San Marino. Riforma pensioni, Rete la difende respingendo le accuse dell’opposizione

“La corrente sessione del Consiglio Grande e Generale ha visto l’approdo, in prima lettura, del progetto di legge per la riforma del sistema previdenziale: una riforma attesa da molti anni”.

Così Rete descrive l’approdo della riforma pensioni in Consiglio, sottolineando in una nota che “l’ultimo provvedimento riguardante il sistema pensionistico di San Marino è datato 2011 (legge n. 158, nonché legge n. 191 dello stesso anno che ha introdotto il secondo pilastro)”.

“Spiace constatare il tentativo, da parte di alcuni membri dell’opposizione, di svilire l’importante lavoro della segreteria Sanità che ha coinvolto, in incontri avvenuti a cadenza settimanale per circa un anno, tutte le categorie economiche e sociali del Paese in un confronto generale e condiviso come non si vedeva da anni – rimarca il movimento di governo -. Le stesse forze di opposizione, in effetti, hanno criticato la riforma poiché, a loro avviso, non sufficientemente impattante, accusandoci, sostanzialmente, di non volere attuare una macelleria sociale: non solo non respingiamo questa accusa, ma ci dichiariamo orgogliosamente ‘colpevoli’. Attendiamo, dunque, le loro proposte in Commissione, che, se coerenti con le loro posizioni espresse in Aula, consisteranno in aumenti, molto maggiori rispetto a quelli da noi proposti, dell’età pensionabile, delle aliquote contributive dei lavoratori e delle aziende, nonché del contributo di solidarietà a carico dei pensionati”.

Secondo Rete, “la verità è che questo provvedimento cerca di garantire la sostenibilità del sistema pensionistico senza attuare politiche distruttive, ossia quelle che, inopinatamente e poco coscienziosamente, le forze di opposizione si auguravano di veder incluse e realizzate”.

E ancora: “Il segretario Ciavatta ha ben spiegato come sia impensabile ripianare il disavanzo di oltre 70 milioni di euro l’anno, esistente tra pensioni pagate e contributi versati, tagliando pesantemente tutte le pensioni: la scelta è stata, invece, quella di aumentare qualche punto percentuale nei contributi previdenziali e, nel contempo, rimodulare l’accesso alla pensione, lasciando salva l’età minima di pensionamento che rimarrà a ’60’ anni. Questo, però, garantendo anche per gli anni a venire una pensione dignitosa per ogni cittadino”.

La sola riforma del sistema previdenziale, che “ora sarà all’esame della Commissione prima di tornare in Consiglio per la seconda lettura, non sarà sufficiente a migliorare i conti pubblici, ma le imminenti riforme dell’imposta sui redditi e del mercato del lavoro corroboreranno il grande lavoro svolto dalla nostra segreteria, unitamente a un inderogabile, serio e deciso impegno a perseguire e punire ogni forma di eluzione ed evasione fiscale anche attraverso una valutazione dello stile di vita in relazione ai redditi dichiarati”.

“La stagione delle riforme è cominciata: Rete e il governo avevano promesso il loro deposito per l’autunno e così è stato, con buona pace dell’opposizione che, nei tre anni in cui ha governato, non ne ha avuto la forza o la volontà, a detrimento degli interessi dei cittadini”, chiosa infine il movimento di governo.

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