Bandiera rossa… la trionfera’! Sinistra Unita

Bandiera rossa… la trionferà!
In questa rossa primavera, all’orizzonte vediamo sorgere un qualcosa di nuovo, anzi d’antico: ma sì, è il sol dell’avvenire che sta sorgendo e che porterà la rivoluzione proletaria!
A leggere alcune opinioni espresse sui social network e sulle colonne di alcuni giornali, infatti, si sente una gran voglia di “socialismo reale” in cui novelli maestri pensatori bacchettano Sinistra Unita perché si sarebbe discostata dall’antico spirito della sinistra classica. Un tempo si parlava di “deviazionismo” poiché chi non seguiva l’ortodossia di Mosca era una sorta di eretico, oggi invece non si fa ricorso a questi termini per un motivo molto semplice. Molti di questi nostalgici non sono mai stati neppure di sinistra! Qualcun altro invece faceva parte di quella sinistra che guardava Rifondazione con tenerezza, considerandola una razza in via di estinzione troppo ancorata al passato, e si prodigavano a dispensare consigli su come modernizzarsi, invitandola ad aderire alla “grande sinistra” che sarebbe nata di lì a poco, prima con il Partito dei Democratici e poi con l’unificazione con il Partito Socialista del 2003.
Sinistra Unita è nata proprio perché persone che provenivano da esperienze molto diverse tra loro credevano in una sinistra evoluta con solidi ideali e con precisi valori, ma non con la solita ideologia; perché volevano una prospettiva unitaria per la sinistra non affrettata e decisa dai vertici, bensì frutto di una condivisione tra tutti gli aderenti e proiettata al futuro, a cogliere le nuove istanze e le nuove necessità della società del Duemila.
Stupisce non poco che proprio oggi, quando questo percorso sta per compiersi definitivamente, dopo anni di elaborazione, di costruzione di un progetto ben definito e in grado di diventare polo d’attrazione per chi vuole un cambiamento vero ed è stanco delle vecchie logiche, ebbene assistiamo al dissotterramento di vecchi slogan che credevamo definitivamente sepolti. Qualcuno ritiene che SU dovrebbe essere contraria ad attrarre investimenti stranieri perché si dovrebbe rimanere strenuamente a lottare contro il capitalismo; qualcun altro ritiene che quando si parla di “lusso” bisognerebbe opporsi a prescindere, perché sarebbe meglio che le persone facoltose portassero i loro soldi nei paradisi fiscali anziché venirli a spendere in beni di consumo che vengono prodotti da famiglie di operai e vengono rivenduti da lavoratori sammarinesi che possono mantenere sé stessi e le loro famiglie. E poi se c’è di mezzo il “padrone” che ci guadagna allora non deve più importare la condizione di 300 o 400 famiglie di disoccupati che potrebbero trovare un lavoro. Meglio impedire un guadagno ad alcuni che sono già più che benestanti piuttosto che risolvere il problema di chi si trova in situazioni di grave crisi e non ha più uno stipendio.
Il valore da attribuire al lavoro è piuttosto bizzarro per queste persone: si esaltano per il movimento operaio ma disprezzano l’impiego da commesso come se fosse una tragedia da non augurare a nessuno, addirittura un’offesa per i giovani laureati. Certo, anche noi saremmo felicissimi se i nostri giovani fossero tutti dottori, scienziati, professionisti che appena laureati vengono assunti da aziende in cerca di cervelli, ma la realtà dice che i laureati sono solo 200 su un totale di oltre 1600 disoccupati. Dunque la scelta è essenzialmente questa: ragionare e decidere secondo le proprie utopie o guardare in faccia la realtà ed essere in grado di modificare le proprie scelte per trovare le soluzioni più efficaci per i problemi reali e non teorici. Sinistra Unita ha scelto quest’ultima direzione.

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