San Marino. Resoconto Consiglio Grande e Generale 15 dicembre 2021 mattina

CONSIGLIO GRANDE E GENERALE, SESSIONE 14-23 DICEMBRE

– MERCOLEDÌ 15 DICEMBRE – Seduta della mattina


I lavori consiliari in mattinata ripartono con il proseguimento del comma comunicazioni, in cui torna al centro del dibattito il tema dell’emergenza sanitaria e del mancato inserimento all’ordine del giorno del decreto covid n. 197 del 7 dicembre 2021. Altro tema affrontato, alla luce degli sviluppi sul processo Varano, è la recente ordinanza del Tribunale di Forlì che stabilisce la nullità del decreto di citazione a giudizio. di cui si discute sia in comma Comunicazioni, sia alla ripresa del comma 3, in chiusura di seduta, con il proseguimento del dibattito sulla relazione della Commissione di inchiesta sulle crisi bancarie, giunto alla repliche.

Tra gli interventi in comma Comunicazioni, l’ultimo è quello del Segretario di Stato per la Sanità Roberto Ciavatta che, nel motivare l’ultimo decreto Covid, spiega la serietà della fase attuale della pandemia nel Paese e la necessità di intervenire con urgenza attraverso misure di contenimento dei contagi.  A fronte del numero record di nuovi positivi raggiunto ieri e di un tasso di incidenza sui tamponi che tocca il 17% “la situazione per via del contagio non è mai stata in queste dimensioni, è drammatico- manda a dire- E se va avanti così ci dobbiamo dimenticare feste natalizie e il capodanno”. A complicare le cose, la circolazione di varianti del virus molti più contagiose di quelle delle precedenti ondate, la Delta e l’Omega. In particolare, rispetto quest’ultima sono in corso accertamenti su alcuni tamponi, rivela il Segretario Ciavatta. Rassicura infine sulla disponibilità dei vaccini: “Oggi ne faremo altri mille e fino al 15 gennaio ci sono. E per il 10 gennaio è già programmata la consegna (di altre dosi)”.

I lavori riprenderanno nel pomeriggio come da ordine del giorno con l’avvio del comma 4 sul Bilancio di previsione 2022.

Di seguito l’estratto degli interventi della mattina.

Comma n.1 Comunicazioni

Gian Nicola Berti, Npr 
Il mio voto all’anticipazione del comma per il decreto covid è stato negativo. Il fatto che non sia stato possibile anticipare il comma non è mia esclusiva responsabilità – dal mio punto di vista lo riterrei un merito, non una responsabiluità- in quanto per poter anticipare il comma per regolamento servirebbero 39 voti e 35 soltanto ne sono arrivati a favore. Io potevo votare sia a favore che contro, in ogni caso il comma non sarebbe stato anticipato. E’ un problema che va avanti da tempo attraverso tutta una serie di speculazioni sul problema della pandemia. Mi piacerebbe che si evitasse di utilizzare l’Aula parlamentare, quasi fosse un social, dove ognuno diventa virologo, epidemiologo, medico…credo forse non siamo decisamente i soggetti più competenti e deputati a fare questo tipo di valutazioni. Dovremo forse astenerci dal fare considerazioni che poi magari traggono spunto dai social. Già c’è tanta confusione su questo tema, gli unici ad avere il diritto di parola ritengo siano i medici e i virologi e il microfono dovremo lasciarlo loro e avere noi la capacità di fare silenzio. Chiusa parentesi. Giusto che di questo decreto se ne parli a gennaio, avremo modo di vedere se gli interventi portati dal governo -che ne ha tutta la responsabilità- sono sufficienti o se non lo sono, per limitare la pandemia.
Abbiamo dibattuto in Aula per tanto tempo sulla vicenda Delta, il primo omicidio di impresa bancaria sammarinese. Quando Di Vizio attaccò la Repubblica di San Marino attraverso provvedimenti casati poi dalla Cassazione italiana, questi si fondavano sul teorema che i soldi arrivavano a San Marino, paese non equivalente Moneyval, senza che Banca d’Italia sapesse nulla, attraverso un’operazione che passava in Monte dei Paschi di Siena. Questo è l’elemento che fece partire il primo sequestro e che radicò la competenza a Forlì, sulla base della quale si è poi sviluppato un processo. Se fosse iniziato un processo, e non è iniziato, si sarebbe potuto scoprire che quando da Banca d’Italia uscivano i soldi nelle buste, c’era scritto Banca d’Italia, Monte dei Paschi di Siena- destinazione Cassa di Risparmio di San Marino. L’attribuzione di comportamenti criminali della nostra Repubblica nasce da questa falsità. Poi di errori ne sono stati commessi tanti, dalla politica, dagli amministratori di Cassa, di Delta…potremmo fare i processi, se vogliamo, e aprire una commissione d’inchiesta su come non sia stata difesa Cassa dalla politica in quegli anni. E come sia stata usata la vicenda del procedimento penale di Forlì per far chiudere Fondazione Cassa di risparmio Sums, e per fare pressioni affinché Cassa andasse in difficoltà, ed è andata in difficoltà. Ho sentito cose ignobili in Aula, dette anche da persone senza competenze su quanto stava avvenendo, ma che attribuivano rilevanza e onestà intellettuale alla Procura della Repubblica di Forlì. Mi si consenta di dire che sarebbe antipatico tornare indietro e riascoltare quelle parole. Iniziamo a ragionare invece su come questo Paese gravemente danneggiato da quella vicenda e che ha pagato un prezzo superiore al miliardo di euro, magari unisca le forze parlamentari per un’attività finalizzata al recupero dei danni che ci sono stati arrecati. Credo qui ci sia la possibilità di andare avanti, perché forse tante cose è ora di iniziarle a dire e a chiamarle responsabilità, non tanto di amministratori e politici che non hanno capito, ma di chi effettivamente ha spogliato un’impresa che aveva solo un problema. Ha drenato tanto liquidità e andò troppo forte e veloce rispetto le capacità di supportarlo e forse le scelte imprenditoriali non sono state felici. Ma non c’è stato alcun reato. Invece siamo stati costretti a pagare un danno reputazionale legato più che alle condotte, al momento effettivamente buio dei rapporti italo-sammarinesi.

Rossano Fabbri, Gruppo misto opposizione
Credo vada stigmatizzato il comportamento di questa mattina, quando Aula ha visto andare a vuoto l’appello delle Loro Eccellenze e ci ritroviamo a iniziare un’ora dopo anche oggi. Brutto segnale delle forze di maggioranza che in 44 membri non riescono a garantire nemmeno il numero legale. Sul mancato inserimento del comma sul decreto covid, credo sia chiaro a tutti che, per fare in modo che quel decreto potesse essere discusso, occorresse l’unanimità dei voti di tutte le forze e aihmè non è avvenuto. Qui emerge ancora una volta una gestione che vuole prima decidere e fare prendere atto della regola quando è già applicata da settimane. Anche se va dato atto che i gruppi di maggioranza erano concordi nell’inserimento, ma questo non è avvenuto per una presa di posizione impropria.
Con un tempismo perfetto invece arriva la fine del procedimento Varano. Sono 13 anni che gira per le procure italiane. Non si possono dimenticare gli attacchi della procura di Forlì, come quella di  Roma su Smi… oggi giunge la fine dell’attacco più veemente e sistemico che i tribunali italiani hanno fatto nei confronti di una Repubblica di San Marino lasciata senza difesa. Hanno potuto fare quello che hanno voluto, a mio avviso, sulla nostra pelle, con danni enormi. A questo punto mi auguro questo Parlamento abbia la possibilità di vedere gli atti alla fine del procedimento. Oggi il tribunale dei giudici parla di un’accusa fumosa e priva di fondamento. Quel processo non vedrà mai la sua fine, ma i danni sono enormi. Si deve sapere chi sono stati i cittadini sammarinesi che hanno prestato il fianco alla Procura di Forlì, veri traditori della patria. E’ ora che l’Aula e il Paese e i cittadini sappiano che ci sono stati cittadini sammarinesi che sono andati a soffiare sul fuoco dell’inchiesta, per beghe politiche personali, per mettere sulla berlina il proprio nemico politico e per meri fini politici.

Gloria Arcangeloni, Rete
Nonostante mi sia dispiaciuto non sia stato inserito nell’odg il decreto covid, ritengo abbia avuto ragione magari il consigliere Berti quando ha cercato di evitare un altro imbarazzante dibattito dettato da strumentalizzazioni politiche e  posizioni personali e poco altro, e non per dare uno strumento per contingentare la situazione covid. Cosa che però non si è potuta evitare, visto che il dibattito è stato traslato in comma comunicazioni, dove ho sentito ieri più attacchi al Segretario Ciavatta e a questa maggioranza, che dati scientifici. In pochi giorni siamo passati da 20-25 positivi al giorno, a ieri, con il picco massimo di 118 positivi. Ci tengo a ribadire che la Segreteria alla Sanità propone un decreto legge dettato non dai suoi umori, ma dai principi scientifici dei nostri professionisti e dalla comunità scientifica. Bene, c’è stato poco preavviso, ma in Udp era stato anticipato che si stava lavorando a un nuovo decreto proprio per l’acuirsi dei contagi, così come si è detto che si sarebbe anticipata la chiusura delle scuole, su cui ho sentito polemiche spicciole.  I positivi sono 570 se non di più, ma limitati i ricoveri a 14. L’anno scorso, a inizio campagna vaccinale, i dati erano peggiori, in riferimento ai casi gravi. Meno male che c’è stata una campagna vaccinale importante e che ha funzionato. Tanto che ad oggi risulta 1 solo ricoverato in terapia intensiva ogni 132 positivi. Il personale sanitario è limitato e in questo momento totalmente impegnato a seguire positivi, malati, tamponi e tracciamenti. Sono stati chiusi 3 reparti, restano aperte solo le sale operatorie chirurgiche per casi gravi, questo ce lo dobbiamo ricordare quando veniamo a chiedere qua il confronto, quando siamo in situazione di emergenza e quanto mai è azzeccato utilizzare il decreto in questi contesti. Sui vaccini: ho sentito dire che non ci sono. Anche questa è strumentalizzazione, solo per cercare un minimo di consenso elettorale in più. I vaccini ci sono, ce ne sono più di 14 mila dosi, tutte prenotate da qui a metà gennaio e la Segreteria e i professionisti che seguono la questione stanno lavorando per fare arrivare altre forniture, previste per i primi di gennaio.

Denise Bronzetti, Gruppo misto maggioranza
Allo scoppio della pandemia, ricordo nottate passate con governo e maggioranza per farvi fronte con decreti e per trovare misure giuste. Questo è stato fatto anche con molto coraggio da parte della politica, che riceveva anche allora indicazioni dalla comunità scientifica, su quali misure opportune ad adottare. Ma è la politica che sceglie ed emana decreti e il Congresso con decretazioni, in caso di urgenza, emette il decreto. Su questo nulla da dire, ma abbiamo da dire sul confronto mancato che anche nei momenti più tragici della pandemia non è mai mancato. Oggi tutta questa cosa non è più possibile e non è che non esiste emergenza. Spero ora sia più chiara la ricostruzione dei fatti e del perchP ci lamentiamo del mancato confronto.  E non va bene considerare sempre nulle e inadeguate le proposte di una parte politica su questi argomenti.

Gerardo Giovagnoli, Npr
Tutto il processo Varano che riguardava i fatti di Cassa e Delta torna al punto zero. Dopo 12 anni di processo nessun condannato, nessun rinviato a giudizio, i capi di imputazione devono essere riscritti, quelli di allora sono ritenuti non validi. Questo fatto pone l’amara parola ‘fine’ ad un processo, ma deve farci riflettere, come politica, non solo su come sono andate le cose, ma per trarre insegnamenti da quanto successo. Delta era stata studiata in un’altra Commissione d’inchiesta, appositamente sulla questione Sopaf, e che poi si estendeva a quanto successo in generale tra San Marino -Bologna- Forlì. Il 24 febbraio 2015 si chiudeva la Commissione Sopaf- anche in quel caso ebbi onore di essere presidente- e scrivevamo già allora degli interrogativi sull’attività istruttoria della Procura di Forlì. Purtroppo la maggior parte degli effetti determinati dall’attacco su San Marino sono irreversibili, effetti che si sono realizzati nella privazione delle libertà personali e nella compromissione della vita personale, se non della vita stessa- e vorrei ricordare che a diverse persone coinvolte, la vita gli è stata rovinata, qualcuno è tornato in Cassa, altri no, come il dott Ghiotti- nella distruzione del più grande investimento fatto da una società sammarinese in Italia. Ed è da rilevare che troppe volte nelle vicende rappresentate nella relazione i protagonisti hanno agito contro i propri avversari, o per salvare se stessi, piuttosto che per il bene di San Marino. Per questo la Commissione nel 2015 esprimeva alla fine della relazione l’auspicio che ‘le istituzioni della Repubblica di San Marino sappiano da ora in avanti fare sistema nella difesa dello Stato, a partire dai nuovi processi di Rimini e Bologna, dove si auspica siano rappresentate le esigenze di verità e di risarcimento dei danni economici subiti’. Dopo 6 anni non è stato fatto quello che la commissione richiedeva. E oggi arriva appunto una svolta che si verifica contemporanea alla chiusura di un’altra commissione d’inchiesta su tutti gli scandali bancari avvenuti in Repubblica.
Già allora poteva essere un augurio a smettere di individuare nemici interni a scapito del bene della Repubblica. Da allora sono state chiuse altre banche e abbiamo potuto rilevare che il danno maggiore alla Repubblica- Delta- dipende da questi fatti che partono tra il 2008-2009. Chiaro che ci deve essere una riflessione subito. Non facciamoci illusioni sui soldi che si possono recuperare. Si deve tirare una linea e ricostruire un punto zero. Non è il fatto di accusare l’Italia o una procura in particolare e che adesso vogliamo vendetta. Non ci sarà nessuna vendetta, l’Italia lo poteva fare perché, come abbiamo scritto nella relazione, San Marino era vulnerabile, l’Italia poteva e lo ha fatto per dei pertugi che abbiamo lasciato. Lo ha fatto in maniera eccessiva? Sì. E in modo che dopo anni non si sono prodotte condanne? Sì. Ne abbiamo ulteriore prova, non possiamo che ripensare le nostre condizioni strategiche quando ci avventuriamo in un settore, e quello bancario e finanziario non può essere lasciato da solo. Dobbiamo ripensare il sistema e questo ci dà le condizioni di ripresa e recupero nei confronti dell’Italia che devono essere sfruttata. Ora diventerà evidente che la punizione che abbiamo subito è stata eccessiva. E ci deve dare una mano nel momento in cui con Ue e con l’Italia si devono concordare nuove forme di accesso al sistema bancario e finanziario, la sua espansione e collocazione nel sistema internazionale. Ci deve arrivare una mano al punto che dobbiamo smetterla di pensare che noi riusciamo a fare attività di vigilanza da soli. Serve collaborazione- purtroppo- con quella Banca d’Italia che insieme a Di vizio ci ha voltato le spalle. Perché i soldi che circolavano erano frutto di accordi legali poi disconosciuti. Ora Abbiamo qualche arma in più di contrattazione rispetto 10 anni fa, per ottenere condizioni diverse e per far rivivere un sistema bancario e finanziario ormai all’osso.

Andrea Zafferani, Rf
Sui temi ora toccati da Giovagnoli, prima da Berti e Fabbri, come gruppo ci torneremo alla ripresa del dibattito sulla relazione della commissione inchiesta. Le scelte del tribunale di Forlì sono comunque rilevanti, purtroppo non risolvono il problema, ma credo dovremo prendere una posizione forte e ne riparleremo.
In comma comunicazioni partirei dal decreto covid. Penso avremmo dovuto discuterne, ci sono aspetti che andavano sistemati. Quindi il decreto che ha introdotto il green pass anche a San Marino e ha portato la spinta alla vaccinazione anche verso le fasce più restie. Ma le persone che anche alla luce di questo decreto- che ha raggiunto il suo scopo- vorrebbero vaccinarsi, non possono perché i vaccini non ci sono per rispondere alle esigenze delle persone. siamo nel paradosso, stiamo limitando la vita alle persone con il green pass e non gli diamo la possibilità di ‘mettersi in regola’ per almeno un mese. Per una mancanza pubblica– anche se giustificabile- della struttura pubblica sono ‘messe fuori’. E già questa situazione porterebbe a un adeguamento del decreto, almeno per chi si è prenotato e aspetta la vaccinazione. C’è ancora poi l’assenza di risposta alla domanda se basterà la terza dose o ne servirà una quarta per il riconoscimento del green pass in Italia.   Non voglio entrare nel merito ‘cure o no’, ma se la strategia scelta di puntare esclusivamente sui vaccini è l’unica possibile, dovremmo farla una riflessione, se sta funzionando la strategia oppure no.
Una risposta al Segretario Pedini: ho sottolineato con forza che il problema non era tanto la trasferta, ma nella falsità della sua comunicazione a Rtv, quando ha detto che l’annullamento della visita Dubai era una scelta sua, per prudenza visti i contagi. E’ falso. Un segretario di Stato seriamente doveva dire: ‘Abbiamo avuto un contagio e per evitare la quarantena siamo rimasti a casa’.  Poi sui costi: tutti a carico di Expo. Poi esce ieri la delibera con 11 membri delle Segreterie, di cui almeno 9 persone a carico dello Stato. Non c’era bisogno in questo momento di una delegazione così, è una sciocchezza, per cui siamo e saremo critici.

Vladimiro Selva, Libera
Giovagnoli ha sottolineato l’importanza che ha, per il nostro Paese, una lettura condivisa di quanto successo per guardare al futuro con unità di intenti di tutte le forze politiche, ma anche di tutte le componenti sociali ed economiche del paese. Perché fatti del genere non possano più accadere, perché quando il paese è sotto attacco, anche se per i nostri errori, non si possono portare avanti lotte intestine. Dobbiamo avere consapevolezza del periodo che stiamo attraversando, un periodo incredibilmente di sofferenza. Se infatti l’economia reale da un lato tiene, abbiamo spostato sul bilancio pubblico gli oneri legati all’attività bancaria -e il problema non è solo Cassa di risparmio, anche se pesa più del doppio di tutte le altre- e dobbiamo affrontare in modo unitario il futuro. Lo diciamo da due anni che per affrontare questa fase serve unità e ciò non avviene e ci scontriamo sul passato. E anche sul decreto covid: c’è chi qui dentro sostiene certe tesi per ammiccare ai ‘no vax’ o ai ristoratori, ma abbiamo miliardi di debiti ed è possibile che una classe politica non abbia la capacità sull’Odg che sta girando di prendersi una responsabilità vera? Non responsabilità delle persone, ma dei partiti. Abbiamo avuto al nostro fianco qui in Aula chi ha preso tangenti per alimentare quel sistema, ma vogliamo dare una speranza o no a questo Paese? Se non riusciamo a metterci d’accordo sui ristoranti che attirino sì o no i no-vax di tutta Italia, riusciremo a fare le riforme che servono? Dobbiamo iniziare a riconoscere le responsabilità ma in ottica di prospettiva. Tra un po’ avremo ben poco su cui litigare.

Matteo Righi, Sds all’Industria
Il precedente intervento ha toccato temi che meritano considerazioni. Il ritorno al dialogo è fondamentale, consapevoli di quello che è stato, ma anche consapevoli che abbiamo davanti problemi tanto importanti, per cui serve una visione condivisa per poter rilanciare paese.
Prendo atto che non si discute in Aula il decreto covid, ma i numeri dei contagi meritano valutazioni. Continuano a salire e questo mi dà un feedback. Per quanto le vaccinazioni sono fondamentali per ridurre le ospedalizzazioni, il criterio usato- i contagi non calano- significa che anche i soggetti vaccinati contribuiscono all’incremento del contagio. A me non preoccupa l’aumento dei contagi se poi quelle persone non stanno così male. Dobbiamo tutelare certamente la salute, ma siamo in ambito di una pandemia mondiale e fa parte del ‘gioco’. Mi preoccupano più le ospedalizzazioni. Io sono per le misure che contribuiscono ad abbassare il contagio. Ma se anche il vaccinato contribuisce ai contagi, dobbiamo trovare misure proporzionate che diminuiscono i contagi. Senza pensare al lockdown che comunque in forma completa a San Marino non abbiamo mai avuto. Magari nei locali si possono togliere tavoli in più, per preservare le distanza e usare tutte le precauzioni possibili. Sono per soluzioni aderenti alla nostra realtà, per abbattere i contagi, guai pensare a chiusure, eventualmente aumentando distanziamento e a quel punto eliminando il green pass, è possibile per il ristoratore fare magari un turno in più…Se prendiamo atto di questo, saremo in grado di far evolvere le misure, in un’ottica di contenimento della situazione, se no rischia di diventare difficile. Le attività economiche sono tutte aperte e i dati economici in ripresa, ma la tensione che si sta scatenando, tra vaccinati e non, la trovo pericolosa.

Elena Tonnini, Sds Interni
Intervengo per rispondere a questa polemica legata all’uso del decreto legge in emergenza. Sulla presunta anticostituzionalità o pericolosità dell’uso del decreto legge si è espresso il Collegio garante, con sentenza n. 11 del novembre 2021. Dove emerge che gli strumenti usati da governo per tentare di ridurre il contagio da covid 19, invece di essere considerati come strumenti di differenziazione sociale, sono usati come strumenti di tutela sociale. Sono infatti lasciati aperti interi comparti economici proprio grazie alle misure di prevenzione. Lo scopo è quello di non appesantire troppo l’ospedale rispetto all’aumento contagi.
Il decreto legge consente al governo di intervenire nei casi di necessità e urgenza per legge costituzionale. Devono essere sottoposti in ratifica al Consiglio entro 3 mesi, mentre a preambolo del decreto devono essere indicate proprio le circostanze di necessità e urgenza e la Reggenza è garante di questo percorso. Il contenimento di una pandemia è o non è motivo di necessità e urgenza? La pandemia è riconosciuta tecnicamente da tutte le organizzazioni internazionali. E i nostri dati ancora ci dimostrano l’urgenza di intervenire. Abbiamo 647 positivi attivi, percentuale del 17% dei positivi. Solo due giorni fa si avevano 119 positivi in un giorno solo, e abbiamo 12 persone in isolamento, 3 in terapia intensiva. Il Comitato esecutivo dell’Iss ha deciso di chiudere ortopedia, pediatria  e chirurgia. E’ questa la situazione di necessità e urgenza di cui è importante che l’Aula ne parli.  Questi dati hanno imposto al governo di intervenire celermente con decreto. E’ vero che è uscito poco dopo l’ufficio di presidenza, e lo avevo annunciato, ma non per premeditazione, ma perché non c’era possibilità di inserirlo in questo Consiglio. In quelle ore il governo si misurava con il comitato scientifico sulle misure da intraprendere.
Si è parlato di confronti serali all’inizio dell’emergenza perché non si poteva rimandare troppo con i decreti. Questa volta c’era necessità di uscire in quel giorno stesso con quel decreto, alla luce dei dati portati dalla struttura sanitaria, il confronto avrebbe portato a un intervento tardivo. Certo ci piacerebbe un maggior confronto, ma spesso con i decreti covid non è possibile. Le circolari non sono strumenti di modifica del decreto, ma sono elementi di chiarimento, dove magari possono esserci dubbi interpretativi o  necessità di estremo dettaglio. Come per tutti i decreti covid, il punto di riferimento per intervenire come congresso di Stato sono state le indicazioni della struttura sanitaria e il confronto con le sue problematiche. Oggi l’economia è aperta in territorio e lo è proprio perché c’è una struttura sanitaria che continua a lavorare su tracciamenti, dati e tamponi. Ci sta che ci siano visioni diverse, ma il punto di riferimento sono il gruppo emergenze, il comitato esecutivo Iss…da questo siamo partiti.

Guerrino Zanotti, Libera
Speriamo questo comma finisca presto, invece di discutere di un decreto legge, siamo qui in comunicazioni a rimpallare gli atteggiamenti tenuti in Aula, non tanto fra opposizione e maggioranza, ma all’interno di maggioranza e governo evidentemente. Rispetto la situazione di emergenza sanitaria credo si debbano adottare tutte le misure di rigore necessarie per rallentare la pandemia. E la strada del vaccino è quella che dalla medicina e dalla scienza viene ribadita, per andare verso la sconfitta della pandemia. Però viviamo questi momenti nell’incertezza e nella preoccupazione che le misure adottate non siano davvero quelle richieste da scienza e medicina, perché sono frutto di mediazione. Il segretario di Stato ci sta dicendo poco fa che il governo vedeva con favore la possibiltà di ratifica del decreto perché c’era bisogno evidentemente di interventi. E allora da cittadino mi pare di capire che gli interventi presi non siano sufficienti. E cos’è, se non il frutto di equilibrismo tra le varie anime della maggioranza?

Gian Matteo Zeppa, Rete
Sono stato sollecitato a prendere parola dagli interventi dei consiglieri di Libera, che ritengo anche di buon senso. Gli interventi, dall’inizio della pandemia, sono stati motivati dalla salvaguardia della nostra struttura ospedaliera. Il 2 aprile del 2021 vi erano 43 ricoverati all’ospedale, 30 in isolamento, 10 in terapia intensiva (dove per mesi il livello di occupazione è stato a rischio del 100%). Oggi i dati Iss del portale parlano di 15 persone in isolamento, 3 in terapia intensiva, con un picco massimo di 647 positivi attivi. Ad aprile scorso il picco massimo era di 521.Se vogliamo essere conseguenti a quanto dicevamo a inizio pandemia- e bisognerebbe riascoltare le prese di posizione di allora, unitamente alle posizioni del nostro comitato scientifico, se non si vuole fare demagogia spicciola- bisogna rendersi conto che siamo nella peggior ondata a livello di contagi, ma abbiamo la possibilità di vaccinarci. Le linee di indirizzo prese dal congresso devono essere improntate al maggior rigore, ne va la salute pubblica della cittadinanza e non servono battaglie che strizzano gli occhi da qualche parte, quanto il mettere da parte le ideologie, e bisogna ricordarsi che ieri è stato il giorno peggiore per San Marino per numeri di contagi. L’Oms proprio ieri mette in guardia sullo tsunami di casi e invita i governi ad agire ‘ora’. E non lo dice il governo di San Marino o italiano. Chi viene qua a dire altro, mi deve spiegare perché misure applicate in altre nazioni non debbano ricadere, magari in modo più calzante, a San Marino. La quarta ondata è ora. Rete ha votato assolutamente a favore per l’inserimento del comma del decreto. Coloro che mettono in dubbio o hanno altri scopi per mettere in dubbio i numeri, li devono giustificare in qualche maniera. Ma dopo tutto quello che abbiamo passato, così come la scienza, credo dicano i contorni per cui, qualsiasi sia il governo, debba agire guardando i numeri, che sono inequivocabili.

Roberto Ciavatta, Sds Sanità
Da parte della Segreteria di Stato c’era una ritenuta necessità di discutere il decreto in questa sessione. La critica principale ascoltata è quella sul mancato confronto sul decreto. Venerdì 3 dicembre alle 13.38- tra l’altro venivamo da un decreto di due settimane prima, fortemente criticato anche da parte della così detta maggioranza- venivamo da una situazione in cui gli interventi effettuati avevano difficoltà ad avere un peso e un loro esito- arriva in segreteria di Stato la mail del Gruppo per le emergenze che rileva un grande aumento dei contagi nelle ultime tre settimane e che avvia la fase di pandemia, invitando a promulgare quanto prima misure di prevenzione al contagio. Il 3 dicembre si avevano 41 nuovi positivi (ieri 116), con un tasso di incidenza sui tamponi dell’8,72 (Oggi siamo al 17). Ve lo dico perché probabilmente il nostro rischio non è quello di aprire di più, ma di convincere che non siamo un Paese da lista c, forse sta sfuggendo un po’ a tutti. Lunedì 6 dicembre ho portato la discussione in congresso di Stato. Si è concordato sulla necessità di intervenire. Mentre il congresso di Stato era ancora riunito, attorno alle 13,30, dall’Iss sono giunte ulteriori notizie preoccupanti: alle 13 c’erano già 50 nuovi positivi, alle ore 18 sarebbero stati 91, con un tasso di incidenza del 16% (oggi -ripeto- siamo al 17%, significa un tampone su 6 risulta positivo). Nelle scorse ondate erano dati più bassi: ci dimentichiamo che nelle scorse ondate non avevamo la variante delta o omicron- ci sono alcuni di tamponi mandati ad Ancona per verificare se si tratta nuova variante- e non c’era questa contagiosità, 7-8 volte maggiore della variante alfa. Sulla scorta nuovi dati, Segreteria sanità ha invitato subito a lavorare sulla bozza del decreto. Alle 18,30 di lunedì è pervenuta una ulteriore nota da parte del Comitato esecutivo Iss che richiedeva un intervento normativo urgente, indicando qualche misura ritenuta necessaria, alcune delle quali inserite in decreto.  La situazione è stata poi aggravata dal fatto che mercoledì 8 dicembre la Reggenza, e un cospicuo numero di segretari di Stato, sarebbero partiti per Dubai, se non si pubblicava intervento normativo  in tempo non si sarebbe potuto farlo prima del loro rientro, lunedì 13 dicembre. Tra la sera del 6 e la mattina del 7 dicembre la Segreteria,e il comitato Esecutivo Iss hanno elaborato ed affinato il testo dell’intervento normativo condiviso il 7 con il congresso di Stato.
In questa fase, oltre a tracciare 650 persone da contattare quotidianamente- e per ogni nuovo positivo ci sono 10 ulteriori telefonate da fare per il tracciamento- facciamo campagna vaccinale, oggi ne faremo altri mille di vaccini che fino al 15 gennaio ci sono. E il 10 gennaio è già programmata la consegna, e di questo l’opposizione lo sa benissimo. Successivamente il testo è stato mandato alla segreteria Interni per pubblicarlo, prima che non fosse più possibile farlo senza la presenza della Reggenza, e nel frattempo si è tenuto un confronto in video conferenza sul testo con i gruppi di maggioranza, eccetto Dml che non aveva nessuno disponibile per discuterne. Se invece di proporre emendamenti sul testo, si fa la polemica su ‘quale scienza seguiamo’, ‘ma perché no n facciamo tamponi a tutti?’…è forse perché non riusciamo a fare 30 mila tamponi al giorno e forse perché il tampone non ha valore predittivo? Queste tempistiche sono ristrette è vero, hanno impedito il confronto, ma se dovesse capitare una situazione simile, nei prossimi giorni, farò altrettanto. Ho il dovere, per tenere in piedi l’unico ospedale che abbiamo, di intervenire in tempi rapidi. Se sarà possibile il confronto sarà fatto, ma non può essere un confronto di un mese. E’ ora che la smettiamo di essere ipocriti. La situazione per via del contagio non è mai stato in queste dimensioni, è drammatico. E se va avanti così ci dobbiamo dimenticare feste natalizie e il capodanno. Questo forse non è passato. Legittimo non voler infastidire qualche settore della popolazione, ma cercate di stare vicini alla struttura sanitaria perché chi aveva un intervento programmato non lo può fare. E qualcuno dice che i dati non legittimano le misure… le legittimano in previsione, non possiamo aspettare una situazione già critica per intervenire.

Comma 3. Prosecuzione discussione sulla relazione conclusiva della Commissione Consiliare d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche o amministrative che hanno coinvolto la Società Credito Industriale Sammarinese – Banca CIS e sulle crisi bancarie ed eventuali deliberazioni

Gian Nicola Berti, Npr
Ho sentito qualche consigliere che ha detto ‘mi piacerebbe sentire se questa maggioranza andrà a fare condanne sui comportamenti degli anni ’90-2000’. Tante sono state già le condanne per quel periodo, qualcuno si era inventato che, anche se avevamo 4 banche, triplicandole si potevano triplicare introiti per lo Stato. Qualcuno sostiene siano state pagate tangenti, ma solo il tribunale potrà accertarlo. E credo che la responsabilità alla ‘piazza finanziaria’ sia, in primo luogo, della politica, e in secondo proprio del tribunale. Ma primo su tutti responsabile del mancato funzionamento del sistema è Banca centrale.  Ci sono state anomalie perché quando si è palesata la piazza finanziaria non si è pensato a un sistema di controllo sulla possibilità di infiltrazioni adeguate. Abbiamo assistito alla follia di persone che sono diventate banchieri, senza averlo mai fatto. Le prime normative antiriciclaggio non sono mai state rese operative. Di qui iniziano le disgrazie di Forlì, Cassa di risparmio, Credito sammarinese….che fanno cumulare, per lo Stato, una montagna di debito. Credo lo Stato abbia fatto il suo dovere cercando di tutelare la credibilità del sistema economico e del risparmio sammarinese. Forse lo ha fatto in modo eccessivo, garantendo il 100% quando poteva fare meno. Poi sono arrivate le speculazioni bancarie al ribasso, quando qualche squalo si è fatto avanti. Abbiamo avuto l’esempio di come sia stato possibile e la commissione di inchiesta banca Cis ha avuto modo di capirle. E le ultime pagine sono state le più brutte: se prima c’era incompetenza e superficialità, nell’ultima pagina siamo arrivati alla malafede e forse alla disattenzione di altri. I punti chiave sono stati occupati da chi era disposto a distruggere tutto.
La Commissione può avere un merito: aver distinto tra ratifica dell’operato di amministratore e della manleva. Noi ci stiamo lanciando sul dover fare una serie di azioni di responsabilità per vari amministratori, tutto vero. Ma quando un amministratore ti chiede la manleva, siamo di fronte all’ipotesi dell’amministrazione di fatto, che si assume anche le responsabilità economiche del danno. E certe autorizzazioni arrivano addirittura dal Parlamento. E quando il socio prende le decisioni per l’amministratore, dovremo interrogarci. Forse qualcuno qui in Aula può anche essere chiamato a rispondere di quanto posto in essere.
Ci siamo resi conto come in questo Paese la sensazione di unità è diventata anomala. Dopo la prima Commissione di inchiesta ci siamo resi conto perché certe posizioni erano possibili e perché anche chi assisteva ad un reato faceva fatica ad andare a fare denuncia in tribunale. Doveroso ricordare una persona cara, Marino Poggiali, perseguito ingiustamente solo perché presidente del Pdcs. Ha subito tre processi per riciclaggio, reato mai commesso. Una riflessione su quanto successo ieri a Forlì: vicenda in cui si mischiano ignoranza e superficialità sammarinese, senza che ci si renda  conto che le indagini possono essere portate avanti senza costrutto. Se lo ricorda il Tribunale di Forlì, rispetto l’ordinanza che ormai aveva già spogliato il polmone finanziario di San Marino. L’ordinanza di Forlì credo possa essere l’esempio di come abbiamo fatto valutazioni sbagliate nel tempo, fidandoci di chi parlava male di noi, invece che fare verifiche interne e difendere adeguatamente la nostra prima banca. Credo si possa chiudere anche la pagina della relazione della  commissione d’inchiesta. Ci sono stati danni di cui è ora che iniziamo a chiedere conto a chi li ha causati.

Luca Boschi, Libera
Prima si sono fatte banche e banchette, l’esplosione delle finanziare e quando i buoi erano scappati, si sono fatte le regole. Il miglior modo di far fallire una banca è non controllarla. E noi commissari lo abbiamo capito bene. Il sistema sammarinese era bravo a far arrivare soldi, ma non a prestarli: e tutti gli Npl si sono creati in quel periodo lì. Se anche il cliente non pagava, tanto i soldi sarebbero arrivati. Poi i soldi, come sappiamo, non sono più arrivati e i clienti non hanno più restituito i soldi prestati. A livello politico tutte le licenze sono state concesse da governi a matrice cristiana e socialista. La relazione ha un suo aspetto migliore nel suo carattere pedagogico, mi riferisco in particolare ai cittadini e alla filosofia dello ‘stavamo bene in quegli anni’. Ma se adesso stiamo male è per colpa di quello stare bene, il nostro Paese usava la sua sovranità per avere meno legalità e il nostro benessere effimero ci torna indietro più forte, perchè i paesi vicini non ce lo permettono questo differenziale della legalità. Se non volete censurare le persone, censuriamo almeno questo modo di agire. Qui dentro sappiamo tutti quali sono stati gli errori e cosa c’è da fare, dobbiamo fare le scelte giuste a discapito di qualche voto. Altrimenti il Paese è in una situazione di non ritorno. Sicuramente, bisogna avviare azioni di recupero minuziose, per valenza economica ma anche morale. Sull’Odg mi rivolgo alla Dc: se fossi elettore o esponente democristiano, vorrei anche formalmente che in Aula si prendessero le distanze dai membri del vostro partito che 20 anni fa hanno messo in ginocchio il paese. Invito la Dc e tutta l’Aula che a dire ‘noi non siamo così e non lo saremo’.

Emanuele Santi, Rete
Quando abbiamo contato i danni delle crisi bancarie- 1,5 miliardi, più oltre 600 mln di euro di patrimonio di Cassa bruciati- devo considerare questo: ad oggi, di tutto quanto è stato perso, nessuno ha pagato un centesimo. Non sono state perseguite le azioni di responsabilità per quelle situazioni, nessuno è stato chiamato in nessun modo. Tre errori: investimento in Delta, fatto superando il limite consentito di un miliardo, e nessuno ha controllato ed è una responsabilità politica. Secondo errore: la piazza finanziaria, nata per scopi meramente affaristici, probabilmente sono girate tangenti, non ne abbiamo trovato traccia, ma qualcosa abbiamo trovato. Come sono nate quelle banche lo abbiamo messo nero su bianco. Terzo: la mancata firma del 2006, che è stato un errore gravissimo. Il Paese e il sistema non hanno capito che si doveva cambiare. E da lì è partita l’azione anche spropositata da parte della magistratura italiana e lo abbiamo visto con Varano, i capi di accusa si sono dissolti e Cassa non doveva avere un’aggressione di quel tipo. Poi ci siamo focalizzati sull’ultimo periodo del governo di Adesso.sm e, spogliandoci della nostra casacca, abbiamo fatto un’analisi oggettiva: quando abbiamo scritto tutti insieme che un progetto criminale c’era e voleva affossare Asset e permettere la scalata Cis-Cassa di Risparmio è tutto vero. Poi le responsabilità politiche: abbiamo avuto parvenza di questo lassismo e di questo governo ombra delegato a fare tutti atti e di un governo e maggioranza che approvava a votava la manleva in modo compatto..questi sono i dati. Quando c’è stata la possibilità di fare azioni di responsabilità al Cda di Romito non le avete fatte, le abbiamo fatte noi nel 2020. Non è che non c’erano elementi. Quando si doveva difendere Tonnini da accuse di Confuorti non l’avete fatto. Poi la magistratura, quando ha iniziato ad indagare, è stata messa in difficoltà, è stato allontanato il dirigente del tribunale. Poi il danno di Adesso.sm è stato il pacchetto Arcade: avete rinunciato ad ottenere il massimo.

Gian Carlo Venturini, Pdcs
Il dibattito odierno segna una pagina poco edificante per la storia del Paese. Quanto accaduto in questi anni è un atto grave, e bisogna fare piena luce, individuando responsabilità per assumere decisioni conseguenti. Non si può risolvere tutto con il solito colpo di spugna. Va in gioco la credibilità dello Stato e delle sue istituzioni. Nella relazione trovano conferme i contenuti del dossier presentato allora da 10 consiglieri Dc nella scorsa legislatura, per cui noi siamo stati persino chiamati a rispondere del nostro operato di fronte alla polizia giudiziaria. L’esposto evidenziava molte delle cose che hanno trovato conferme dopo anni in talune ordinanze dei giudici e oggi nella relazione della commissione d’Inchiesta. Se allora fosse stata fatta chiarezza molte cose non sarebbero avvenute. E le conseguenze di quelle scelte avranno effetto sul paese e su di noi per molti anni. A onor del vero, certi vizi della politica non sono avvenuti solo nella passata legislatura, ma dalla fine degli anni ’90. Alcune forze politiche, incluso la Dc, hanno già preso le distanze dalle persone coinvolte in vicende giudiziarie.
Dobbiamo chiedere come mai persone esterne hanno avuto mano libera nel nostro paese e se certi episodi si possono ora ripetere. Sulle vicende Cis e Cassa di Risparmio, i comportamenti dei vertici Bcsm, la vicenda dei titoli Demeter, di Cis, dei fondi pensioni svaniti, il rapporto di un magistrato con certi personaggi….Mi adopererò affinché quanto emerso dalla commissione trovi i necessari approfondimenti nelle sede preposte, a pagare non possono essere sempre i cittadini
Sulle vicende non possiamo che esprimere giudizio morale ed etico e altri giudizi che non competono alla politica. Probabilmente la crescita spropositata del sistema bancario ha influito negativamente sul sistema e oggi ne paghiamo le conseguenza. Ma non è accettabile si voglia far passare il governo di Adesso.sm come se non avesse nessuna responsabilità. Ssd, C10 e Rf tentarono di affrontare i problemi Cassa di risparmio ma il governo si affidò a esponenti dell’istituto che perseguivano un piano criminale, come definito nella relazione. Guidato da soggetti risultati in combutta con pochi e pessimi cittadini, il governo di Adesso.sm diede carta bianca a tali soggetti, si trovò incapace anche di ascoltare per tempo le denunce che da più parti pervenivano sull’attuazione del piano criminale. Forse per questo non è stato possibile, per la commissione, arrivare alla conclusione finale, difficile attribuire certe responsabilità a quel governo e per le relazioni tra Confuorti e i suoi sodali. Confido comunque ad un’attenta riflessione sulla vicenda. Sto parlando a quei consiglieri che hanno sempre difeso l’aspetto della moralità nel fare politica. Certamente, le responsabilità sono da ricercare in tante epoche e in tanti momenti.

 

San Marino News Agency

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