San Marino. Consulenza Gozi, tanti i punti da chiarire

Consulenza Bcsm a Gozi 10mila euro al mese, per ricevere anziché dare supporto

Antonio Fabbri

Consulenza a Sandro Gozi e indagine a carico dello stesso e della presidente di Banca Centrale, Catia Tomasetti. Come noto il caso è stato archiviato perché “le indagini svolte non hanno fornito elementi idonei a dimostrare la rilevanza penale delle ulteriori condotte indicate nell’esposto”. Dal fascicolo archiviato, che con richiesta alla Cancelleria penale abbiamo chiesto di poter visionare come consentito dalla legge, emergono una serie di elementi, richiamati anche nel decreto di archiviazione, che fanno capire come, pur non essendoci condotte penalmente rilevanti, di punti da chiarire ce ne sarebbero parecchi, a partire da una consulenza da 10mila euro al mese per ricevere “supporto” da Bcsm, anziché fornirlo.

Innanzitutto l’ingaggio di Gozi. Emerge dalle carte che Sandro Gozi si era direttamente proposto all’allora segretario Simone Celli come “consulente strategico” del governo per il negoziato sull’Accordo di associazione europea. La proposta, però, non ottenne il favore del titolare degli Esteri, Nicola Renzi, che non ritenne opportuna una consulenza di un ex esponente del governo italiano, perplessità poi condivisa da tutto l’esecutivo e non se ne fece nulla. 

Come nasce la consulenza a Bcsm Come spesso accade, però, quello che non entra dalla porta, prova a passare dalla finestra. In un secondo momento, infatti, Gozi si propose come consulente alla Presidente di Banca Centrale, Catia Tomasetti. Questo quanto emerge dal provvedimento di archiviazione che riporta anche come non sia stato il governo, pur non opponendosi, a proporre Gozi come consulente di Bcsm, ma la stessa Presidente. Anzi, “Catia Tomasetti “indusse” il Consiglio Direttivo di Banca Centrale a nominare il Dott. Gozi quale consulente di Bcsm. Il Presidente Tomasetti – ricostruisce il decreto di archiviazione – fece apparire Gozi come un candidato del Governo, di cui il Consiglio Direttivo doveva deliberare la nomina con urgenza”. Ci fu quindi una certa fretta su questa consulenza. Secondo il provvedimento di archiviazione “l’asserita urgenza e l’apparente investitura governativa valsero a eludere l’esame di una questione che avrebbe meritato una ben diversa valutazione da parte del Consiglio Direttivo, ossia il rapporto (di reciprocità) esistente tra il Presidente Tomasetti e il Dott. Gozi. L’Avv. Tomasetti ha indicato che il Consiglio Direttivo era a conoscenza dei rapporti che la stessa aveva con Gozi” e per attestare questo cita un articolo del Corriere della Sera del 2016 nel quale la Tomasetti diceva al giornalista che la intervistava che si decisead accettare Cesena perché Gozi si prese I’impegno che io avrei potuto lavorare in autonomia, quindi che io lo conoscessi è riportato dal Corriere della Sera del 2016”.

Il Commissario Alberto Buriani rileva tuttavia, che “appare davvero illogico ipotizzare che un articolo del 2016 potesse aver reso noto che proprio Gozi nell’anno 2018 avrebbe “presentato” Catia Tomasetti al Segretario di Stato alle Finanze”. L’inquirente aggiunge infatti che “dal verbale della riunione non emerge che il Direttivo abbia in qualche modo affrontato l’argomento. In ogni caso, proprio l’organo di controllo era all’oscuro del collegamento esistente tra il Presidente Tomasetti e il consulente Gozi. Nessuno dei sindaci, infatti, pur avendo partecipato alla riunione, ne era stato informato”, come affermato dagli stessi sentiti come testimoni.

In altri termini – specifica l’inquirente nell’archiviazione – il Presidente, non solo propose al Consiglio Direttivo e votò l’assegnazione dell’incarico a Sandro Gozi, ma si adoperò perché questo incarico apparisse come volontà del Governo. Durante l’iter che portò alla nomina del consulente, fu proprio Gozi l’interlocutore di Catia Tomasetti. Fu Gozi a predisporre in autonomia il testo del contratto, che inviò a Banca Centrale”.

Il consulente che si prepara il contratto Risulta dal decreto di archiviazione che “il contratto era stato predisposto dal consulente, benché, nella normalità delle ipotesi sia colui che necessita della consulenza a delinearne l’oggetto”. Doveva cioè essere Bcsm a sottoporre a Gozi il contratto con l’oggetto dello stesso e non viceversa. “L’anomalia appare ancora più vistosa – prosegue l’inquirente – se si considera che il testo contrattuale è assai dettagliato. Il consulente è incaricato di fornire assistenza e coordinamento «per influenzare la legislazione dell’Unione Europea»; partecipare ai lavori di «associazione di categoria»; coordinarsi «con i regolatori di Bruxelles»; anticipare gli «aggiornamenti regolamentari»; indicare strategie e fornire istruzioni e preparare Bcsm in occasione di discorsi pubblici; assistere l’ente nel recepimento dell’aquis communitaire”.

Tra il dire e il fare Tra quanto detto nel contratto e quanto fatto, però, l’inquirente ha rilevato sostanziali discrepanze. “La pretesa consulenza ad ampio spettro – rileva infatti l’inquirente – non ebbe alcuna estrinsecazione concreta. Il consulente ricevette (e non fornì) indicazioni, valutazioni strategiche, relazioni e documenti. Fu anzi la struttura di Bcsm ad elaborare gli interventi e a predisporre i documenti che Gozi riceveva nell’imminenza di un appuntamento e che poi esponeva come se fossero stati da lui elaborati. Il dott. Gozi ‘telefonava’ alla “struttura” di Banca Centrale “con una certa frequenza per chiedere aggiornamenti sullo stadio della trattativa e, in generale, per informarsi su tutto ciò che Banca Centrale stesse facendo. Chiedeva di avere aggiornamenti e che gli fossero inoltrati i documenti che Banca Centrale aveva ricevuto dalla segreteria Affari Esteri. Il dott. Gozi non dava la sensazione di conoscere la situazione sammarinese in relazione ai rapporti tra San Marino e l’Unione europea. Non aveva contezza del problema relativo, ad esempio, al recepimento delle direttive e dei regolamenti comunitari. Sicuramente era più propenso alle pubbliche relazioni”. Prosegue il provvedimento di archiviazione tra l’altro riportando precise testimonianze: “Alcune questioni, di importanza fondamentale per uno Stato come San Marino, sono state del tutto ignorate dal dott. Gozi. Ad esempio la negoziazione del cosiddetto phasing, ossia di un tempo intercorrente tra il recepimento della normativa e la sua attuazione. Era essenziale che la Repubblica di San Marino ’spuntasse’ un phasing di 3-5 anni, per disporre del tempo necessario per mettere in atto la normativa ed evitare procedure sanzionatorie”. In altre parole – chiosa il provvedimento di archiviazione – era Banca Centrale che forniva indicazioni, ragguagli, relazioni e documenti al dott. Sandro Gozi. Gozi esprimeva sintetiche valutazioni che inviava tramite email, partecipava a qualche riunione e a qualche conference call”. Per l’inquirente “appare indubitabile che l’incarico di consulenza sia rimasto inattuato” e rileva quindi come sia smentito che “il dott. Sandro Gozi abbia sempre svolto l’attività di consulenza per come previsto nel contratto de quo ed abbia regolarmente partecipato a incontri con gruppi di lavoro costituiti presso Bcsm, con membri del consiglio direttivo e della direzione, dedicati all’attività di recepimento all’interno dell’ordinamento sammarinese della normativa europea, in particolare in materia bancaria e finanziaria, e dello sviluppo dei negoziati concernenti l’accordo di associazione con l’Unione europea”.

I 10mila euro al mese Il provvedimento di archiviazione rileva che “si trattò di un espediente usato per assicurare al Dott. Gozi una retribuzione di 10.000 euro al mese, senza che lo stesso fosse concretamente impegnato in una effettiva attività di assistenza e consulenza. A tutto concedere l’attività di Gozi si estrinsecò in incontri con il personale di Banca Centrale (in cui lo stesso Gozi veniva informato e aggiornato sugli sviluppi della trattativa in corso), con il Consiglio Direttivo (al quale Gozi riportava quanto fatto dalla struttura di Banca Centrale), nella revisione del resoconto delle riunioni, nella partecipazione ad alcuni incontri a Bruxelles, che vedevano il Dott. Gozi come mero partecipante, senza un ruolo attivo. Nulla a che vedere dunque, con l’assistenza tecnica, strategica e negoziale prevista dal contratto”.

L’inquirente rileva anche come sia la Presidente, sia alcuni membri del Direttivo, sia alcuni funzionari di Bcsm fossero consapevoli “che il contratto era rimasto inattuato e che era Banca Centrale a fornire consigli, relazioni, studi al Dott. Gozi e non l’opposto”, ma nonostante questo “hanno indicato che le prestazioni di Gozi erano effettive e in linea con l’incarico affidatogli. Hanno perciò riconosciuto che meritasse un compenso di 10mila euro al mese la sola presenza fisica a qualche riunione (una al mese) a San Marino o a Bruxelles, la partecipazione a qualche conference call, l’inoltro di articoli di stampa, la revisione di bozze predisposte da Banca Centrale e qualche ‘placet’ accordato al lavoro altrui”.

Nonostante non integri fattispecie penali, non si può tuttavia negare che quanto emerso dalle carte dell’indagine lasci come minimo perplessi.

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