San Marino. Commissione Consigliare Affari Esteri, resoconto martedì 24 gennaio pomeriggio

COMMISSIONE CONSILIARE PERMANENTE AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE ED IMMIGRAZIONE, SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO, INFORMAZIONE 

– MARTEDI’ 24 Gennaio-   Seduta del pomeriggio

  Nel pomeriggio i lavori della Commissione sono dedicati all’esame del progetto di legge “Diritto dell’Informazione e dei Media” presentato dal Segretario di Stato con delega all’Informazione, Teodoro Lonfernini. Il Pdl, come spiega lo stesso Segretario, nasce dall’esigenza di garantire una regolamentazione della materia che “sia in grado non solo di precisare garanzie e limiti alla stessa per i cittadini, le istituzioni, i professionisti e le imprese, ma anche di assicurare uno sviluppo forte ed equilibrato del settore”. In particolare, “siamo intervenuti per un testo che ha saputo guardare alle indicazioni del settore a livello europeo- prosegue il Segretario Lonfernini-  ovvero come gli altri Paesi europei negli anni hanno ammodernato la legislazione del settore”. Ma “abbiamo introdotto specifiche tematiche innovative, calate nel nostro territorio- prosegue il Sds Lonfernini- si è cercata quindi una corretta integrazione di principi di macro portata in un Paese come il nostro”.
Nel corso del dibattito sono emerse alcune osservazioni da parte dei commissari di minoranza, relative al coordinamento con le norme precedenti, alla portata insufficiente delle provvidenze per l’editoria, alla definizione chiara dello status di giornalista e al ricorso a norme qualificate.

Concluso il dibattito, è iniziato l’esame dei 75 articoli, in particolare si sono affrontati gli articoli del I titolo- “Diritti Fondamentali” e approvati a seguito dell’accoglimento degli emendamenti della Segreteria di Stato (di natura formale).

All’articolo 1 è approvato anche un emendamento presentato da Rf, poi concordato, che esplicita come la norma si intenda “in applicazione dei principi sanciti dalla Convenzione a salvaguardia diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”del Consiglio d’Europa, in aggiunta al già citato l’articolo 6 della Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’ordinamento sammarinese. All’Art. 3 “Limiti alla libertà di pensiero, di coscienza e di espressione”,  viene approvato l’emendamento modificativo della rubrica-titolo del Pdcs (viene eliminata la parola ‘coscienza’). Concluso l’esame dei 7 articoli del Titolo 1°, si passa al Titolo 2°, dall’articolo 8 “Consulta per l’informazione” che presenta diversi emendamenti formali della Segreteria di Stato, un emendamento di Rf per sancire la personalità giuridica alla Consulta (viene respinto) e un emendamento del Pdcs (accolto) per cancellare il limite di mandati dell’incarico dei membri della Consulta, “come era nella norma precedente- spiega Lorenzo Bugli- visto il numero esiguo di giornalisti iscritti, tale limite potrebbe generare difficoltà nella funzionalità dell’organismo”.   Si procede infine con l’esame dell’articolo 9 “Funzioni della Consulta per l’Informazione. Tenuta dei Registri dei giornalisti”, con emendamenti del governo, tre di Rf e uno di Libera.  In dettaglio, Rf propone di dare funzioni ulteriori alla Consulta, tra cui la nomina della ‘Commissione di disciplina’ e l’istruire verifiche per il riconoscimento dello stato professionale di giornalisti che hanno acquisito l’abilitazione in Paesi esteri. Rf intende poi introdurre il principio che chi intende avere il riconoscimento di giornalista e come tale esercitare tale attività, deve essere iscritto al Registro della Consulta. E ritira l’ultimo emendamento in quanto incluso tra le integrazioni del governo. Libera invece propone di specificare cosa si intenda per giornalista pubblicista.  Per il Sds Lonfernini l’emendamento di Libera è accoglibile  e viene così approvato, diversamente da quelli di Rf che sono respinti (il secondo perché è già incluso negli articoli successivi).  Con l’approvazione dell’articolo 9 emendato, la seduta si conclude. L’esame dell’articolato proseguirà domani nel primo pomeriggio.

 

Di seguito un estratto degli interventi del dibattito sul Pdl.

 

Comma n .10  Esame in sede referente del progetto di legge “Diritto dell’Informazione e dei Media” presentato dalla segreteria di Stato con delega all’Informazione
Teodoro Lonfernini, Sds al Lavoro e con delega all’Informazione
Dalla relazione illustrativa: L’informazione conosce in questi tempi una rilevanza sociale, politica ed economica senza precedenti. Si pone dunque l’esigenza di garantire una regolazione alla materia che sia in grado non solo di precisare garanzie e limiti alla stessa per i cittadini, le istituzioni, i professionisti e le imprese, ma anche di assicurare uno sviluppo forte ed equilibrato del settore.
Ho voluto leggere questa premessa della relazione perché in poche parole dà l’idea di uno spaccato reale e attuale del settore, sia in senso generale, sia guardando ad un qualcosa di più locale e vicino a noi. Il settore dell’informazione è uno di quei settori fondamentali per una comunità. Lo abbiamo potuto vedere con ancora più forza e determinazione nel periodo della pandemia, dove il veicolare in maniera corretta e professionale le informazioni di natura sanitaria ci ha fatto capire quanto sia importante ricevere una informazione corretta e veicolata con strumenti che presentava una esigenza precisa nel nostro paese a livello deontologico. In corso di legislatura siamo intervenuti con interventi e correttivi della legge precedente che hanno avuto una efficacia ben precisa. Si guardi all’Autorità dell’informazione e alla Consulta, dove con piccoli correttivi si è manifestata efficienza di intervento. Grazie alla collaborazione e alla competenza del prof. Daniele Donati, docente di Diritto dell’informazione presso l’Università di Bologna e nostro collaboratore nell’università di San Marino, nel corso di Informazione e digital media, siamo intervenuti per un testo che ha saputo guardare alle indicazioni del settore a livello europeo, ovvero come gli altri Paesi europei negli anni hanno ammodernato la legislazione del settore. Abbiamo introdotto specifiche tematiche innovative, calate nel nostro territorio, si è cercata quindi una corretta integrazione di principi di macro portata in un Paese come il nostro.
Abbiamo raggiunto l’obiettivo di portare in questa commissione un testo completo in tutte le parti, guardando anche alla nostra carta dei Diritti, c’è poi una parte relativa alla nostra televisione di Stato…per non fare il mio intervento ripetitivo e ovvio rispetto al Pdl e alla relazione che lo accompagna, ritengo che abbiamo svolto un ottimo lavoro che ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Tanti gli incontri avuti con le parti.
Per agevolare il lavoro della commissione, ho necessità di presentare degli emendamenti- quasi tutti di natura formale -stilistica- solo uno è più di sostanza, l’articolo 53, gli altri tutti tecnico-stilistici. Giuseppe Maria Morganti, Libera
Non è facile districarsi nelle norme del Pdl, molte sono mutuate dalle leggi precedenti del 2015 e del 2021. Alcune modifiche della legge del 2021 non rientrano in questo Pdl, tra cui il contributo delle provvidenze al 10%, che oggi torna al 7%. E anche i riferimenti a determinati articoli vanno uniformati al nuovo testo. Il primo punto è relativo agli articoli 1 e 7 che definiscono i principi generali, parte della nostra Carta dei diritti, e che solitamente, piuttosto che essere normati da una legge ordinaria, lo sono da una legge qualificata. Quindi l’identificazione della testata, oggi per lo più si parla di testate on-line.  C’è una parte in cui la commissione dell’esame dei giornalisti viene definita dal congresso. Ma quando mai?! Poi sul palinsesto di SmRtv, che opera in monopolio. Per il resto grazie per lo sforzo effettuato, vediamo molti articoli cambiati rispetto alla prima versione.
Nicola Renzi, Rf
Che sia tematica difficile, scottante da maneggiare lo capiamo benissimo, soprattutto per una realtà piccola come la nostra, dove il rischio in cui passare da globalismo a provincialismo è al massimo. Sempre più si sta restringendo il mercato del cartaceo, i nostri confini sono così piccoli che dobbiamo chiederci chi abbia interesse a fare l’editore. Nella nostra realtà ci sono state tante storie, alcune testate sono rimaste nell’immaginario sammarinese, altre lo sono tuttora. Poi c’è l’on-line e spesso molte testate sono diventate il nostro biglietto da visita. Dobbiamo chiederci: primo se vogliamo una stampa e se vogliamo una stampa libera. Il più delle volte – e lo dico in generale- la risposta mi pare negativa. Se penso che oggi ‘è una testata- un giornalista e un editore- che devono affrontare un processo perché hanno dato una notizia, per non parlare per i cittadini indagati perché avevano mandato una lettera…è il segnale che c’è qualche cosa che non va. Spero i tempi portino  a una maggiore responsabilità e a  un maggiore senso di libertà, che portino a superare queste cose. Quanto è sostenibile la stampa di un quotidiano a San Marino e che mercato può avere? Da qui dipende il discorso delle sovvenzioni. Prima domanda: li vogliamo finanziare di più o di meno? E’ il primo dato che riguarda una stampa libera. Quello che manca è poi il commento socio-politico sui nostri giornali,  a San Marino non ci si alza dl livello del chiacchiericcio da bar. Anche questo è legato a professionalità  a costi, a rischio querele…Altro tema è quello dell’on line e di altri mezzi di diffusione delle notizie e dello status del giornalista.
Lorenzo Bugli, Pdcs
In questo settore è fondamentale avere regole chiare e a sua volta la comunicazione è fondamentale in un Paese- Orson Welles la chiamava ‘quarto potere’- quindi si deve regolare in maniera chiara, precisa e puntuale, con regole non interpretabili. Se creiamo invece mezze misure si può scrivere di tutto. La norma è una buona norma che funge da sorta di testo unico e raccorda le norme precedenti quindi si definiscono i diritti e l’avere una Consulta, si mettono limiti ai suoi mandati, poi c’è il tema dei fondi, tema importante per mantenere la stampa libera. Quindi il discorso della press card e la regolamentazione della professione, per evitare opacità per cui chiunque possa definirsi di un settore senza aver seguito determinati step, non solo professionali. Altro aspetto. Dobbiamo guardare con attenzione il discorso del palinsesto di Rtv, nella normativa può essere ridondante, sarebbe da vedere come mitigare e cosa si può e non inserire dalle norme che vanno dall’articolo 44 al 59.
Andrea Zafferani, Rf
Nella legge non ho trovato l’abrogazione di norme precedenti, faccio un po’ fatica a ‘raccapezzarmi’ su cosa rimarrebbe in vigore e cosa no, dopo l’approvazione di questa legge. Su alcuni articoli sulla tutela dei giornalisti e delle loro fonti, mi pare ci sia un po’ un indebolimento rispetto alle norme attuali. Alcuni principi fissati nella norma del 2014 mi parevano più chiari. Dove la legge nuova non disciplina, resta in vigore la vecchia? Interverremo su questi punti con emendamenti.
Certamente stiamo parlando di un tema di grande delicatezza, sappiamo quanto il giornalista sia prezioso in una società democratica, per il controllo democratico essenziale da parte dei cittadini. In definitiva, l’indebolimento nei principi generali nella norma non mi piace. Poi tre aspetti sono poco trattati nella norma: l’aspetto economico, in primis. Fare informazione è insostenibile a livello di carta stampata per i numeri che si hanno a San Marino. E’ stato confermato il finanziamento utilizzato negli anni, addirittura con una riduzione degli importi e sappiamo che non è sufficiente. Altro  grande problema è quello della definizione di chi sia giornalista e quale attività può essere considerata giornalismo e quale no. Come politica dovremo prenderci l’onere di definirlo in modo chiaro, non lasciare che sia definito dalle sentenze dei processi.
Quindi sulla trasparenza dei media e degli assetti proprietari: giusto ogni media abbia la sua linea,  e anche che i  cittadini sappiano come il media sta in piedi. E’ il pluralismo. Un tentativo legislativo era stato fatto ma non è stato reso attuale. E’ uno sforzo che va sostenuto.
Alice Mina, Pdcs
Il pdl lo ritengo di grande rilevanza, va a interessare una delle tematiche che più coinvolgono la vita di una società, l’informazione è una risorsa fondamentale e la libertà di informazione è un diritto umano fondamentale e va tutelato costituzionalmente. Ha due aspetti: la libertà di informarsi e di informare. Nel testo troviamo aspetti che interessano diritti fondamentali, libertà di espressione e coscienza, garanzie democratiche fondamentali, ma anche il diritto all’oblio. Il Pdl è sicuramente molto ampio e prende in considerazione tante tematiche, dall’editoria periodica alla radiotelevisione, fino al digitale…ci tengo a porre l’attenzione sull’avvento delle nuove tecnologie che ha messo a confronto la libertà personale e il rispetto della vita privata e il diritto dell’informazione. Ai media tradizionali si sono aggiunti i social network, aspetto significativo che ha un impatto importante nella vita quotidiana che caratterizza la società digitale. E’ il progresso, ma presenta interrogativi sulla qualità di informazione, sulla corretta informazione e la sua verifica e massima trasparenza. Fino a che punto l’informazione può spingersi e oltre quale limite  si presenta una lesione della vita privata? Sono solo alcune riflessioni che possiamo fare con questo pdl. Nel corso dell’esame dell’articolato entreremo nel merito delle singole questioni.
Teodoro Lonfernini, Sds per l’Informazione, replica
Ci tengo a precisare alcune cose. Sulle perplessità  espresse per non riuscire a fare alcuni collegamenti del commissario Zafferani: era ovvio perché non gli erano stati presentati gli emendamenti di raccordo, dove vedrà anche la parte sugli articoli abrogati e la correlazione con la legge precedente. Diffido un po’ di più sul fatto di aver portato un pdl che porti alcune garanzie a diminuirsi, sono convinto del contrario. Perché oggettivamente il testo presentato, con i dovuti emendamenti, a mia ragione e a ragione di chi ci ha lavorato, è più rafforzativo sulle garanzie per operatori e fruitori. Sono convinto che le perplessità andranno a dissiparsi nel corso dell’esame  dell’articolato.
Andrea Zafferani, Rf
Avevo detto che l’indebolimento lo vedevo se alcune norme se abrogate, vedo ora che si tratta solo  di abrogazione parziale, ma vorremmo capire cosa il governo propone di abrogare e cosa no, ci serve a tarare le nostre considerazioni e anche i nostri emendamenti.
Giuseppe Maria Morganti, Libera
Ribadisco che nel nostro ordinamento c’è una gradazione delle norme che prevede che leggi costituzionali definiscano i principi, leggi a maggioranza qualificata hanno invece la possibilità di normare l’applicazione di questi principi, possibilità che invece non è propria delle leggi che non hanno questa formulazione. Una legge a maggioranza semplice non è proprio la più adatta.
Nicola Renzi, Rf
Per ribadire le cose dette dai miei due colleghi: è chiaro che siamo nella circostanza in cui, non sapendo le abrogazioni intercorse, può succedere che negli emendamenti chiediamo di mantenere in  vita qualcosa che è già tale. Sarebbe necessario approfondire cosa resta in vigore. D’accordo con quanto sostiene il consigliere Morganti. Si parla di principi generali, oggi quando ci troviamo ad affrontare ‘cose materiali’ li normiamo in modo normale, per il resto vale la pena dare un rango particolare.
Francesco Mussoni, Pdcs
E’ un settore in cui facciamo prevalere l’anarchia o si tenta di disciplinare diritti inviolabili? Un ‘quarto potere’. Tra la non regolamentare nulla o qualcosa è un passaggio fondamentale. Non esiste una  norma perfetta, ma è un passo avanti da farsi. Auspico un confronto sul testo per migliorarlo, ma sicuro sarà un passo importante a tutela dei diritti.

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