PRECISAZIONI SUL PROGETTO DI LEGGE DI RIFORMA DEL CATASTO

In risposta all’articolo apparso in data 25 aprile sul quotidiano “San Marino Oggi”, riguardante il progetto di legge di Riforma del Catasto, il Segreterio di Stato per il Territorio, Marino Riccardi, intende fornire alcuni chiarimenti sui contenuti della stessa, per rispondere alle argomentazioni dai toni allarmistici contenute nel medesimo articolo.
Attualmente il Catasto è basato sul sistema reddituale, in quanto gli estimi sono calcolati sulla rendita che l’unità immobiliare, o il terreno, producono.

Il vigente Catasto nasce negli anni cinquanta, precisamente nel 1954, sulla falsa riga di quello italiano. Le relative operazioni estimative furono curate da periti catastali, con l’attribuzione ad ogni unità rurale (particella) della specifica qualità e classe di coltura, da cui far discendere corrispondenti redditi imponibili.

Parimenti si operò per la formazione del catasto dei fabbricati, attraverso la determinazione della “rendita catastale” di ogni “unità immobiliare”, in funzione dei caratteri posizionali (parrocchie), tipologico-funzionali (categorie) e reddituali (classi).

Questi parametri, fissati oltre cinquant’anni fa, furono aggiornati con coefficienti empirici attribuiti per legge dalle varie Finanziarie succedutesi, l’ultima della quale risale all’anno 2003.

Appare quindi del tutto naturale che la lettura economica del territorio rurale ed urbanizzato
sviluppata in quel lontano periodo ed il conseguente sistema di estimi catastali dei terreni e dei fabbricati, non sia più idoneo a rappresentare l’attuale realtà economica e garantire i richiesti livelli di equità contributiva.

Dopo oltre cinquant’anni, infatti, è completamente mutato il tessuto urbanistico, così come risultano modificate in misura significativa la struttura ed i caratteri delle aziende agricole, nonché le tipologie ed i caratteri costruttivi dei fabbricati e delle unità immobiliari. Quindi il Governo ha ritenuto doveroso ricalcolare i parametri su una base aggiornata.

Come esempio specifico, per rispondere nel merito all’articolo già citato, un vecchio edificio, anche non abitato o in condizioni di degrado, ha attualmente uguale rendita catastale di uno nuovo e perfettamente fruibile appartenente alla stessa categoria; al contrario con la nuova riforma, approvata in prima lettura nell’ultima seduta del Consiglio Grande e Generale, in virtù dell’introduzione di un apposito indice di vetustà, vedrà abbattuto il proprio valore imponibile.

La vera novità, infatti, che la Legge apporterà consiste proprio nell’introduzione di nuovi parametri associati agli immobili (o terreni) che dovranno fornire una fotografia più aggiornata ed equa della realtà; uno di questi è il valore del bene.

Il valore, in tal senso, è un indice informativo che assumerà un grande rilievo anche nelle diverse attività di governo del territorio, di gestione del patrimonio immobiliare pubblico, nonché di pianificazione economica finanziaria della Repubblica. Allo stesso tempo ci preme sottolineare, tranquillizzando quanti fossero allarmati al riguardo, che non è nelle intenzioni, né esplicite né implicite, della Riforma utilizzare questo parametro per fini fiscali.

San Marino, li 28 aprile 2008/1707 d.F.R.

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