Solidarietà coi sindacati della Birmania

La Confederazione Democratica, con una delegazione composta del segretario Marco Beccari e dai vice segretari Mirco Battazza e Luca Montanari, è a Roma per seguire i lavori del 16° congresso della CISL.

“Partecipazione e responsabilità sono le parole d’ordine di questo appuntamento congressuale – spiega Beccari – accompagnate da una serie di priorità per uscire della crisi internazionale. Priorità come la difesa dei salari, perché è inaccettabile scaricare sui lavoratori il peso di una crisi che non hanno causato; la democrazia economica, ovvero la partecipazione dei lavoratori alle decisioni delle aziende e la tutela previdenziale”.

Solidarietà al sindacato della Birmania contro la dittatura militare. Durante le giornate congressuali, la delegazione della CDLS ha incontrato il sindacalista in esilio, Maung Maung, segretario della federazione birmana dei sindacati.

Da 13 anni in esilio, Maung Maung ha costruito il sindacato clandestino e promuove azioni di sostegno alla resistenza dei lavoratori contro la feroce dittatura della giunta militare birmana. Sta lavorando con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) per denunciare la giunta militare alla Corte di Internazionale di Giustizia per il crimine di lavoro forzato e per superare le opposizioni di Cina e Russia affinché si approvi una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU a favore di una transizione verso la democrazia.

Maung Maung sarà in visita a San Marino nella mattinata di lunedì 25 maggio, dove incontrerà la segreteria della Confederazione Democratica e in seguito sarà ricevuto dal Segretario di Stato agli Esteri, Antonella Mularoni.

Insieme a Maung Maung, salirà a San Marino anche Cecilia Brighi, del dipartimento internazionale della CISL e autrice del libro “Il Pavone e i Generali”, i cui diritti d’autore sono destinati alle organizzazioni democratiche birmane.
Cecilia Brighi da anni si batte contro il regime dittatoriale che da oltre un decennio tiene agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi, Permio Nobel per la Pace e simbolo della resistenza democratica e non violenta.
San Suu Kyi in questi giorni è stata nuovamente imprigionata e posta sotto processo dalla giunta militare. “Questo processo – spiega Cecilia Brighi – è solo un’ulteriore copertura per evitare la liberazione dagli arresti domiciliari della leader democratica e per garantirsi che le elezioni del 2010 possano essere tenersi senza che alcuna voce di dissenso ne denunci l’illegittimità”.

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