San Marino. Giustizia in Consiglio, concluso il dibattito

Concluso il dibattito sulla giustizia

Approvato ordine del giorno che dà mandato al Segretario giustizia e Plenario di tirare dritto

“Chiedo alle autorità di San Marino di astenersi dall’adottare ulteriori misure che possano alimentare tali accuse in attesa dell’adozione e della pubblicazione di tale rapporto e prima che eventuali raccomandazioni in esso contenute siano adeguatamente attuate”. Così, dal Consiglio d’Europa, il Commissario per i diritti umani, Dunja Mijatović. La maggioranza, però, se ne infischia dei richiamo degli organismi del Consiglio d’Europa e tira dritto con il repulisti in tribunale. 

Lo si comprende dall’ordine del giorno proposto e approvato dalla maggioranza. Al termine del dibattito è il consigliere del Pdcs Francesco Mussoni a presentare l’ordine del giorno per tirare dritto. Nell’odg “si invita il Segretario alla Giustizia a sottoporre una proposta di riforma della giustizia quanto prima; prendere contatti con la Commissione di Venezia per avviare un percorso di collaborazione e ammodernare il sistema della giustizia sammarinese; verificare la presenza di un fascicolo su San Marino all’interno della Commissione; la nomina celere del nuovo dirigente”.

E’ il terzo punto dell’odg il più critico perché “invita il Segreta- rio per la giustizia a richiedere una valutazione basata sulla ap- plicazione della legge qualificata 1 del 2020 anche in virtù del parere pro-veritate del professor Baldassarre in merito ad atti e procedure adottati in passato che possano presentare vizi e sollecitare il Consiglio giudiziario plenario perché assuma le conseguenti deliberazioni”. In una parola, proseguire con il “repulisti” in tribunale con la rimozione dei giudici di appello e del Commissario della legge.

E’ soprattutto per questo che l’odg della maggioranza viene valutato molto negativamente dall’opposizione e non votabile, anche perché contravviene per le minoranze i principi fondamentali. L’opposizione di ordini del giorno ne propone uno suo, congiunto Libera e Rf, che chiede l’istituzione di una apposita commissione parlamentare per affrontare le problematiche della giustizia e le nuove norme di riforma dell’ordinamento giudiziario.

La maggioranza – nonostante qualche voce più critica nel dibattito – vota tuttavia compatta e con 38 voti a favore, 16 contrari un astenuto e un non votante, approva il suo ordine del giorno. All’incirca con gli stessi numeri, 39 contrari e 16 a favore, respinge l’ordine del giorno dell’opposizione. L’Odg della maggioranza, quindi, con la determinazione di procedere nella defenestrazione dei magistrati, perché di fatto questo prevede, para le spalle al Segretario alla Giustizia, ai membri del Plenario che saran- no chiamati a proseguire con la strategia “terra da ceci”, e fornisce anche un ombrello alla Reggenza, che il Plenario lo convoca e lo presiede.

Dovessero arrivare gravi determinazioni dal Consiglio d’Europa, quindi, sarebbe responsabilità di tutti, cioè di nessuno. Insomma quel fronte comune contro il Consiglio d’Europa, cosa che qualcuno invocava già a inizio seduta, è racchiuso in quell’ordine del giorno, con una strategia che già si era intravista: lasciamo parlare gli organismi inernazionali, sminuendo fin che si può, intanto tiriamo dritto, e poi facciamo i bravi coinvolgendoli nelle leggi che faremo. L’odg della maggioranza, in altri termini, dice questo. Prima del voto sugli ordini del giorno e sulla sostituzione di Iro Belluzzi, che è stato rimpiazzato con il più allineato Matteo Rossi, c’è stato il dibattito. Andrea Zafferani di Repubblica futura aveva sottolineato: “A parole la maggioranza ha detto di volersi confrontare su questi temi, ma nel frattempo ha agito su altro, eliminando giudici non graditi, cacciando un dirigente dopo averlo accusato di ogni cosa. Cose contingenti legate a interessi personali specifici. Il Consiglio d’Europa ha detto cose molto significative. Ha indicato che dovrebbero essere precluse norme che agiscono retroattivamente. Ha detto che devono essere utilizzati criteri prestabiliti per l’assegnazione delle cause a un giudice e che un caso non dovrebbe essere sottratto a un giudice senza un valido motivo. Lettera che si è tenuta nascosta persino agli organismi che doveva decidere su quelle materie, sintomo di imparzialità”.

A procedere lancia in resta sulla linea tracciata da chi dirige la maggioranza, e a insistere per fare passare come illegittimo ciò che illegittimo non è, arriva Giancarlo Venturini, segretario del Pdcs: “La revoca dell’allora magistrato dirigente avvenuta senza una norma specifica e quindi a nostro avviso illegittima. Si applicava una misura con valenza sanzionatoria che non ha mai avuto fondamento legislativo alcuno. Forzatura ingiustificabile. Oggi nessuno può negare che l’eredità lasciata dal precedente Governo sia gravosa. Non è la legge qualificata la radice delle ostilità”. E anche lui, come altri in maggioranza, tacciano di attacco alla Reggenza le rivendicazioni di diritti e principi fondamentali da parte di opposizione e giudici, add rittura additando le segnalazioni al Consiglio d’Europa come attacchi alle istituzioni. Non fu così, fa notare qualcuno, quando fu Marco Gatti a rivolgersi al Coe, senza avere in risposta neppure un fiato.

Eva Guidi di Libera ha rilevato che “al giudice Caprioli ieri sono state fatte accuse gravissime. Dev’essere confermato. Mandiamo via anche lui e continuiamo in questo repulisti? Una riflessione molto approfondita dev’essere fatta. Continuiamo a dare la nostra disponibilità. Sul parere pro veritate di Baldassarre, noi non lo vogliamo sminuire, ma si sminuisce da solo nel momento in cui contiene un macroscopico errore. Un aspetto di superficialità e lo ribadiamo. E’ una questione di salvaguardia dei nostri diritti e il nostro partito andrà fino in fondo per avere delle risposte”, e Libera ha confermato che presenterà la mozione di sfiducia verso il segretario Massimo Andrea Ugolini.

Manuel Ciavatta del Pdcs richiama le questioni in sospeso, tra cui la lettera del professor Barchiesi, lo stallo del tribunale nei procedimenti che riguardano i magistrati. “Non possiamo non considerare queste cose – dice – Chi deve fare le verifiche? Vi chiedo uno sforzo anche qui per capire chi le dovrà fare e chi le potrà fare. Un vulnus del nostro ordinamento ma anche una tipicità. E’ normale. A questo punto chiedo all’aula: siamo tutti concordi rispetto alla nomina del nuovo magistrato dirigente. Ecco. Chiedo che cosa si vuol fare rispetto a questi elementi di verifica. Non ci possono essere

ombre né per la politica né per la magistratura”.

Quindi Gaetano Troina di Domani Motus Liberi sostiene che “oggi in questo Paese pare più al sicuro chi le regole le infrange rispetto a chi le rispetta. Siluri e granate vengono lanciati da una parte e dall’altra, ma oggi il nostro tribunale non riesce a lavorare. Penso sia arrivato il momento di portare all’attenzione di quest’aula delle proposte di riforma. Dovranno necessariamente essere ponderate ed equilibrate e il più possibile valutare con gli operatori ed essere volte ad evitare che le medesime problematicità si presentino nuovamente. Basta rivangare il passato, il Paese non ha più tempo da perdere”.

Quindi Nicola Renzi di Rf: “Dispiace che di fronte alla lettera del Consiglio d’Europa il Segretario di Stato per la Giustizia abbia fatto una dichiarazione dicendo che ci venivano fatti i complimenti. Leggendo la lettera io credo ci sia ben altro.Poi la lettera arrivata a San Marino l’8 settembre. Io credo che tutti i membri del Consiglio Giudiziario Plenario avessero il diritto di conoscere i contenuti di questa lettera che siamo venuti a conoscere solo quando il Commissario per i diritti umani l’ha pubblicata sul proprio sito. Io credo che sarebbe il caso di dire ai cittadini la verità”. Quindi Renzi fa i conti del “repulisti” che la maggioranza sta facendo: “Il sindacato al commissario Buriani, i giudici di appello e un commissario delle legge, poi ci sono tre giudici in scadenza che non si sa se verranno rin- novati… insomma, in tutto sono sette giudici e un dirigente, otto persone che vengono estromesse e cacciate dal tribunale di San Marino. Vi sembra normale che perché cambia una maggioranza, un nuovo governo, operi una cosa del genere? A me pare una cosa devastante”. Poi sulle azioni della politica sulla magistratura chiede: “Qual è il cittadino sammarinese che può vedere risolto un proprio ricorso non dal tribunale ma da una Commissione? La risposta è: nessuno”.

In sede di replica Luca Boschi di Libera sottolinea: “Conto Mazzini. Ieri sono state mosse critiche fortissime, lei oggi Zeppa ci ha risposto in modo insufficiente, soprattutto se sommiamo gli interventi dei suoi colleghi di partito che ancora una volta hanno criticato il titolare del processo. Ora si sente benissimo dalle vostre parole tra le righe, ma neanche troppo, che il Conto Mazzini non solo non andrà avanti, non arriverà alle conclusioni, ma i giudici sono stati lasciati da soli e sono state prese le distanze da quei giudici. E’ la cosa che più preoccupa la nostra cittadinanza”.

Detto fatto, e ad attaccare il giudice Francesco Caprioli insiste Alberto Giordano Spagni Reffi di Rete: “L’unico che ha interrotto il Conto Mazzini in questi anni è il giudice Caprioli. Sulla presa d’atto dei giudici di appello ci eravamo messi a difesa della Reggenza. Come fa Boschi a dire queste cose, che lui quelle pressioni le aveva vissute? Come si fa a dire questa cosa? A portare questa incoerenza in Aula? E’ una vergogna. Come si può dire a Rete che vuole bloccare il Conto Mazzini? Per quali interessi dovremmo farlo?”

Intanto Giuseppe Maria Morganti di Libera esprime sconforto sull’odg della maggioranza: “Ribadisce con forza e violenza gli atti portati avanti dalla maggioranza. Si vuole dare sostanza al parere pro-veritate del professore Baldassarre e procedere nella dimensione della sostituzione e della cacciata di tre giudici. E’ una cosa molto grave. Si legge proprio chiaramente nell’odg”, che poi è stato approvato”.

“Io credo che questa maggioranza stia ingerendo in maniera enorme sul tribunale – gli fa eco Vladimiro Selva – Mi stupisce che i membri della maggioranza non si facciano delle domande dopo le dimissioni di persone equilibrate da quella Commissione. Voi volete tirare dritto su qualcosa che avevate deciso già prima”.

Pasquale Valentini, voce più critica della maggioranza e del Pdcs parte “dall’immagine che il consigliere Zeppa ha evocato della canzone di De Andrè, la guerra di Piero. Parlando di queste situazioni in maggioranza, dando per acquisito questo clima, la risposta era: se non spariamo noi, sparano gli altri. Avevamo capito che oggi eravamo venuti qui tutti per superare un clima di guerra. Così non è”, ha constatato con rammarico.

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