art.37), le norme di coordinamento con altre fonti legislative inerenti la materia del lavoro (art.38); all’art.39 vengono abrogate varie disposizioni in contrasto con quella oggi in esame, mentre l’articolo successivo è una delega al Congresso di Stato per modificare, mediante decreto delegato da emanarsi entro il 30 giugno 2023, gli artt.38 e 39 poc’anzi esposti in funzione di eventuali imprevisti che dovessero occorrere con la loro applicazione. Infine, l’art. 41 fissa al 1° gennaio 2023 l’entrata in vigore delle disposizioni contenute in questo Progetto di Legge.

Il presente progetto di legge è stato licenziato dalla Commissione competente con voti dei soli gruppi di maggioranza; il Gruppo Consiliare di Libera ha votato contrariamente alla proposta, mentre Repubblica Futura ha optato per l’astensione. Senza entrare nel merito, in questa sede, delle posizioni tenute da ciascun gruppo sui singoli aspetti della proposta oggi in esame da parte da di quest’Aula, si ritiene che questa norma abbia il pregio di riordinare un corpus legislativo in materia di lavoro, finora estremamente frastagliato, confuso e a tratti contradditorio. Tale legge ha inoltre il pregio di avviare per legge confronti fra il Governo, le organizzazioni dei lavoratori e quelle degli imprenditori per raggiungere intese concordate su alcuni temi estremamente delicati – lavoro a tempo determinato, somministrazione di lavoro interinale e distacchi dei dipendenti fra aziende private – che questa maggioranza e questo governo hanno inteso rinviare ad un auspicato accordo tripartito, anche per non esacerbare il clima di tensione e di scontro sociale che la nostra Repubblica, in questo momento estremamente complesso anche a livello internazionale, sta attraversando. Eccellenze, colleghi Consiglieri: per i motivi poc’anzi espressi, invito quest’Aula ad approvare il provvedimento qui esposto, augurandomi che – in questa seconda lettura – si possano trovare accordi e chiarimenti anche con le forze di opposizione, con l’obiettivo di produrre una norma quanto più condivisa possibile.

Luca Boschi, Libera, relatore di minoranza al Pdl
Il progetto di legge “Riforma delle norme relative all’occupazione” che esamineremo dopo il passaggio in Commissione, nonostante la denominazione, non rappresenta in alcun modo una riforma strutturale del mercato del lavoro, limitandosi ad operare una serie di interventi di aggiustamento e riorganizzazione alle norme sul mercato del lavoro sammarinese. Modifiche che riteniamo in ogni caso insufficienti anche rispetto all’obiettivo di realizzare un testo unico in materia di diritto del lavoro. Riteniamo invece importante rilevare come, rispetto alle esigenze della nostra realtà ed in particolare dopo la discussione del testo in prima lettura, siano stati annullati specifici interventi che avevamo in parte condiviso in tale sede. Accanto a moltissimi rimandi a decreti delegati che ne vanificavano sin dall’inizio l’effettiva portata, nel testo presentato in prima lettura vi erano infatti alcune scelte importanti che, in sede di successiva revisione sono anch’esse state tutte demandate all’emissione di successivi decreti delegati trasformando di fatto il progetto di legge, in una non riforma, in un sommario generico che dovrà essere sviluppato successivamente attraverso dispositivi normativi da emettere in un secondo momento che non daranno la possibilità di avere un intervento uniforme e completo anche per il “progetto spezzatino” con la quale verrà realizzato. Un continuo rinvio quindi, poco utile al Paese e poco serio, noi riteniamo, da un punto di vista politico ed istituzionale.

Le scelte di fondo, infatti, a nostro avviso, andavano disciplinate ora e attraverso una legge chiara e facilmente leggibile anche per chi dovrà interpretarla o applicarla, o più semplicemente capirla. In questo modo, invece, si crea l’ennesimo testo di legge che rimanda a decreti e non semplifica minimamente il quadro normativa, anzi, lo complica. Avremmo preferito, a tre anni dall’inizio della legislatura, che la Segreteria di Stato per il Lavoro svolgesse un approfondimento proficuo e condiviso anche con l’opposizione, per addivenire ad un testo unico in materia di lavoro fondamentale per la semplificazione del quadro normativo in un settore così importante per il Paese ed i cittadini. Quindi la prima critica che intendiamo svolgere è proprio sul metodo anche perché di merito, visto il rinvio permanente alla decretazione in ogni aspetto, c’è davvero ben poco. Le critiche sulla sostanza riguardano, innanzitutto, l’introduzione del servizio di assistenza nella selezione del personale ossia uno strumento che affiancherà l’Ufficio Politiche Attive per il Lavoro che verrà per questi aspetti completamente scavalcato nelle sue funzioni di coordinamento e garanzia. Questo servizio sarà svolto o dalle associazioni di categoria riconosciute dalla legge sulla rappresentatività o da lavoratori autonomi con dei codici Ateco specifici. Libera ha proposto di implementare le funzioni del servizio pubblico, dell’UPAL, insieme al chiarimento delle funzioni del CFP quale ente per la formazione di secondo livello ma anche quale potenziale scuola professionale di più alto rango. Repubblica Futura ha invece sostenuto che le scelte fatte nel testo emendato dal Governo non consentano di raggiungere per nulla quegli obiettivi di snellezza e di sostegno alle imprese (specie quelle più piccole) nella selezione del personale che ritenevano importanti in termini di crescita del sistema.
Il Capo II della proposta di legge ricalca i principi del decreto del 2021 relativo alle procedure di avviamento al lavoro. In particolare vengono confermate le 2 tipologie di richiesta per gli iscritti alle liste: quella numerica e quella nominativa. Per i non iscritti (ossia frontalieri) la richiesta nominativa potrà essere adottata da parte dei datori di lavoro solo se ci sarà un tasso di disoccupazione interna esiguo, altrimenti si dovrà fare riferimento alle liste numeriche e quindi esaminare in primo luogo la possibilità di assumere i lavoratori sammarinesi in lista per poi attingere, eventualmente, al lavoratore frontaliere. Questo, come abbiamo potuto ribadire più volte, porta a un lasso di tempo lunghissimo per l’assunzione di personale con caratteristiche specifiche a danno della competitività delle aziende. Uno dei passaggi importanti che sono stati rinviati rispetto alla prima lettura e che invece ritenevamo corretto, è quello relativo al tempo determinato, ossia il contratto di lavoro a termine. La legge in prima lettura riduceva la durata massima, passando dai 18 mesi attualmente previsti ad un massimo di 12 mesi, con possibilità di 4 proroghe nei 12 mesi complessivi. Purtroppo anche questo aspetto che aveva visto il parere positivo dell’opposizione e delle 00.SS. in Commissione è stato demandato, come su quasi tutto il resto, ad un successivo decreto delegato da definirsi con le forze sociali ed economiche. Viene invece normato il lavoro dei pensionati attraverso contratto di collaborazione o tramite prestazione di lavoro occasionale. Sul reddito prodotto il pensionato e il datore dovranno versare i contributi previsti da legge. La norma definisce anche il lavoro degli amministratori delle società che era precedentemente disciplinato direttamente da una delibera della Commissione per il Lavoro in quanto l’amministratore, se avesse avuto necessità di svolgere attività lavorativa nella sua azienda, avrebbe dovuto essere assunto a un livello stabilito. Oggi questo principio viene superato con la definizione di due tipologie di amministratori: Ordinario o Operativo. L’Amministratore Ordinario afferisce ai soli aspetti di gestione della società mentre l’Operativo svolge anche attività, per l’appunto, operative. In quest’ultimo caso la società e l’Amministratore Operativo dovranno stipulare un contratto, depositarlo al CFP – UPAL e versare poi di volta in volta i contributi in base all’inquadramento e al CCNL di riferimento. La figura dell’Amministratore Unico o Amministratore Delegato è sempre considerata di tipo “operativo” se relativa ad un’azienda a zero dipendenti. Stesso discorso per i soci delle società di capitali; in tale caso viene difatti vietato il lavoro per il socio unico e i soci di maggioranza sono equiparati ai dirigenti (così come per gli amministratori), mentre chi detiene quote inferiori al 50% può essere assunto con contratto di collaborazione.
Questi esempi servono a far capire come solo in pochi casi, magari quelli più funzionali politicamente alla Segreteria di Stato, si è arrivati ad una disciplina precisa e dettagliata; in altri casi, perdendo come si è già fatto presente l’occasione per introdurre normativa chiara e completa, il rimando è stato pressoché costante. Una critica forte svolta durante i lavori della Commissione è stata quella riguardante la nuova composizione della Commissione per il Lavoro, dalla quale sono stati esclusi i membri nominati dalle forze politiche. Questo comporta, per l’ennesima volta come realizzato in molti altri interventi, che la Commissione sia assoluto appannaggio del Governo di turno, concentrando esclusivamente sul Congresso di Stato le sue funzioni. Riteniamo assurda questa decisione essendo, la partecipazione dell’opposizione, elemento di garanzia su alcune scelte strategiche che la Commissione dovrà compiere e che sono non solo di carattere tecnico/amministrativo ma anche di tenore politico. Così come siamo stati fortemente critici sull’apertura al lavoro interinale che riteniamo totalmente intempestiva e non condivisibile come proposta. Le opposizioni, seppur con argomentazioni diverse, non sono contrarie tout-court al lavoro interinale, regolamentato nel 2005 per legge ed in alcuni contratti di lavoro; sono assolutamente contrari al fatto che i disoccupati siano costretti a trovare lavoro attraverso un’agenzia di collocamento privata al posto dell’ufficio pubblico. Questo era ciò che succedeva prima della vertenza contrattuale del 2005 messa in atto dalla CSU, che portò all’attuale normativa, la quale pone una serie di limitazioni che, di fatto, hanno fatto chiudere le imprese interinali esistenti in quanto non garantiste nei confronti dei lavoratori interinali. Non si comprende perché il Segretario di Stato voglia “rendere più fruibile il ricorso al lavoro interinale” che assume qui la veste di lavoro somministrato e trasforma il lavoratore in un non definito e poco dignitoso “somministrato”. Alla base potrebbero esserci la volontà di smantellare totalmente il collocamento pubblico, costringendo i sammarinesi a rivolgersi alle agenzie private. Noi riteniamo fondamentale, invece, dare priorità al pubblico e all’ufficio pubblico altrimenti non si capisce che senso avrebbe continuare a mantenere personale e competenze nella PA. È invece necessario intervenire per potenziare e ristrutturare tempestivamente tale ufficio per dare risposte efficaci ai disoccupati che in maniera strutturale faticano a trovare lavoro, ovvero la forza lavoro femminile e le persone portatrici di disabilità/invalidità. Rileviamo quindi che su questi temi la Segreteria aveva già deciso, fin dalla prima lettura, di non decidere e di rimandare mentre per gli altri temi lo ha deciso in seguito. Il lavoro per le persone svantaggiate è un tema molto sentito e complesso. Un lavoro in questo senso è già pronto da alcuni anni, mi riferisco alla Pdl sull’inclusione lavorativa, basterebbe tirarlo fuori dal cassetto.

Le opposizioni, in conclusione, hanno criticato aspramente queste mancate scelte effettuate e stigmatizzano il poco coraggio messo in campo dalla Segreteria di Stato competente. Libera ha votato contrariamente al progetto di legge approvato in Commissione mentre Repubblica Futura si è astenuta. Il provvedimento in esame, interessa una materia molto complessa ed importante per la vita economica e sociale del nostro Paese e avrebbe richiesto un maggiore approfondimento. Inoltre, la sinergia con un progetto economico di sviluppo avrebbe permesso di analizzare la realtà economica ed imprenditoriale della Repubblica e l’individuazione di nuovi elementi di competitività per il nostro sistema che mancano, sebbene vi siano dati incoraggianti sul tema della disoccupazione. Nonostante tutto, la minoranza ha affrontato l’esame del progetto con spirito collaborativo e costruttivo, come testimoniano i numerosi emendamenti e i suggerimenti correttivi, ma le ragioni sopra elencate non ci portano ad essere per nulla soddisfatti del lavoro svolto ritenuto deludente e inconcludente che riteniamo un importante occasione persa per dare risposte alle moderne esigenze del nostro Paese e dei cittadini.

Teodoro Lonfernini, Sds per il Lavoro, relazione al Pdl
Do lettura anche io della relazione, riaggiornata a seguito del lavoro in Commissione, per aver licenziato il testo di legge. Il presente Pdl nasce- come ribadito più volte- dalla volontà di far partire un percorso riformatore definito all’interno del programma di governo e di riorganizzare la disciplina dei rapporti di lavoro in ottica di semplificazione e armonizzazione. Il progetto di legge ha pertanto diversi obiettivi: riorganizzare le norme all’avvio al lavoro, oggi frammentate in numerosi leggi e decreti, riunificandoli in un’unica norma, rendere più coerenti alcuni aspetti della legislazione, anche rispetto alle normative europee, introdurre alcuni aspetti innovativi volti a incentivare la stabilizzazione dei lavoratori e a regolamentare per la prima volta nel nostro ordinamento i rapporti di lavoro di tipo non suborditato. Nel I titolo, dall’articolo 1 all’articolo 15, si rivedono tutte le norme del collocamento, dell’avvio al lavoro e dell’inserimento al lavoro, oggi distribuite in numerose attività legislative, introducendo una serie di semplificazione e rimandando alla commissione del lavoro i regolamenti applicativi.
Si definisce in maniera più corretta il concetto di lavoro subordinato e di datore di lavoro, si permette finalmente con l’articolo 3 ai datori di lavoro la possibilità di pubblicare annunci di lavoro e la possibilità di segnalare in modo non professionale nominativi di potenziali prestatori di lavoro. Si affianca la funzione pubblica del mercato del lavoro con il servizio di assistenza nella selezione del personale, oggi vietato, permettendo però solo ad associazioni di categoria e a specifici lavoratori autonomi, senza aprire ad agenzie del lavoro privato. Nel testo licenziato dalla commissione per il lavoro viene chiarito maggiormente che per questa tipologia di servizio è sostituita la sanzione penale per attività di intermediazione con una importante sanzione amministrativa, ritenendola più efficace. All’articolo 4 si modificano norme relative alla commissione del Lavoro. Il testo in commissione è stato modificato all’articolo 5 per dare forza normativa a regolamenti e intepretazioni applicative della commissione del lavoro, prevedendone adozione del congresso di Stato. Agli articolo poi 11 e 12 si definisce la liberalizzazione del mercato del lavoro, introducendo meccanismi per salvaguardare il mercato del lavoro interno qualora si presentino determinati tassi di disoccupazione generali o specifici.
Il titolo II, dall’articolo 16 al 23, definiscono le forme contrattuali per lavoratori subordinati. A seguito degli ultimi incontri con le parti dateriali e sindacali, si è deciso di andare incontro alla volontà espressa di rimandare importati tematiche: tempo determinato, lavoro interinale e distacchi. Questo perché in un determinato momento di rinnovi contrattuali non si è voluto introdurre motivi di tensione sociali. Siamo convinti però che la novità introdotta in prima lettura su queste tre tematiche fosse importante ed equilibra tra volontà di migliorare il mercato di lavoro, con nuove forme di flessibilità e, dall’altra, per incentivare la stabiizzazione dei lavoratori. La discussione su queste tre tematiche sarà rimandata al 30 giugno 2023, prevedendo una delega con l’obiettio di trovare accordo sociale tripartito. Nell’articolo 18 si introduce la possibilità di assumere a tempo parziale tutti i lavoratori, correggendo la discriminazione oggi presente per i frontalieri. Nel testo licenziato in commissione viene ridefinito l’articolo 21, introducendo nel nostro ordinamento una chiara norma per l’occupazione di minori, prevedendo un decreto delgato per normare alcune forme occasionali di occupzione. Nell’articolo 22 viene chiarito il concetto di lavoro presso le famiglie, prevedendo la delega per normare tutti gli aspetti, incluso l’eventuale contratto di lavoro.
Nel III titolo si introducono alcuni interventi per la flessibilità. Il titolo IV, fino all’articolo 33, rappresenta il princpale carattere di novita del Pdl, introducendo nel nostro ordinamento, per la prima volta, una serie di rapporti di lavoro di tipo non subordinato. All’articolo 25 si regolamenta l’attività di lavoro per tutti i percettori di pensione di vecchiaia e con l’articolo 26 si riporta l’istituto di solidarietà familiare nell’ambito originario della norma, ma aumentandono i costi conseguenti, ed evitando la concorrenza sleale tra operatori economici. All’Articolo 27 si corregge una serie di distorsioni che obbligavano ad istituire un rapporto di lavoro subordinato con l’amministratore che voleva entrare nel ciclo produttivo della sua azienda, introducendo un nuovo contratto di collaborazione. Qualora si volesse procedere con assunzione, si parifica l’amministratore alla figura di dirigente. Inoltre, si introduce il concetto che gli ammnistratori di società senza dipendenti vengano automaticamente intesi come operativi. Parimenti, si regola il lavoro per i soci, prevedendo che i soci di maggioranza siano equiparati a dirigenti, introducendo la possibilità di un contratto di collaborazione. All’articolo 29 si rivede l’istituto di co. co. Pro., limitando questa tipologia a mansioni intelettuali. Nell’articolo 30 viene introdotto un nuovo contratto di collaborazione per permettere di assistere in modo professionale un propriof amigliare. Vengono ridotti i rapporti saltuari di collaborazione domestica. Nel titolo V si introducono i principi generali sugli incentivi occupazionali, inclusione lavorativa e responsabilità sociale e di impresa, lasciando una delega aperta per eventuali modifiche future e vigenti.
Il Pdl, occupandosi di tutti gli aspetti relativi all’entrata del mondo del lavoro, costituisce la parte principale della riforma del mercato del lavoro. Si ritiene che con questa legge, insieme ai recenti decreti deletati- n. 130 del 2021 e n. 105 del 2022- si possano raggiungere i principali obiettivi del programma di governo, relativamente al lavoro, che prevedono l’introduzione di una maggiore flessibilità, tutelando i diritti dei lavoratori e migliorando l’incontro tra domanda e offerta, superando posizioni antistoriche, riformulando politiche di incentivazione, superando i dubbi interpretativi relativi alle prestazioni dei familiari…
Anticipo in questa occasione che verrano presentati una serie di emendamenti prettamenti tecnici. redatti a seguito di un confronto con Segreteria Istituzionale, Direzione Affari europei e Segreteria Sanità, non sono sostanziali ma coordinamenti necessari a una migliore applicazione della norma. Mi preme dare risposta all’opposizione su critica di una eccessiva decretazione, a parte i tre, decisi a seguito accordi sindacali e categoria, gli altri destinati a regolamenntare aspetti amministrativi. La maggior parte dei decreti previsti sono già in vigore, si lascia solo una delega aperta per eventuali modifiche. Sarà sufficente poi avere una raccolta coordinata e le norme sull’occupazione non sarano più frastagaliate. In conclusione, le principali novità introdotte sono il riordino delle norme in un unico testo su entrata del lavoro e rapporti di lavoro, servizi di assistenza e selezione personale, è introdotta la possibilità per le aziende di farsi assistere, fermo restando la funzione di monopolio pubblico dell’ufficio del lavoro, apertura del part-time anche per lavoratori frontalieri, semplificazione delle procedure per modifiche dell’orario straordinario e per i trasferimenti, introduzione nel nostro ordinamento di una serie di rapporti di lavoro non subordinati, lavoro di pensionati, amministratori, soci, caregiver. Più limiti ai contratti a progetto. Le sfide: i confronti con sindacati e categorie per definire entro il 2023 la revisione del tempo determinato, la regolamentazione del tempo interinale, la revisione dei distacchi, una migliore regolamenntazione del lavoro minori, definizione delle norme care giver. A questo si aggiunge il lavoro in corso sull’inclusione lavorativa, nuovo Cfp e nuove politiche attive per il lavoro.
Guerrino Zanotti, Libera
Già dal suo avvio all’iter consiliare avevamo accolto questo Pdl con atteggiamento interlocutorio, era tra le riforme attese che avrebbero dovuto portare a un testo normativo che, tra i principali obiettivi, avrebbe dovuto semplificare le norme del mondo del lavoro. Lei Segretario lo ha detto che il merito di questo Pdl è quello di raggruppare le norme e di semplificare il quadro normativo complesso del mondo del lavoro. Se andiamo poi ad analizzare il testo in seconda lettura è un lavoro che presenta, su una quarantina di articoli, be 16-18 deleghe, per altrettanti decreti. Mi dica Segretario, dove sta la semplificazione normativa? E in quasi nessuna delle deleghe c’è una scadenza. Mi dica come ci si può orientare tra queste norme. La semplificazione purtroppo è un obiettivo mancato. Noi avevamo accolto questa norma anche in modo positivo, pensavamo si potesse fare un ragionamento in Commissione su interventi già previsti. Avevamo accolto la diminuzione del rapporto di lavoro a tempo determinato, dai 18 mesi attuali a 12 mesi. Eravamo pronti a sottolineare questo aspetto positivo ed appoggiarlo. Cosa ha fatto il Segretario? Ha rinviato tutto a un decreto delegato. Se c’era necessità di approfondire questi argomenti con gli attori principali- sindacati e categorie- al tavolo tripartito, perché non si è preso più tempo e non ha detto che non si è in grado di arrivare a una riforma vera? Non solo: il testo portato in prima lettura è stato stravolto in Commissione, su argomenti che caratterizzavano questa legge. Per esempio un punto qualificante, che noi avevamo contrastato, era quello del lavoro interinale che lei ha chiamato ‘somministrazione del lavoro’. Ma anche su quello ha rimandato la decisione finale con altra delega per ulteriore decreto. E’ vero che i decreti arriveranno in Aula, ma per quanto ci riguarda, sono testi già formati e su quelli il confronto non saremo in grado di farlo. Se si prosegue con la decretazione si strozza il confronto. E questa non è una riforma, ma un rimando continuo ai tavoli di confronto.
Andrea Zafferani, Rf
Il Segretario Ciavatta ha portato una riforma completa in Aula, quella delle pensioni, facendo i compiti a casa, anche se una riforma insufficiente a risolvere i problemi. Mentre il Sds Lonfernini, sui temi più rilevanti che aveva proposto, ha fatto marcia indietro. Su tempo determinato, lavoro interinale, distacchi e anche sul tema dell’intermediazione privata, questa legge non ha più niente. I temi sono rinviati a decreti futuri o sono normati con il freno a mano tirato. Rete ha fatto il suo, il segretario per il Lavoro l’aveva fatto e poi ci ha ripensato, il Segretario Gatti invece è ‘non pervenuto’ ancora su Igr. Secondo tema: è una riforma che non può essere definita in alcun modo riforma, non c’è quasi niente di rilevante, potremo definirla ‘elementi di riforma del lavoro’. Ci sono idee che potranno essere concretizzate in decreti, ma al momento nessuna definizione nell’ottica di lavoro. In Commissione ci siamo astenuti nel vedere quello che verrà.
Terzo tema: quando il Segretario si appella al confronto, questo andrebbe tradotto in qualcosa di pratico. Se il governo si prende 18 deleghe per trattare solo con le parti sociali, non si può dire che il governo voglia il confronto con l’opposizione. Perchè non sa neanche lui cosa fare, non ha volontà di fare qualcosa di incisivo, ma solo di sopravvivere.
Al di là di questi ragionamenti generali, nel merito di quello che c’era e poteva esserci, noi avevamo rilevato luci e ombre in questa norma. Abbiamo ritenuto tra i problemi presenti sicuramente alcune mancanze rilevanti, il fatto che non regola e non va a trattare i controlli. Non c’è niente su questo, così come sulle politiche attive e sull’inserimento di persone fragili. E’ un tema che andrebbe trattato con priorità. Non abbiamo poi condiviso la revisione della composizione della commissione del lavoro. Abbiamo invece condiviso la regolamentazione del lavoro degli amministratori delle società, ottima cosa. Non avevamo mai visto niente di male all’apertura del lavoro interinale, nel contesto di liberalizzazione del mercato, che esiste da 11 anni, non si capisce perché le imprese lo possano fare da sole e non con l’aiuto di qualcuno che lo fa per mestiere. La proposta del governo è stata smorzata e dispiace molto. La legge non è più attuativa e rimanda a decreti futuri.
Michela Peliccioni, Dml
Ritengo questa una riforma importante e che ha riportato in Commissione un lavoro notevole. Sulle critiche ho delle accezioni relativamente al fatto che è vero, sono state rimandate alcune tematiche, ma con un indirizzo chiaro. Parlo di tempo determinato, distacchi e interinali. E non ho trovato controproducente il rinvio, bisogna capire il momento storico e le sue difficoltà. Il non acuire la tensione sociale è importante per portare a casa il miglior risultato possibile. Anche per quanto riguarda il rimando alla decretazione: lo ritengo invece uno strumento utile legato al cambiamento veloce, relativo alla materia, quanto il lavoro cambi nel tempo in maniera urgente. Non è proprio attinente al testo di legge, ma la tipizzazione di nuove forme lavorative può essere una opportunità. Ricordo che manca a San Marino la regolamentazione del consulente per il lavoro.
I lavori si sono svolti in un clima collaborativo e di confronto in Commissione, ringrazio perché si è dato modo a me, a nome della mia forza politica, di portare alcuni contributi ed emendamenti accolti quasi all’unaniimità, in particolare quello relativo all’occupazione dei minori, tem che non era disciplinato a San Marino. Si lascia poi aperta la possibilità al lavoro per fascia 16-18 anni, al di fuori dell’occupazione stagionale estiva, pee essere introdotti nel mondo del lavoro. E anche gli emedamenti sulla comunicazioni degli orari di lavoro, a protezione delle donne, per coniugare lavoro e maternità, abbiamo creato minore burocrazia. Spiace non sia passato- e lo abbiamo ripresentanto sperando in una condivisione dell’Aula- l’emendamento sulla solidarietà familiare: l’obiettivo era di sostenere le attività condotte e livello familiare e non caricarle di spese eccessive. Si trascina poi in questo Pdl la problematica legata ai professionisti, emersa con la riforma previdenziale. Purtroppo il testo combinato insieme al pdl sul lavoro, lo rendono di difficile applicazione. I soci delle società tra professionisti sono obbligati ad essere amministratori operativi, con un doppio obbligo contributivo. Spero si possa trovare una soluzione. Come Dml, l’altra proposta fatta era sulle sinergie tra Cfp e lavoro privato, per permettere una specializzazione tarata sulle esigenze delle imprese sammarinesi. La sede dedicata sarà la riforma del Cfp, ma abbiamo aperto a queste forme collaborative che possono essere una opportunità per studenti del Cfp e per le imprese, per trovare manodopera specializzata. Ci sarà modo nel dibattito per affronfondire.
Marica Montemaggi, Libera
E’ un pdl corposo nel numero di articoli, promosso come riforma delle norme sull’occupazione, e dovrebbe essere uno degli interventi che qualificano l’azione di governo. Purtroppo le considerazioni che i colleghi hanno fatto in comnissione e che si stanno rivivendo oggi sono quelle di un lavoro incompleto. Questo Pdl mette insieme tanti argomenti sul lavoro, ma non li completa in modo definito come una vera a propria riforma. Abbiamo continui rimandi a decreti delegati che nel 2023 dovremo vedere a raffica su temi fondamentali. Sia chi vuole aprire un’azienda e chi cerca risposte sul lavoro difficimente le troverà, avrà questo Pdl, ma ache una serie di decreti che dovrà andare a cercare. Poi c’è un atteggiamento che permane, quello di accentrare nel congresso di Stato temi strategici sul lavoro. La commissione del Lavoro, se davvero vogliamo spogliarla dalla componente politica, non può mettersi nelle mani del congresso con la presenza del Segretario. Siamo poi critici sul rimandare a decreti la modalità di trattazione del lavoro a tempo determinato. Potevamo condividere la stesura in prima lettura sulla sua riduzione, ci troviamo anche qui una serie di rimandi a una successiva trattazione.
Matteo Ciacci, Libera
Qui c’è stato, Segretario, un totale dietrofront su tematiche che ritenevamo in prima lettura fossero state affrontate con una certa capacità di visione. Ci si è trovati invece poi di fronte a un sommario per disciplinare il tema del mercato del lavoro. Niente c’è sul tempo determinato, c’è una delega, niente sui controlli, niente sulla formazione, si delega su forme di contratti più specifici. Ci sono due novità, la prima riguarda il lavoro dei pensionati e la seconda la composizione della commissione peri l lavoro che esautora sostanzialmente le opposizioni. Il dato politico è che se Rete ha portato a compimento una riforma che stabilizza il deficit del fondo pensioni, lei Segretario ha preferito slittare le decisioni. Avete slittato le decisioni a livello di bilancio e lei slitta l’impianto di riforma del lavoro. Noi avevamo presentato proposte in commissione sul testo presentato in prima lettura, speravamo in uno slancio diverso che non c’è stato, nonostate a questa riforma lavoriate da tre anni. Alla fine aveva solo fatto un elenco di quello che deve essere ma non è stato disciplinato. Posso capire la giustificazione del Sds Lonfernini, sul fatto che il mondo del lavoro cambia contiunuamente, ma non si può però derogare neanche sui principi focali. Voi non fate neanche la scelta su quanto dura il lavoro determinato. Delegare tutto senza fare una scelta che sia una… qualche scelta di fondo me la sarei aspettata. Siamo particolarmente delusi.

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