San Marino. Don Mangiarotti: “Da dove nasce la Pace?”

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Don Gabriele Mangiarotti.

Da dove nasce la pace?

Ripenso oggi, nella festa dei santi Martiri innocenti, a quello che ha detto Madre Teresa di Calcutta ricevendo il premio Nobel per la pace: «… io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla.»

E risuonano nel cuore le parole accorate del Papa che chiede la pace, in Ucraina e in tutti i molti posti del mondo in cui la guerra è regola, e gli uomini sono feriti, vilipesi e uccisi.

Non solo, ma occupano i nostri pensieri le sorti delle tante giovani donne che, per difendere la loro libertà e dignità, in Iran manifestano a rischio della vita, loro e anche di quei giovani che, sostenendole, sono stati uccisi come spettacolo di fronte al mondo.

E siamo prossimi alla Giornata mondiale della Pace che Paolo VI ha istituito come conseguenza del Concilio Vaticano II, e che anche quest’anno Papa Francesco ha rilanciato con il suo messaggio e che il nostro Vescovo celebrerà in Diocesi invitando soprattutto coloro che sono impegnati in politica a assumersene la responsabilità.

 

Papa Francesco, nel suo messaggio per la 56a Giornata Mondiale della Pace, invita tutti a lasciare che «Dio trasformi i nostri criteri abituali di interpretazione del mondo e della realtà». Di fronte al male, alla guerra e alle tante contraddizioni del mondo di oggi, il Santo Padre ci ricorda che «anche se gli eventi della nostra esistenza appaiono così tragici […], siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente».

Anche queste parole, ricordate da Davide Prosperi sul Corriere della Sera, ci mostrano che la pace implorata, invocata e desiderata ha bisogno di un serio cambiamento del nostro cuore, che sappia accettare la logica dell’amore, quello vero, concreto e reale, rifiutando il ricorso a tutto ciò che lo contraddice. E, dato che in questi tempi è più facile trovare spazio a letture significative, mi aiutano le parole di Silvio Cattarina, grande educatore di giovani caduti nella trappola della droga, della violenza, della solitudine che, riflettendo sulla sua esperienza in un serrato confronto e dialogo con noi lettori, con i giovani incontrati, con tutti coloro che hanno a cuore la vita di queste persone, così scrive: «Che sciocco, che tonto sono stato. Alla domanda: “Perché un ragazzo entra in comunità?”, per lunghissimi anni ho sempre risposto: “Per la droga, per i casini commessi, per i reati compiuti, a causa della legge, dei numerosi danni subiti o procurati…”. Solo poco tempo fa, sentendomi rivolgere per l’ennesima volta la stessa domanda, d’impeto, come una rivelazione e una liberazione, ho gridato: “Per amore. Sì, è per amore che un ragazzo entra in comunità! Per l’amore dei genitori, dei fratelli, per il moroso, la morosa, per uno psicologo, un’assistente sociale che ti ha voluto bene… Poi, c’è chi le comunità le ha volute, pensate, costruite… per l’amore, no?”.

Non siete più rapiti (dal mondo, dalle mode, da internet, dai social, dai tanti diabolici giochi…), rapiti e turbati, perché nessuno vi guarda, ma guardate invece la promessa che alberga nel vostro cuore. Siate di questa promessa, siate fatti da questa promessa. Fatevi guardare dalla luce che promana da questa promessa. Abbiate un cuore semplice e uno sguardo puro, così sarete intelligenti, pronti, sicuri.» (S. Cattarina, Voglio il miracolo!, p. 51)

Sì, la pace nasce dall’amore, l’educazione nasce dall’amore, la libertà nasce dall’amore, certo. E non accettiamo che, in tutti i luoghi del mondo, ma neppure nel nostro cuore, alberghi l’illusione che il male sarà vinto dal male, che la gioia dei nostri piccoli e i loro giochi siano resi possibili dall’odio per coloro che compiono il male.

don Gabriele Mangiarotti

 

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