san Marino. Rete, unità. Ma Giardi e Zafferani creano una corrente

Rete in confusione. Santi conferma l’unità ma Giardi e Zafferani creano una corrente

Il segretario: “Il movimento è unito”, un paio d’ore dopo le consigliere con un comunicato evidenziano le crepe

Il segretario Emanuele Santi si democristianizza, più di quanto il movimento che al momento guida non abbia già fatto. Dopo il ritiro delle dimissioni delle due consigliere Sandra Giardi e Grazia Zafferani, Santi dice che il gruppo “rimane di undici Consiglieri”. “Voglio innanzitutto sgombrare tutti i dubbi: Rete rimane undici Consiglieri. E’ chiaro che in un gruppo politico ci possono essere diverse posizioni, questo fa parte (ed è qui che si democristianizza, ndr.) del sale della dialettica e della democrazia anche interna dei partiti. Però l’importante è trovare una sintesi e rimanere tutti uniti. In questo momento Rete è tutta unita, tutti gli undici consiglieri”.

A vedere però il comunicato molto critico che le due consigliere, pur ritirando le dimissioni, diramano sempre alla Rtv, tutta questa unità proprio non si nota. E non si nota né sulle decisioni che sono state finora prese, né sulle posizioni attualmente in essere nel movimento.

Il comunicato delle due consigliere non è proprio distensivo. “Da tempo abbiamo cercato un confronto interno, manifestando, in alcuni casi, dissenso rispetto alla linea politica che, attraverso gli organismi del nostro Movimento, sosteneva determinate azioni del governo. Il Movimento e il gruppo con il quale siamo partiti nel 2012, li sentivamo venire a meno, e ancor di più ci  venuto a mancare il terreno di condivisione, confronto e scontro, che ci ha sempre caratterizzati”, dicono.

Poi richiamano quello che era il movimento Rete e che – probabilmente anche con un po’ di ritardo – hanno capito non essere più. Dicendo che vogliono, con la loro presa di posizione, rimettere le cose a posto, implicitamente confermano che quegli obiettivi originari si sono persi.

“Il Movimento Rete, fin dalla sua nascita, voleva cambiare il modus operandi della “vecchia politica” proprio per ridare dignità al nobile ruolo di Consigliere della Repubblica e fare in modo che le Istituzioni fossero più vicine alla cittadinanza. Voleva un cambiamento sostanziale. Lo scollamento tra la politica del Palazzo e il Paese reale, voluta da una cerchia di pseudo politici, è servito negli anni a creare la piazza finanziaria, la speculazione edilizia, i commerci impropri, la corruzione diffusa, la crisi interna al tribunale, generando così innumerevoli danni economici allo Stato, danni che oggi siamo tutti chiamati a dover pagare a caro prezzo. Vorremmo che la nostra presa di posizione fosse vista come l’azione di chi, vuole rimettere il proprio ruolo nella posizione che gli compete, cioè come portavoce ed esecutore delle necessità del paese e della cittadinanza. È necessario e fondamentale riportare un linguaggio di pluralismo all’interno del Movimento e soprattutto fuori, elemento imprescindibile per una costruzione politica nell’ottica di una società aperta, dialogante e costruttiva nell’interesse di tutti. Questo passaggio sarà elemento di unione per riuscire ad affrontare le riforme che non possiamo più permetterci di procrastinare”.

Quindi proseguono elencando una serie di cose che, evidentemente, il Movimento ha sacrificato. “Riteniamo sia necessario attivare un dialogo sincero e costruttivo con tutte le parti interessate – dicono – dalle categorie economiche alle associazioni, dalle istituzioni alla politica. Altrimenti il distacco tra cittadini e politica continuerà ad accentuarsi. Non c’è riforma che tenga senza che si ristabilisca un dialogo sincero e un ascolto attento con i cittadini. Vogliamo uscire da logiche che non ci appartengono e continuare a favorire processi di aggregazione e cooperazione attiva”.

Quindi le due consigliere ritirano le dimissioni e prendono tempo organizzando, di fatto, una corrente interna a Rete: “Le sottoscritte e altri come noi, si rendono conto che il momento non è più posticipabile e ritenendo fondamentale il nostro contributo a questa maggioranza e a quella parte di cittadinanza che ha bisogno di essere ascoltata e non giudicata, si prendono tempo per definire linee di indirizzo politico organizzando una corrente di pensiero e di azione su basi pluralistiche e dialoganti all’interno del Movimento Rete. Ritirando le nostre dimissioni, intraprendiamo un percorso nuovo per il Movimento, ma in coerenza con gli obiettivi che dalla sua nascita abbiamo sempre cercato di portare avanti con grande passione e sincerità”.

Resta da capire se la mossa basterà per salvare il salvabile o sia l’emblema di uno sfascio già conclamato.

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