Bruciò opuscolo elettorale e offese due Segretari di Stato, condannato

ANTONIO FABBRI – Si è chiuso ieri il processo a carico di Luca Tabarrini che nel 2019, durante la campagna elettorale, bruciò platealmente “per protesta” il libretto di propaganda elettorale di Repubblica futura e pronunciò offese nei confronti degli allora Segretari di Stato, Marco Podeschi e Andrea Zafferani. Il tutto venne ripreso e lanciato in video su Facebook dove rimase per un paio d’ore.

Tanto bastò per essere “ripreso da Marco Severini senza il mio permesso che poi lo ha tenuto su per tutta la campagna elettorale nonostante gli avessi chiesto di toglierlo”, ha dichiarato in aula Tabarrini.

Scattarono due segnalazioni: una degli Interni per distruzione di materiale propagandistico elettorale, reato previsto dalla legge del 1997, e una della gendarmeria che indicò anche le offese a persone investite di pubblici poteri. Gli stessi due Segretari di Stato hanno deposto in aula, evidenziando come non fecero alcuna denuncia né hanno inteso costituirsi parte civile. Viste le contestazioni, tuttavia, il procedimento è andato avanti d’ufficio. Procedibilità d’ufficio rilevata dal Procuratore del Fisco Roberto Cesarini. “Anche se abbiamo sentito, nelle varie testimonianze, che i diretti interessati non si sono sentiti offesi e anzi ricordiamo Marco Podeschi”. Lo stesso aveva detto: “Cosa vuole che sia, ho ricevuto ripetute minacce di morte, una campagna elettorale molto esasperata” aveva detto Podeschi richiamando le modalità aggressive in particolare di Rete. “Penso di non avere mai denunciato nessuno -aveva aggiunto Podeschi -Ci sono state minacce di morte addirittura ripetute e picchi di tensione che hanno portato ad attacchi contro le persone. Quindi personalmente non mi ritengo offeso da questo gesto”, aveva affermato.

Il Pf ha tuttavia parlato di procedibilità d’ufficio “a tutela dell’incarico ricoperto”. Ha quindi chiesto la condanna a tre mesi di prigionia per l’offesa a persone investite di poteri pubblici, mentre per la vicenda della distruzione di materiale propagandistico, non comparendo la trattazione di questo aspetto nell’atto di rinvio a giudizio, ha chiesto la remissione degli atti in istruttoria.

Per il difensore Rossano Fabbri, affiancato dall’avvocato Elisa Zaghini, l’accusa di distruzione del materiale propagandistico “non trova fondamento, perché quel libretto non è oggetto di quel regolamento, è fuori della casistica” ed ha quindi chiesto di rigettare la remissione degli atti in istruttoria. Sulle offese “non v’è dubbio che i contenuti del post su Facebook abbiano in parte contenuti lesivi – ha ammesso il legale – ma dal mio punto di vista quelle offese non erano rivolte al Segretario di stato in quanto tale, ma al politico in quanto cittadino e non credo che l’offesa si possa essere concretizzata nel breve tempo che il post è rimasto su Facebook, non rilevando che un sito lo abbia ripreso contro il consenso del Tabarrini. Quella esternazione non aveva raggiunto nessuno. Non voleva offendere nessuno, era stato uno sfogo”, di qui la richiesta di assoluzione.

Il Commissario della Legge Simon Luca Morsiani, al termine della discussione, ha pronunciato sentenza, di fatto accogliendo le richieste della Procura fiscale, condannando l’imputato a tre mesi di prigionia, pena sospesa e non men- zione, ma rimettendo gli atti in istruttoria per la parte relativa alla distruzione dell’opuscolo.

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 23

 

 

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