Fabio Andreini sul referendum per la preferenza unica

Ho ascoltato con molta attenzione le posizioni in campo tra chi è favorevole e contrario al quesito che chiede la riduzione delle preferenze da tre ad una. Nonostante la campagna referendaria sia ancora tiepida e difficilmente avrà delle impennate intendo, come giovane che da qualche tempo si sta avvicinando al mondo della politica, svolgere alcune semplici riflessioni sugli effetti che questa richiesta potrebbe determinare in caso di approvazione.

Tutti parlano della necessità di rinnovare la politica. Ne parlano principalmente i partiti e da anni, ma la percezione che si ha è che se ne parli per mantenere l’attuale status quo.


La semplice analisi delle diverse tornate elettorali ci dimostra concretamente come il rinnovamento della politica sia del tutto incompleto. Partendo da questo assunto, del tutto comprovato, l’introduzione della preferenza unica nel nostro sistema elettorale sarebbe un fattore ancora più penalizzante per il ricambio delle classi dirigenti. Abbiamo del resto visto quanto sia stato un elemento di forte penalizzazione la riduzione delle preferenze da sei a tre.

La preferenza unica limita la scelta, boccia le donne e i giovani, premia solo ed esclusivamente i politici affermati, i membri del Congresso di Stato e i funzionari di partito, ma, soprattutto, blocca il rinnovamento della classe politica. Non interviene affatto sul voto di scambio e sul problema del voto estero. Anzi, essi verranno ancor più organizzati scientificamente a tavolino. La preferenza unica favorirà inoltre chi ha dietro di sé “gruppi organizzati” per il perseguimento di interessi particolari.


Quale spazio, in questo contesto, avranno quindi i giovani? Se nella pluralità di opzioni gli elettori potevano scegliere di sostenere un giovane, oggi, con il clima che si respira in Repubblica, si riuscirà a mantenere questo obiettivo?

Personalmente penso di no, perché ridurremo ancora di più la politica ad una casta del tutto autoreferenziale. Proprio per questo auspico che la cittadinanza si rechi alle urne il prossimo 16 marzo e voti no rispetto a questo quesito.

Fabio Andreini – Gruppo Giovani dei Democratici di Centro

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