Otto marzo: un’occasione per riflettere

Otto marzo: un’occasione per riflettere

L’otto marzo non è solo la festa della donna, come comunemente viene ricordata, ma è un giorno in cui la nostra società ricorda a se stessa che nel campo dei diritti, e nello specifico dei diritti delle donne e della famiglia, c’è ancora molto da fare.

Negli ultimi anni sono stati compiuti passi enormi verso la parità di genere, ma non abbiamo ancora abbattuto tutti i muri della disuguaglianza perché le donne sono tuttora svantaggiate in molti campi, dai servizi, al lavoro, alle pensioni. C’è ancora un lungo percorso da compiere, nella politica, nelle istituzioni, nella società, nel privato. Un percorso che ci riguarda tutti e al quale tutti dobbiamo contribuire, se vogliamo che cambi davvero la “cultura“ del nostro Paese. L’occupazione femminile rimane spesso la parte debole del mercato del lavoro, perché è la componente più fragile. Nei momenti di incertezza economica è la prima ad essere colpita e a subirne i contraccolpi: le donne hanno maggiori probabilità di ritrovarsi con un “lavoro precario”, a tempo parziale, escluse dal mondo del lavoro e con grandi difficolta a rientrarci specie se superati i 50 anni.

Non solo rimangono tutte le difficoltà della conciliazione tra una vita “normale” e il lavoro. Le donne raccontano che il lavoro rappresenta un modo di realizzarsi anche come persona, ma anche di quanto sia difficile smussare le tradizionali resistenze di genere nella società, nel mondo del lavoro, nella vita di coppia, nell’organizzazione familiare. Le donne diventano madri in un quadro piuttosto complesso dal punto di vista sociale ed economico: diventano madri sempre più avanti negli anni, spesso sono costrette a rinunciare al lavoro e al tempo libero a causa degli impegni familiari e di un welfare che non riesce a sostenere le loro evidenti necessità. Serve perciò un impegno collettivo per permettere alle mamme e alle loro famiglie di vivere la gioia della maternità senza rinunciare alla propria vita professionale e sociale.

Esiste poi il problema delle retribuzioni e pensioni: in media in Europa le donne guadagnano il 17% in meno rispetto agli uomini e questo perché, nel tentativo di conciliare impegni di lavoro e familiari, optano per il lavoro a tempo parziale e sono costrette a interrompere continuamente la propria carriera, con conseguenze dirette e deleterie sui salari.  La scelta di non lavorare o di un lavoro a tempo parziale è legittima se è il risultato di una scelta personale, ma spesso è invece il segnale di una ripartizione disuguale delle responsabilità domestiche e familiari o della mancanza di servizi, di flessibilità oraria e di un sistema avanzato di welfare di sostegno alla condizione femminile e familiare.

Questi sono gli elementi che ci portano a dire come, nel 2020, sui temi dell’occupazione femminile da un lato e della famiglia dall’altro ci sia ancora tanto da fare e proprio per questo Usl si sta adoprando da tempo per il miglioramento o l’approvazione di strumenti normativi a tutela della maternità, della paternità, per l’accudimento di anziani e persone non autosufficienti attraverso l’avanzamento di concrete proposte.

Tutti siamo chiamati a far sì che anche il nostro paese diventi sempre più in grado di valorizzare le capacità e le qualità di ognuno, di sostenere attraverso strumenti opportuni il ruolo della donna e della famiglia nella società con la consapevolezza che l’obbiettivo da raggiungere è quello del benessere lavorativo e sociale di tutte le lavoratrici e dei lavoratori in tutti gli ambiti.

 

Unione sammarinese dei lavoratori

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