Antonio Fabbri – L’informazione: Misura di prevenzione antimafia per vecchia conoscenza di San Marino

L’informazione di San Marino

Misura di prevenzione antimafia per vecchia conoscenza di San Marino

E’ stata proprio l’indagine del tribunale sammarinese a consentire che si riaprisse il caso anche in Toscana nei confronti di Michelangelo Fedele. Eseguiti ieri sequestro e confisca di immobili per oltre 4 milioni. Saranno gestiti dall’agenzia per beni confiscati

Antonio Fabbri 

Misura di prevenzione antimafia eseguita nei confronti del settantenne Michelangelo Fedele, vecchia conoscenza di San Marino e condannato per possesso ingiustificato di valori sul Titano a settembre dello scorso anno, dove è stata disposta la confisca a suo carico di 450mila euro. Il procuratore di Livorno ha, con questa misura, ha inquadrato in maniera più pregnante le accuse dei confronti di Fedele, partendo proprio dal fatto che quanto disposto è legato, appunto, a provvedimenti che rientrano nella normativa antimafia.

Un contributo nella riapertura del caso in questione lo ha dato senza ombra di dubbio San Marino, dove, a fronte di una prima archiviazione il Procuratore del Fisco, Roberto Cesarini, aveva fatto opposizione. 

Il caso si era riaperto e dopo la
nuova istruttoria del commissario
della legge Buriani, era
intervenuto il rinvio a giudizio
e, dopo il processo,la condanna
in primo grado emessa a
settembre dello scorso anno dal
giudice Gilberto Felici.
La riapertura del caso a San
Marino aveva rivitalizzato, in
funzione di rogatorie attive inviate
dal Titano alla procura di
Livorno, le indagini in toscana.
Proprio ieri, dunque, i Carabinieri
e Finanzieri di Livorno
hanno dato esecuzione ad un
provvedimento con il quale è
stata disposta, nei confronti di
Fedele, da lungo tempo residente
insieme alla famiglia a Castagneto
Carducci, l’applicazione
della misura di prevenzione
personale, nonché il sequestro e la contestuale confisca di beni
immobili.
Le attività investigative della
Procura di Livorno (Procuratore
Capo, Ettore Squillace Greco e
Pm Massimo Mannucci) rappresentano
lo sviluppo dell’ultima
fase d’indagine nei confronti
del calabrese trapiantato in
toscana, già destinatario, nei
primi mesi del 2015, di un provvedimento
di arresti domiciliari
e, successivamente, di custodia
cautelare in carcere
per la commissione di più fatti
di usura.
“Le indagini – fanno sapere in
un comunicato congiunto Gdf e carabinieri livornesi – hanno
consentito di ricostruire la
storia criminale dell’indagato,
che ha riportato condanne
definitive, a partire dagli anni
sessanta, tra l’altro, per porto
abusivo e detenzione illegale
di armi, sequestro di persona,
estorsione, ricettazione e lesioni
personali. Più volte tratto in
arresto e indagato in numerosi
procedimenti penali, sia in Italia
che nella Repubblica di San
Marino (anche per associazione
a delinquere, usura, ricettazione,
riciclaggio, violazione
di domicilio, minaccia, lesioni
personali, molestia e disturbo
alle persone), è stato condannato
di recente dal Tribunale
di Livorno (il 10 luglio 2015)
alla pena di 4 anni per un’ipotesi
di usura. Rispetto, invece,
all’ulteriore procedimento
penale avviato nel 2013 per
altre fattispecie di usura, l’Autorità
Giudiziaria ha emesso di
recente l’avviso di conclusioni
delle indagini”, ricostruiscono
le fiamme gialle.

Sulla base delle indagini il
tribunale di Livorno ha ricondotto
Fedele “nella categoria dei
soggetti “socialmente pericolosi”
per la sicurezza pubblica ai
sensi della normativa antimafia,
in quanto abitualmente dedito
ai traffici delittuosi, e che vive,
almeno in larga parte, con i
proventi delle attività illecite. Il
provvedimento che ha stabilito
l’applicazione della misura di
prevenzione ha spesso richiamato
le indagini svolte dai carabinieri
del Nucleo investigativo
del Comando provinciale di
Livorno e della Compagnia di
Cecina, condotte con intercettazioni(…)telefoniche Evidenziata
la sproporzione tra l’attività
dell’uomo e le sue proprietà. “In
otto anni, tra il 2005 e il 2013,
sono stati ricostruiti sui conti
correnti, accesi presso istituti di
credito italiani, prelevamenti e
versamenti di denaro contante
per complessivi 1,6 milioni di
euro, mentre presso un istituto
di credito di San Marino l’Autorità
giudiziaria di quel Paese ha
appurato, nel tempo, versamenti
per oltre 1,5 milioni di euro”.
Il Tribunale ha disposto nei
confronti di Michelangelo Fedele
la misura della “sorveglianza
speciale” per tre anni oltre
al divieto di soggiorno nelle
province di
Livorno e Pisa, fatta eccezione
per il Comune di residenza,
Castagneto Carducci. Disposto
anche il sequestro e la contestuale
confisca di 29 unità
immobiliari, per un valore complessivo
di 4 milioni di euro,
tra appartamenti (13) terreni,
autorimesse capannone, magazzino,
una stalla. La gestione
di questi beni è stata assegnata
all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione
e la destinazione
dei beni sequestrati e confiscati
alla criminalità.

Non finisce qui, perché la Guardia
di Finanza ha contestato
nei confronti di un notaio e di
quattro responsabili di istituti di
credito e uffici postali omesse
segnalazioni di operazioni
sospette per circa 340 mila euro
per non aver segnalato all’Unità
di informazione finanziaria,
in violazione degli obblighi di
antiriciclaggio, le transazioni
sospette di Michelangelo Fedele.

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