La Centrale Sindacale Unitaria sui referendum per cui si è votato ieri a San Marino

“Con la secca bocciatura dei tre quesiti referendari in materia di lavoro e scala mobile gli elettori – afferma la CSU – hanno respinto il tentativo di tornare al far west dei contratti atipici, cancellando le tutele conquistate dai lavoratori, e hanno riconosciuto il ruolo contrattuale del sindacato nella difesa e nello sviluppo dei salari e stipendi”.


“Del resto, i dati della realtà sammarinese sono sotto gli occhi di tutti: l’area del lavoro temporaneo è praticamente ridotta ai minimi termini, con una percentuale che non raggiunge il 2%. Per quanto riguarda invece la scala mobile, gli ultimi rinnovi contrattuali hanno sempre garantito aumenti superiori all’inflazione”.

Per le confederazioni sindacali è quindi evidente che “il 16 marzo si è svolto un rito costoso su quesiti pretestuosi e, per certi versi, inutili”.
“Al contrario, riteniamo che l’importante strumento del referendum debba essere utilizzato per argomenti di valenza generale e che abbiano davvero ricadute su scelte strategiche per il Paese”.


“Con l’indicazione prioritaria del non voto, – sottolinea la CSU – abbiamo scelto una strada difficile e scomoda. Ma una strada obbligata per affermare con più forza l’autonomia del mondo del lavoro dipendente sui temi specifici della contrattazione”.

“Archiviato il tentativo di mistificare la realtà, facendo passare San Marino per il Paese della precarietà e della miseria salariale, ritornano in primo piano i problemi veri del mondo del lavoro e dell’economia”.


E il sindacato ricorda che “sul fronte della lotta al caro vita abbiamo messo nero su bianco una serie di proposte concrete che devono entrare nell’agenda del confronto fra le parti; quest’anno sono poi in scadenza i principali contratti sia pubblici che privati, e anche stavolta il movimento sindacale svolgerà la sua parte sino in fondo, tutelando sia le buste paga che i diritti dei lavoratori, i quali verranno totalmente coinvolti sia nella costruzione delle piattaforme rivendicative che nella decisione finale dell’approvazione del contratto”.

“Prediamo infine atto – conclude la CSU – della diffusa volontà delle forze politiche, soprattutto di governo, di voler fare una verifica sul funzionamento della legge sul lavoro a due anni dalla sua applicazione. La nostra disponibilità ad aprire un confronto è totale, così come siamo ampiamente disponibili a valutare cambiamenti che vadano nella direzione di ampliare le tutele dei lavoratori, a partire dall’approvazione della legge sugli ammortizzatori sociali.

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