San Marino. “Che cosa c’è di sbagliato (e di giusto) nel mondo”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Don Gabriele Mangiarotti

«Ma non c’è coraggio nell’attaccare qualcosa di vecchio o antiquato, non più di quello che occorre per offrirsi di combattere contro la nonna di qualcuno. L’uomo davvero coraggioso è colui che sconfigge le tirannie nate al sorgere di questa giornata e le superstizioni appena sbocciate, come i fiori a primavera» (Chesterton, La paura del passato).
Questa affermazione del grande Chesterton mi ha sorpreso leggendo le pagine di quel testo attuale e drammatico anche solo nel titolo: «Che cosa c’è di sbagliato nel mondo». Mi pare che descriva l’attitudine di molti che, in nome di una loro ideologia, stanno combattendo una battaglia che non sa affatto cogliere il nemico giusto, quello che, oggi, sta cancellando l’umanità dell’uomo.
E sto pensando – e non mi si dica che è oramai un ritornello consumato, perché il mondo (e il Referendum) ha già deciso la verità sul presente – a ciò che sta accadendo riguardo all’educazione dopo che la legge sull’aborto a San Marino ha imposto che l’educazione da impartire ai nostri giovani (sessuale, affettiva, di gender…) sia compito dello Stato, nella totale dimenticanza del ruolo dei genitori.

Mi chiedo però in nome di quale principio tutto questo stia accadendo, soprattutto se teniamo in considerazione proprio ciò che è caratteristico dell’ordinamento sammarinese. Basterebbe leggere queste semplici note:

1. «La Repubblica di San Marino riconosce, come parte integrante del proprio ordinamento, le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute e conforma ad esse i suoi atti e la condotta. Si uniforma alle norme contenute nelle dichiarazioni internazionali in tema di diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali… L’ordinamento sammarinese riconosce, garantisce ed attua i diritti e le libertà fondamentali enunciate nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Gli accordi internazionali in tema di protezione delle libertà e dei diritti dell’uomo, regolarmente stipulati e resi esecutivi, prevalgono in caso di contrasto sulle norme interne.» (Art. 12 Dichiarazione dei Diritti dei Cittadini e dei Principi Fondamentali dell’Ordinamento Sammarinese)

2. «Ogni individuo ha diritto all’istruzione…
L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali…
I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» (Articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

3. «Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» (Art. 2 Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali)

Saranno in grado le famiglie di fare rispettare il loro diritto a una educazione che non imponga una ideologia (di Stato o di “gender”) per permettere ai giovani di crescere attraverso un impegno rispettoso della loro identità, o si preferirà dare in pasto la loro formazione ad altri, in contrasto con i valori a cui la famiglia ha dedicato la vita e che sono patrimonio «non negoziabile» per nessuna ragione?

Alcuni amici così si spiegano (e mi paiono argomenti seri e convincenti): «In questa fase storica, di fronte alla complessa realtà sociale e culturale che vivono oggi la famiglia e la scuola, è necessario che i percorsi educativi proposti rispettino tutte le famiglie, tutte le culture e le sensibilità, ogni credo religioso, gli alunni e i docenti, il pluralismo e la facoltà di scelta dei genitori sui temi educativi sensibili all’interno delle singole realtà scolastiche…
I recenti tentativi di introdurre un’educazione affettiva e sessuale nella scuola pubblica e il diffondersi … della cosiddetta “ottica di genere”, che impatta nella didattica coinvolgendo l’aspetto dell’identità dei discenti, chiama inequivocabilmente in causa la delicatissima questione della libertà di scelta educativa dei genitori, richiamando la questione altrettanto fondamentale del pluralismo culturale e della vita democratica del nostro paese. La scuola può certamente favorire una formazione che tenda ad affermare la parità tra i sessi e ad agevolarne e consolidarne la consapevole acquisizione, ma non può agire sull’identità delle persone, contraddicendo l’intervento educativo familiare ed esperienziale delle famiglie.
Nell’educazione civica, affettiva e sessuale così come nell’educazione alla cosiddetta parità “di genere” o contro le discriminazioni, andranno rispettate le differenze culturali ed educative, che interpretano e concretizzano i valori fondamentali della vita. Ne consegue, ad esempio, che i genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli, siano coinvolti in tali attività formative e che ne siano dettagliatamente informati in modo che possano esprimere il loro consenso/dissenso in merito agli aspetti prettamente valoriali ed educativi.
Oggi questa battaglia si gioca anche sul piano concreto del riconoscimento della VALIDITÀ DEL CONSENSO INFORMATO PREVENTIVO da richiedere ai genitori per attività extracurriculari e argomenti educativi contestati e divisivi tra le famiglie, a salvaguardia della libertà di educazione dei genitori su tutte le attività extracurriculari che attengono a temi educativi sensibili (relativi alla sfera etica, affettiva e religiosa) … anche per la parte facoltativa che la scuola intende proporre in orario scolastico.» (Associazione Articolo 26)

Allora «l’uomo davvero coraggioso… sconfiggerà le tirannie nate al sorgere di questa giornata e le superstizioni appena sbocciate…»

Gabriele Mangiarotti

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