Antonio Fabbri – L’Informazione di San Marino: Arrestati Claudio Podeschi e la compagna. Sequestro per 14 milioni

 L’Informazione di San Marino

Tangentopoli sammarinese

 Sviluppi eclatanti nelle indagini. Milioni passati per la fondazione
dell’ex segretario di Stato

 Arrestati Claudio Podeschi e la
compagna. Sequestro per 14 milioni

Antonio Fabbri 

Associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Questa l’accusa che
pende sul capo di Claudio
Podeschi
, ex segretario di Stato alla Sanità nel governo del Patto, prima
capogruppo consiliare della Democrazia cristiana e già, in passato, Segretario
di Stato al turismo oltre che uomo forte di Via delle Scalette. Podeschi è stato
condotto in carcere ai Cappuccini. E’ un arresto pesante quello disposto ieri
dalla magistratura sammarinese che sta indagando sugli sviluppi del conto
Mazzini
in quella che è ormai a tutti gli effetti la tangentopoli
sammarinese
. Oltre a Podeschi è stata sottoposta a custodia cautelare in
carcere anche la sua compagna, Biljana Baruca che figura tra gli indagati di
questo filone.

Ed è proprio legato alla Fondazione
riconducibile a Podeschi,
già emersa in parte nell’ambito
delle movimentazioni del conto
Mazzini, che rientra il mandato
di arresto spiccato ieri. I
magistrati hanno ravvisato in
particolare alla base dell’esigenza
cautelare, un elevatissimo
rischio di reiterazione del reato.
Il filone di indagine.Il filone di indagine è quello
che riguarda l’attività della
Fondazione per la Promozione
Economica e Finanziaria Sammarinese
riconducibile a Claudio
Podeschi e amministrata da
Pietro Silva. Proprio lo scorso
31 maggio era emerso che anche
Podeschi e Silva figuravano
tra gli indagati negli sviluppi
dell’indagine sul conto Mazzini
ed anche nei loro confronti
erano state disposte verifiche
bancarie e patrimoniali.
L’arresto.L’arresto è stato eseguito attorno
alle 16 di ieri nell’abitazione
di Claudio Podeschi dove il
politico è stato prelevato dagli
agenti della polizia civile appartenenti
al nucleo anti frode
della polizia giudiziaria. L’ex
ministro è stato quindi condotto
in carcere ai Cappuccini dove si
trova tutt’ora.
Ma non è l’unica misura cautelare
disposta dai magistrati.
Oltre alla restrizione della libertà personale, infatti sono stati
disposti sequestri per somme
ingentissime.
I sequestri I commissari della legge che
si stanno occupando del caso,
Alberto Buriani, Simon Luca
Morsiani e Antonella Volpinari,
con ordinanza hanno disposto
oltre alle verifiche bancarie
anche il conseguente sequestro
di denaro, fondi, disponibilità
e proprietà riconducibili agli
indagati per un ammontare
complessivo pari a 14milioni di
euro. Tanto è l’ammontare calcolato
dai magistrati del denaro
di provenienza illecita oggetto
dl riciclaggio di cui gli indagati
sono accusati.
Gli indagati. Oltre a Podeschi, in questo
filone di indagine la contestazione
di associazione a delinquere
finalizzata al riciclaggio
riguarda, oltre allo stesso ex
Segretario di Stato, anche Giuseppe
Roberti, Gilberto Canuti
e Pietro Silva.
Per riciclaggio, invece, sono indagati
la compagna di Podeschi,
Bljana Baruca, e due soggetti
di nazionalità greca, Stefanos
Balafoutis e Stefanos Papadopoulos.
I fatti.I fatti contestati sono numerosi
e parlano di un giro di denaro
impressionante attraverso
la fondazione riconducibile
a Podeschi. L’associazione a
delinquere che viene contestata
anche in questo caso, come
era già successo nelle vicende
legate alla Penta che hanno
fatto esplodere la tangentopoli
sammarinese, ha avuto le stesse
finalità oltre che di gestione
dei proventi dell’attività illecita
corruttiva, anche di orientamento
dell’attività amministrativa,
politica e di governo.
Viene ancora una volta indicato
dai magistrati il ruolo determinante
di Giuseppe Roberti che
con la sua posizione interna alla
banca, Bcs, ha potuto mettere
in piedi un sistema parallelo
di gestione e smistamento dei
denari da fare confluire a favore
di quelli che la magistratura
ritiene affiliati all’associazione,
cioè politici, faccendieri e
affini. Questi soggetti beneficiavano
delle mazzette pagate da
imprenditori per l’ottenimento
di concessioni pubbliche, di
autorizzazioni, di agevolazioni,
permessi da parte di uffici amministrativi
o anche dal Congresso
di Stato, sviando anche
l’attività di indirizzo politico. E
in questo caso, secondo la magistratura,
il ruolo di Podeschi
era determinante.
La disponibilità a pagare
le mazzette.
Le valutazioni dei giudici sono
ancor più pesanti, se possibile,
dell’ordinanza con la quale veniva disposta la verifica bancaria
e patrimoniale per il filone
della Penta Immobiliare.
Nel caso di Podeschi e della
fondazione, infatti, i giudici
dicono chiaramente che il
potere veniva gestito in maniera
discrezionale e che l’associazione
teneva sotto controllo anche
il sistema burocratico e questo
spiegherebbe come mai gli
investitori procacciati da Pietro
Silva per conto della fondazione
fossero disposti a versare, a
favore di quest’ultima, mazzette
milionarie per interventi
immobiliari da effettuare anche
in aree che non sarebbero state
edificabili. Ma chi riceveva la
mazzetta, secondo gli inquirenti,
appariva capace di condizionare
il via libera ai progetti che
potevano essere realizzati solo
con violazioni o deroghe alla
legge in vigore.
I progetti della fondazione I progetti della fondazione
I progetti che avrebbero dovuto,
stando al nome della fondazione,
creare sviluppo per il paese,
in realtà non rilanciarono mai
nulla. Lo rilevano i magistrati
sottolineando che di questi progetti
non risulta alcun contratto
alla fondazione, né risultano
fatture o giustificazioni contabili
di tali incarichi che possano
giustificare flussi finanziari a
favore di un ente senza scopo
di lucro. Ma altra anomalia è
che i bonifici esteri, prima di
essere accreditati alla fondazione,
transitavano su conti di
società appositamente costituite.
Un passaggio che gli inquirenti
ritengono fosse una schermatura
per nascondere l’origine reale
dei fondi.
Le operazioni passate
per l’ente

Sono innumerevoli le operazioni
di trasferimento di denaro passate
per la fondazione riconducibile
a Podeschi e l’ammontare
complessivo di queste operazioni
è milionario. Movimentazioni
in buona parte transitate per i
libretti del conto Mazzini e per
altra parte smistate in una serie
di società riconducibili all’ex
segretario di stato, o a suoi
prestanome o passati per conti
situati fino alle Isole Marshall.
Attività che vanno dal settore
immobiliare, a quello, apparente,
del commercio dei metalli,
fino alle telecomunicazioni.
Tutti ambiti che hanno avuto a
che fare con l’attività della fondazione
e di Podeschi, al quale
gli inquirenti attribuiscono una
certa abilità nel riciclare denaro.
Denaro riciclato per un ammontare
complessivo di 14 milioni
di euro, provento, secondo i magistrati,
di corruzione anziché di
consulenze come la Fondazione
per la promozione economica
e finanziaria sammarinese
prometteva.

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