San Marino. Caso Italease, inammissibile la richiesta di revisione, Antonio Fabbri

Caso Italease, inammissibile la richiesta di revisione

Antonio Fabbri

Chissà se con la pronuncia di ieri del giudice per i rimedi straordinari si possa mettere la parola fine in calce ad una vicenda giudiziaria che si trascina fin dal 2011. Si tratta del caso Italease e vedeva imputato Marco Benini, che ieri ha presentato ricorso davanti al giudice per i rimedi straordinari tramite l’avvocato Rossano Fabbri. Il caso della Banca Italease scoppiò a San Marino in seguito ad una indagine dei magistrati milanesi che scoprirono come i vertici di quella banca provvedevano a “deviare a fini illeciti e di arricchimento personale le principali attività economiche di Italease e di alcune collegate”.

Una parte di quel denaro finiva a San Marino, occultato presso l’allora Istituto Bancario Sammarinese, dove il servizio antiriciclaggio aveva segnalato movimentazioni sospette su un conto acceso il 2 agosto 2006, intestato alla Final Work Consulting, società sammarinese amministrata dall’imputato nel processo sul Titano, il commercialista ravennate Marco Benini. Su quel conto erano confluite somme per oltre 4,3 milioni di euro, attraverso un’altra società italiana, Raelle sas Consulting”. Se quindi in Italia avanzavano le indagini e il procedimento per il crac della banca e i suoi amministratori, a San Marino parallelamente avanzava l’inchiesta per riciclaggio, che aveva portato al rinvio a giudizio, prima, e alla condanna, poi, di Marco Benini, appunto.

Nella sentenza che vide la condanna di Benini era stata disposta anche al confisca per equivalente di 4,3 milioni. Confisca alla quale si diede esecuzione tanto che a marzo del 2019 la Corte di Cassazione, in una sentenza su un ricorso di Benini che contestava la confisca richiesta da San Marino, ha rigettato il ricorso facendo di fatto diventare definitiva la confisca.

Dunque la confisca è in fase di esecuzione. Di qui ha preso le mosse il ricorso presentato dall’avvocato Rossano Fabbri che ha portato, come nuovo elemento, il fatto che il calcolo della confisca, con i più recenti pronunciamenti dei giudici delle appellazioni, sarebbe stato meno ingente se si fosse calcolato il solo profitto del riciclaggio e non l’intero importo movimentato. Il procuratore del fisco ha dal canto suo sostenuto che il ricorso è inammissibile perché, la questione sollevata, doveva semmai essere opposta in sede di esecuzione.

Il giudice Vitaliano Esposito ha accolto la richiesta della Procura fiscale, dichiarando inammissibile la richiesta di revisione del processo. 

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