San Marino. La riflessione di Marco Podeschi sulla politica sammarinese

Riceviamo e pubblichiamo

Il 2022 si è chiuso con la sinistra in grave difficoltà nella vicina Italia e in forte movimento a San Marino. Pedini Amati approda con MD nel PSD, i socialisti sono prossimi a una reunion di tutte le componenti della diaspora degli ultimi 20 anni (socialisti, social democratici, ex psd, Elego). I post SSD, ex PSD e SU, ex PDS e rifondazione comunista con gli ex civici pronti ad allargare lo spettro delle alleanze con civici e ex movimento democratico. Esponenti di Rete – si dice – pronti a rientrare nella sinistra da dove negli anni hanno militato.
E il resto dello scenario politico? Il centro? Uso questo aggettivo per identificare chi non fa parte dell’altro schieramento – quello per capirci che vuole essere alternativo alla DC – cosa sta facendo?
All’apparenza nulla. Di fronte a quanto accaduto in Italia e non solo Italia in cui il centro destra costruisce progetti politici e culturali alla sinistra il centro preferisce allearsi di volta in volta con soggetti diametralmente diversi rispetto. La DC si è alleata a RETE, movimento antitetico in termini politici e culturali allo scudo crociato e il risultato vincente alle elezioni è stato poi desolante in termini di governo.
RF – movimento a cui appartengo. Abbiamo vinto le elezioni nel 2016, costruito un progetto alternativo alla DC il primo che dal 1978 la lasciato la DC all’opposizione per più di un anno per essere poi scaricati dalla componente sinistra della coalizione nel 2019.
Non c’è mai stata l’intenzione di costruire un progetto politico, culturale e di prospettiva che riunisse tutte le forze di centro. L’unico, parziale fu nel 2008 quando DC, AP, Noi Sammarinesi, Europopolari e Popolari sammarinesi al governo con i DdC all’apposizione.
Da allora, rotazione di governi a parte c’è stata una drastica semplificazione dei soggetti politici ridotti a quattro nella corrente legislatura di cui unici presenti con una propria lista o non in coalizione con soggetti non centristi solo due: DC e RF.
Con la sinistra in ebollizione sempre alle prese con il dubbio fra allearsi di nuovo con la DC o lavorare all’alternativa il centro è in stato di paralisi.
Al netto delle questioni politiche, personali, ripicche, vendette sarebbe giunto il tempo ragionevolmente di costruire una piattaforma culturale e poi politica su cui basare un progetto paese per il futuro.
Ci sono temi su cui anche negli ultimi mesi il centro ha avuto la voglia e capacità di fare un ragionamento unitario, diverso dalle posizioni di sinistra o populiste.
Ora ci sono grandi temi su i quali sarebbe logico aprire un confronto culturale per capire se al netto forze politiche in campo, ci sono elementi comuni di prospettiva.
La politica estera: il rapporto con l’Unione Europea e l’asse geopolitico su cui basare relazioni bilaterali (atlantismo, neutralità, filo cinese).
La politica interna: sicurezza, difesa delle prerogative nazionali, natalità, difesa dei cittadini, salute.
Le sfide globali: sostenibilità ambientale, transizione energetica, digitalizzazione, infrastrutture, solidarietà e sussidiarietà.

L’esito delle alleanze, coalizioni negli ultimi venti anni mostrano come l’assemblaggio numerico di una maggioranza non è una condizione sufficiente per garantire successo e compimento di una legislatura. C’è da costruire una piattaforma di centro reale ed effettiva e quanto accaduto in Italia nelle recenti elezioni non è un elemento da trascurare.
Spesso, e parlo anche per me stesso, ci siamo adattati agli altri prima di esprimere le caratteristiche culturali delle nostre forze politiche. Ci si adegua al mood generale senza avere il coraggio di esprimere idee e posizioni con una caratterizzazione culturale. In questo il centro a San Marino rischia più che in altri paesi di essere sopraffatto dalla sinistra o da chi invocando le mode del momento stravolge alcuni capisaldi della nostra comunità e può mettere a repentaglio le fondamenta della Repubblica. Uscire dalle ipocrisie e dalle posizioni cerchibottiste come nel caso della cittadinanza.
Da 8 anni negoziamo un accordo di associazione con la UE, non abbiamo il coraggio di presentare domanda di adesione alla UE, paesi “menu europei” di noi l’hanno fatto o lo stanno facendo, sembra siamo un procinto di aprire alla doppia cittadinanza permettendo di fatto ai due terzi della popolazione residente di avere in tasca il passaporto italiano e dell’Unione europea. Questo è un esempio, ce ne sarebbero tanti, delle politiche strabiche allineate a un mood generico e generale in cui il centro c’entra poco o nulla.
il centro si muove quindi ??
Per adesso osserva…

 

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