Introdotta la tassa sui patrimoni dei sammarinesi detenuti all’estero per spingere al rimpatrio

È stata introdotta nella Legge finanziaria 2022, che si sta discutendo in questi giorni in Consiglio, una nuova tassa sui patrimoni dei sammarinesi detenuti fuori confine.

A proporla è stato il Governo con un emendamento poi approvato. Tecnicamente si chiama Imposta per il Riequilibrio delle Attività Finanziarie Estere o IRAFE, ed è stato presentato come un disincentivo economico per chi detiene capitali all’estero e, a sua volta, per incentivarne il rimpatrio.  In pratica si prevede un’imposta con aliquota proporzionale dello 0,2% sulle somme di denaro o prodotti finanziari sopra i 20.000 euro detenuti in istituti fuori confine.

Marco Gatti, Segretario alle Finanze, ha assicurato che “l’acceleratore” che si introdurrà “non significa fare cassa. Perché, se no, avremmo fatto un’aliquota dell’1-2%”. Diversamente, “abbiamo creato un’imposta che crea un fastidio che si somma ad altre condizioni  negative- chiarisce- e che fa sì che l’emissione di un titolo interno sia equilibrata dal ritorno di capitali, questo è l’obiettivo”. Il tutto,  venendo incontro all’esigenza di abbassare gli oneri finanziari nel bilancio dello Stato, il che “significa privilegiare il debito interno”.

Dall’opposizione Matteo Ciacci, Libera, ha parlato di un intervento“corretto”, anche se auspica maggior equità:“Perché- domanda- non è stato adottato un intervento progressivo?”. In questo modo “chi ha 3 milioni di euro all’estero- fa notare- pagherebbe un’imposta di 6 mila euro l’anno. Attenzione, non andiamo a fare un intervento che va a colpire esclusivamente chi ha poche disponibilità e chi ha grandi risorse fuori viene invece colpito relativamente”.

Non sono mancati distinguo in maggioranza. Per Iro Belluzzi, Npr, “dimostriamo un approccio non congruente all’Unione europea che difende la libera circolazione di capitali, né alla nostra lunga tradizione liberale della protezione della ricchezza dei cittadini”.  Sempre da Npr, Maria Luisa Berti, mette in guardia: “Dobbiamo fare attenzione, se il nostro obiettivo è anche quello di chiamare investitori dall’estero che verrebbero a risiedere a San Marino”. Se l’approccio infatti è quello di tassare chi detiene soldi all’estero “qui non verranno più i grandi investitori- ammonisce- che hanno necessità di tenere investimenti di carattere economico all’estero”.

Emanuele Santi, Rete, ha invece difeso la scelta del governo come di buon senso: “La ratio è far rientrare liquidità e di fatto con una tassazione bassa- spiega- 20 euro ogni 10 mila euro, se non dovesse rientrare niente avremo comunque incassato, secondo le stime, almeno 2 milioni di euro, se invece rientrano, avremo liquidità in più nel sistema”.  Per Alessandro Cardelli, Pdcs, è un intervento “difficile ma coraggioso” che porterà più raccolta e darà- si augura- buoni risultati per il sistema.

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