Distretto economico speciale a San Marino, Enzo Merlini (Csdl): “Molti i dubbi su un investimento enorme, pari al bilancio dello Stato!”

Il progetto di legge per istituire a San Marino il Distretto economico speciale (Des), avviato alla prima lettura consiliare, è stato affrontato nell’ultima puntata di “Csdl Informa” dal segretario generale della Confederazione sammarinese del lavoro, Enzo Merlini.

“Dalla conferenza stampa dei segretari agli Esteri e alle Finanze si comprende che è una operazione appetibile per le banche, perché alla base c’è la cessione di immobili sottostanti agli Npl, che si dovrebbero utilizzare per dare corpo al Distretto economico speciale. Il progetto sarebbe rivolto al settore turistico, con l’intento di ospitare in territorio cittadini facoltosi per un periodo massimo di 5 mesi all’anno. L’investimento previsto per la società di gestione dovrà partire da una somma di 50 milioni, che diventerebbero 200 entro sei anni, mentre l’investimento complessivo dovrà ammontare a non meno di 300 milioni. Questa cifra, va rilevato, corrisponde al nostro Bilancio dello Stato, al netto delle partite di giro e dei rimborsi, come dichiarato dallo stesso segretario di Stato per le Finanze. Parliamo quindi di un investimento che nella nostra realtà non ha precedenti, e che in rapporto al bilancio dello Stato, o al Pil, cui si usa riferirsi, non ha eguali al mondo. Un investimento così elevato concentrato prevalentemente nelle mani di un solo soggetto è un serio rischio per il Paese. Siamo scampati da poco ad altri ‘investitori’ che volevano ‘diventare i padroni’ della Repubblica, come hanno accertato le varie indagini e commissioni di inchiesta. Siamo sicuri che questa volta il progetto non vada in porto?”, dichiara in un comunicato il segretario generale della Confederazione sammarinese del lavoro, Enzo Merlini.

“È vero – prosegue Merlini – che in tutto il mondo ci sono le cosiddette  Zone economiche speciali, con agevolazioni molto significative, ma sono localizzate. A San Marino avremmo molti distretti, visto che gli edifici al cui interno sarebbero realizzati gli investimenti sarebbero disseminati in diverse parti del territorio.  Negli altri Paesi tali zone sono state istituite per incentivare gli investimenti in territori nei quali il tenore di vita della popolazione è ampiamente al di sotto della media nazionale ed europea. In pratica, si tratta delle cosiddette zone depresse. Non a caso, in Italia sono concentrate nelle regioni più povere, prevalentemente al Centro-Sud. San Marino ha questa necessità? Non ci risulta, dal momento che il governo dichiara che il bilancio dello Stato è in salute e che il debito estero è stato addirittura una ottima operazione di marketing. Peraltro, il reddito/Pil pro-capite non è di certo tra i più bassi d’Europa! Oltretutto, se le ricerche che abbiamo fatto in così breve tempo sono corrette, nell’Unione europea le Zone economiche speciali sono soggette a valutazione della stessa Ue, affinché rispettino determinate caratteristiche e non alterino la concorrenza. Ci apprestiamo a sottoscrivere l’Accordo di Associazione con l’Ue: sono state fatte le opportune verifiche in tal senso? Le imprese sammarinesi hanno continuato a fare investimenti alle condizioni esistenti in base alle leggi sammarinesi. È possibile che riusciamo ad attrarre nuovi investitori solo con provvedimenti ad hoc che garantiscano condizioni di miglior favore? Non abbiamo pregiudizi: siamo però preoccupati delle possibili conseguenze di questo investimento, rispetto alle quali vorremo confrontarci con le forze politiche e con il Paese”.

Il segretario generale della Confederazione sammarinese del lavoro, si legge nella nota del comunicato del sindacato del Titano, “si è quindi soffermato su alcune relazioni allegate al Bilancio dello Stato, e in particolare le parti riguardanti il settore del commercio, per il quale è in corso una difficile trattativa per rinnovare il contratto del comparto: secondo i dati contenuti in tali relazioni, negli ultimi 4 anni le vendite sono in continua espansione. Anche nel 2020 i consumi nel settore commerciale certificati con la Smac sono cresciuti rispetto al 2019; è stato uno dei pochi settori che, nel suo complesso, non ha subito il calo del volume d’affari causato dalla pandemia. Il comparto è poi esploso nel 2021, non solo in base alle transazioni Smac, ma anche considerando la monofase netta, che è passata da 44 milioni del 2020 a 63 milioni nel 2021. È vero che lo scorso anno si è registrato un primo aumento del costo delle materie prime e che in giugno è stato aperto il polo della moda, ma non è pensabile che questi due fattori da soli abbiano portato quasi 20 milioni in più di monofase. Inoltre, la tabella che rileva il valore aggiunto conferma che il commercio è cresciuto anche nel 2020 rispetto al 2019, a differenza di quasi tutti gli altri settori di maggior rilievo, mentre nel 2021 è balzato in avanti di ben il 23,4%, addirittura più del settore manifatturiero. Si tratta di una ulteriore prova che le controparti datoriali interessate, Organizzazione sammarinese degli imprenditori e Unione sammarinese commercio e turismo, nel confronto in corso sul contratto commercio, stanno dando luogo ad un duello con altre associazioni, con l’obiettivo pregiudiziale di non riconoscere ai lavoratori del settore almeno le medesime percentuali di aumento economico ottenute dai lavoratori di industria e artigianato, attraverso gli accordi raggiunti con Associazione nazionale industria San Marino e Unione nazionale artigiani e piccole medie imprese della Repubblica di San Marino”.

Una battuta, infine, sui dati relativi al Bilancio dello Stato: “Rispetto alla diatriba sorta tra il segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, e il Movimento Rete (avanzo di 5 o disavanzo di 76 milioni?), la Commissione di Controllo della Finanza Pubblica attesta che nel 2021 la gestione ordinaria si è chiusa in passivo di 77,5 milioni. Sicuramente ci saranno ragioni tecniche che potranno tranquillizzarci ma, da profano, mi pare un dato poco rassicurante”.

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