Alleanza Popolare: l’opposizione ha impedito il varo della riforma fiscale

Il gesto irresponsabile di chi ha ritenuto di provocare una crisi politica, per le solite vecchie beghe partitocratiche, ha creato una situazione di ulteriore emergenza di cui il Paese non aveva bisogno. Per senso di responsabilità, invece di perdere tempo in tentativi di inciuci e pastrocchi vari, i Consiglieri di Alleanza Popolare, Democrazia Cristiana, Noi Sammarinesi, Arengo e Libertà, Alleanza Nazionale ed il Partito dei Socialisti e Democratici hanno rassegnato le dimissioni per giungere il più rapidamente possibile alle elezioni in modo che si possa avere al più presto una nuova maggioranza ed un nuovo governo pienamente operativo.
Prima pero, in un’ultima sessione del Consiglio Grande e Generale prevista per questa settimana, la maggioranza uscente assieme al Partito dei Socialisti e Democratici ha pensato di portare alcuni provvedimenti urgenti, nell’interesse del Paese. Fra questi si riteneva che la riforma tributaria fosse un provvedimento molto importante, per mettere in sicurezza il Paese, per garantire credibilità internazionale e per recuperare molti anni di ritardi nel percorso di ammodernamento del nostro Stato.
Purtroppo, nonostante non vi fosse la richiesta ai partiti d’opposizione di condividere i contenuti della riforma, ma solo quella di acconsentire alla sua discussione in Consiglio Grande e Generale senza farne un’occasione di aspre polemiche, ostruzionismo parlamentare ed esasperate tensioni di cui il nostro Paese non ha bisogno in questo momento, l’opposizione ha rifiutato di dare questa disponibilità. La richiesta dei partiti di opposizione di procedere con cosiddetti “stralci” era del tutto impraticabile. La riforma tributaria, necessaria alla stabilità fiscale e trasparenza del sistema, ha una sua logica complessiva, così come a suo tempo puntualizzato al Fondo Monetario Internazionale. Addirittura grottesca è apparsa la proposta “stralcio” di approvare solo l’introduzione del reato di evasione fiscale, senza le procedure e le strutture previste nella riforma tributaria che servono per renderla effettivamente perseguibile. Sarebbe stato tornare alle mentalità degli anni novanta ed oltre, in cui i nostri governanti assumevano impegni solenni, ma solo per non metterli in pratica, mentalità e prassi politica che ha precipitato il nostro Paese in una crisi di credibilità senza precedenti e dalla quale stiamo finalmente uscendo.
Il nuovo governo, con una riforma tributaria approvata, avrebbe potuto anche mettere in campo quegli aggiustamenti, che sono stati oggetto di molte discussioni negli ultimi tempi, con il contributo di tutte le organizzazioni sociali ed economiche. Peccato non avere colto questa occasione per lavorare nell’interesse del Paese.

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