domenica 5 maggio 2013 22:39

Claudio Mancini su rimborso trasporto per studenti fuori territorio, la mortificazione delle diversita'

LA MORTIFICAZIONE DELLE DIVERSITÀ
L’insistenza paranoica con cui il quotidiano “La Tribuna” ritorna regolarmente sulla questione del rimborso del trasporto agli studenti che frequentano scuole fuori territorio arriva veramente allo stomaco, tanta è la mistificazione. Per tre motivi: i costi male interpretati, la mortificazione delle varie realtà scolastiche e il principio per cui lo Stato decide al posto tuo quale scuola devi frequentare. Vediamo nel dettaglio: sul costo il discorso è molto semplice. Dei 643.000 euro spesi per chi va fuori territorio, la quota “sprecata” per qualche decina di ragazzi che frequentano scuole simili o equipollenti a quelle presenti in territorio non dovrebbe superare i 50.000/60.000 euro. Se dovessimo vedere quanto spende lo Stato per chi frequenta in territorio … , forse è meglio soprassedere.
La vera mistificazione è attorno al concetto di “indirizzo già presente in Repubblica” che forse poteva avere senso negli anni ottanta. Oggi in Italia ogni scuola ha la possibilità di gestire autonomamente il curriculum fino al 20% del monte orario per quanto riguarda i licei, fino al 35% negli istituti tecnici e al 40% negli istituti professionali. È evidente quindi come ogni scuola si differenzi dalle altre e come al proprio interno possa attivare percorsi particolari. A questo riguardo basta consultare in rete i piani dell’offerta formativa delle varie istituzioni scolastiche.
Se proprio si vuole discriminare chi va fuori territorio si è obbligati a farlo utilizzando il concetto giuridico di “titolo equipollente”. Ma anche in questo caso la questione non è così chiara.
Consideriamo il caso del liceo scientifico. In Italia troviamo il corso di ordinamento e il corso con l’opzione scienze applicate. A quale dei due è equipollente il nostro? A entrambi?
Pensiamo per esempio al caso del liceo economico, equipollente a ragioneria. In realtà l’istituto tecnico commerciale con le sue articolazioni in tre sottoindirizzi si differenzia dal liceo economico non solo per le discipline (manca filosofia) ma soprattutto per l’impostazione, la sensibilità, l’approccio. Il nostro liceo economico privilegia gli aspetti generali e culturali di base distinguendosi in maniera dichiarata dall’impostazione tipica della ragioneria.
Ma la vera questione è di principio. Uno Stato che scoraggia economicamente la libertà di scelta è uno stato totalitario, omologatore, particolarmente odioso se pensa di risparmiare qualche euro frustrando il legittimo desiderio dei ragazzi di scegliere la scuola più confacente alle proprie aspirazioni. E si badi bene al fatto che qui non si tratta di scuole private ma di scuole pubbliche. Chi abita nella provincia di Rimini, pagando un abbonamento annuale di 285 euro (tratto Novafeltria – Rimini) ha davanti a sé tutte le possibilità che le scuole pubbliche italiane possono offrire. Se poi il nostro Stato non riesce o non vuole gestire diversamente i trasporti scolastici allora la questione è un’altra. Almeno non si faccia confusione e si chiamino le cose ognuna con il proprio nome.
Claudio Mancini (Scuola Secondaria Superiore)