Tribunale di San Marino. La morte di Evaristo Fabbrucci

Corriere Romagna San Marino: Infortunio mortale, imprenditore alla sbarra / Un 59enne, che lavorava in nero, morì schiacciato da un carico di lamiere: oggi la sentenza

SAN MARINO. «Non doveva stare lì, Fabbrucci»: lì, sotto quel carico di lamiere assicurato da quelle stringhe troppo poco tenaci. E questo per due ragioni, ha spiegato il perito di ufficio: perché era un lavoratore abusivo e perché, sotto il carico in movimento, non si deve mai sostare. Altrimenti si rischia grosso: si rischia che quei lacci si sciolgano e quel carico di lamiere da dieci quintali finisca addosso al lavoratore. Così è stato per Evaristo Fabbrucci, il 59enne riminese morto nell’ottobre del 2009, tre giorni dopo l’incidente. Ieri, di fronte al giudice Alberto Buriani, ha preso il via il processo per omicidio colposo: imputato è il legale rappresentante (A.B.) della Titan Call dove la tragedia s’è consumata. Sentiti diversi testi, oltre che i periti e gli agenti della polizia civile intervenuti sul posto. L’udienza fiume – iniziata ieri mattina e protrattasi per l’intera giornata – è stata rinviata ad oggi: entro sera, prevista la sentenza di primo grado. I fatti risalgono al 13 ottobre del 2009: secondo le prime ricostruzioni rese dagli agenti della polizia civile che intervennero sul posto, a Fabbrucci franò addosso parte di un carico pesantissimo di lamiere, sospeso in aria, pare, da un sollevatore e tenuto insieme da una spranga di ferro, che avrebbe ceduto mentre l’uomo tentava di girarlo manualmente da sotto, per orientarlo verso il camion su cui doveva essere sistemato. I famigliari della vittima (la moglie, il figlio, fratello e sorella) si sono costituiti parte civile (rappresentati dall’avvocato Rossano Fabbri) e con loro anche il sindacato (avvocato Gianna Burgagni). L’imputato è invece difeso dai legali Maria Selva e Roberto Brancaleoni

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