L’Informazione: “Consiglio giudiziario sospende Buriani ma inciampa l’autogoverno dei giudici”

Neanche un togato avrebbe votato per la seconda sospensione del commissario della legge, ma solo i tre esponenti avvocati di nomina politica.

ANTONIO FABBRI – Era stato indicato in pompa magna come il massimo organo di autogoverno della magistratura sammarinese. Venisse ora obiettivamente a vedere il Greco come sta funzionando, forse qualche perplessità sulle lusinghe profuse verrebbe anche all’organismo internazionale. Alla prima prova dei fatti, che avrebbe dovuto essere l’emblema dell’autogoverno della magistratura, succede però tutto il contrario. Quanto accaduto, se confermato, deporrebbe più per uno sbilanciamento politico de facto del Consiglio giudiziario, che per una sua indipendenza.
Con buona pace dei proclami della politica e del Dirigente del tribunale Giovanni Canzio, che hanno più volte declamato il nuovo sistema giudiziario come autonomo dal punto di vista formale e sostanziale.
Nel giro di pochi giorni, invece, è il secondo pronunciamento del Consiglio giudiziario che lascia piuttosto perplessì.

Il già noto caso Serenissima Il primo ha riguardato proprio il Dirigente non magistrato del tribunale Giovanni Canzio, che ha ottenuto una pronuncia preventiva, da parte di un organismo che sarebbe stato anche potenzialmente competente per una eventuale azione disciplinare sul caso specifico.

La vicenda è quella di Serenissima, nella quale, risulta dai documenti, è stato lo stesso Canzio da Dirigente non magistrato a disporre l’apertura di apposito procedimento penale.

Una circostanza che, come noto, il Consiglio giudiziario non ha considerato troppo, “assolvendo” preventivamente, e anche prima che si riunisse la Commissione affari di giustizia, l’operato del Dirigente che aveva disposto l’apertura del fascicolo per esercizio abusivo della professione, fascicolo che ha poi portato il Commissario della legge all’indagine nei confronti di otto cittadini, in seguito archiviati.

ll comunicato stampa a chi stampa non è Inoltre lascia perplessi, e non si può non rilevare, che nella stessa circostanza della deliberazione sul caso Serenissima, il Consiglio giudiziario non pare essersi curato troppo dei
soggetti ai quali diramava il comunicato stampa, dato che ha inviato la nota ufficiale di quella seduta anche a chi non è iscritto, secondo quanto prescrive la legge, negli appositi registri degli operatori dell’informazione e delle testate giornalistiche.

Cioè il Consiglio giudiziario invia i suoi comunicati stampa a chi non è giornalista e a chi non è testata giornalistica. Non
proprio un modus operandi condivisibile per un organismo istituzionale, che, proprio perché il rispetto delle norme è il suo pane, dovrebbe ufficialmente inviare le proprie comunicazioni a chi rispetta il dettato della legge sulla professione
giornalistica a San Marino.

La seconda sospensione L’altra decisione del Consiglio giudiziario che lascia perplessi, e soprattutto dovrebbe
far riflettere in primis su un inciampo del tanto declamato autogoverno della magistratura, è la sospensione, decisa nei
giorni scorsi, del Commissario della Legge Alberto Buriani. Sospensione che, con buona pace dell’autogoverno della
magistratura, non avrebbe visto – condizionale in assenza di conferme ufficiali – neppure un magistrato deliberarla. La prima sospensione, con il vecchio Consiglio giudiziario plenario, fu voluta dalla maggioranza politica, che votò con i suoi
sette esponenti di maggioranza per la sospensione, più tre togati. Alla fine non ci fecero una bella figura, dato che il
Collegio Garante, con la sentenza del giudice Roberto Bin, bocciò quella sospensione, evidenziandone in ogni passaggio le incongruenze e la infondatezza. Comunque, nella prima sospensione, almeno tre togati che l’avevano votata c’erano. Il Consiglio giudiziario riformato doveva essere l’emblema dell’indipendenza dei giudici. Invece, in questa circostanza, nell’organismo principe dell’autogoverno della magistratura, neanche un magistrato avrebbe votato un provvedimento così grave come la sospensione di Buriani.

Questo il quadro che si sarebbe profilato: su proposta, pare, del Dirigente non magistrato, come noto fortemente voluto dalla politica, il Consiglio giudiziario avrebbe esaminato la questione e, con il voto dei soli membri di nomina politica, a quanto si sa, ha deliberato la seconda sospensione di Alberto Buriani. Quindi avrebbero votato per sospenderlo in 3 su 8, meno della metà dei membri. A votare a favore della sospensione sarebbero stati gli avvocati Emanuele Nicolini, Alessandra Greco e Manuel Micheloni, taluni già tra i legali di Valeria Pierfelici nelle varie sedi, tra cui un ricorso amministrativo.

Anche questa circostanza desterebbe qualche interrogativo, viste le travagliate vicende del tribunale che hanno interessato direttamente la ex Dirigente. Unico magistrato presente il giudice Luca Barchiesi, che però si sarebbe astenuto.

Sarebbero stati assenti, infatti, gli altri tre togati, Fabio Giovagnoli, Isabella Pasini e Simon Luca Morsiani,
che d’altronde avevano preso parte al voto nel vecchio Consiglio giudiziario sulla precedente sospensione. Assente
anche Lorella Stefanelli.

Ora, quando a deliberare la sospensione di un magistrato sono, come pare sia risultato, tre avvocati di nomina politica,
dov’è il tanto declamato autogoverno della magistratura? Magari lo spiegherà prima o poi il Dirigente Canzio, o qualche autorevole parere pro veritate richiesto all’uopo, che poi il Segretario alla giustizia Massimo Andrea Ugolini
brandirà come l’ipse dixit in Consiglio. Chissà.

 

Articolo tratto da L’Informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 20

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