San Marino. Easy Bridge, nuovo capitolo

L’informazione di San Marino

Easy Bridge, nuovo sequestro da 5 milioni a carico di commercialista del Titano.

Nuovo capitolo dell’operazione “Easy Bridge”, che vede tra gli indagati un commercialista sammarinese (vedi l’informzazione del 29 novembre 2018). Dopo la rima fase del novembre scorso che aveva visto spiccare dal Pm Luca Bertuzzi i provvedimenti di sequestro fino alla concorrenza di 10 milioni, nei giorni scorsi, riporta Il Resto del Carlino rilanciato poi da Rtv, il Pm ha disposto un nuovo sequestro, dopo che il primo provvedimento era stato annullato per un vizio procedurale. Sequestro di cinque milioni di euro a carico del commoercialista sammarinese indagato, riporta il Carlino. Questa la cifra a cui ammonta, secondo il Pm e le fiamme gialle che stanno indagando, il riciclaggio che viene contestato.

Nello specifico – ricostruisce la Gdf – lo schema di “money laundry” (lavaggio del denaro sporco) individuato dalle fiamme gialle di Rimini parte, quale primo step, dalla raccolta, ad opera di cosiddetti “collettori” (in prevalenza si tratta di pregiudicati di origine campana, tra i quali anche un gioielliere, risultato anche contiguo, a seguito di altre investigazioni, con la criminalità organizzata) di assegni post-datati emessi da privati e commercianti nell’ambito delle loro attività d’impresa, successivamente “monetizzati” con denaro contante di dubbia provenienza. Una volta “ripulita” la liquidità in mano ai pregiudicati mediante illecite e abusive operazioni di “sconto”, gli assegni – con tanto di clausola di non trasferibilità – ma privi dell’indicazione del beneficiario venivano consegnati agli autori dell’illecita pratica per completare il riciclaggio: dopo aver inserito nel campo “beneficiario” alternativamente il nome di due società di diritto sammarinese, gli indagati provvedevano a versare gli assegni sui conti correnti a queste intestati, simulando così plausibili operazioni commerciali.

In realtà, come emerso dalle indagini dei finanzieri riminesi, tra l’emittente degli assegni e le società beneficiarie non è risultato intercorrere alcun rapporto commerciale che giustificasse quei pagamenti, mentre le due persone giuridiche sono invece risultate essere riconducibili di fatto agli indagati; poi le somme in assegni versate sui conti correnti sammarinesi venivano “messe in sicurezza” attraverso l’integrale trasferimento da San Marino verso società con sede in Paesi extra UE, quali Panama, Dubai, Emirati Arabi, Hong Kong. Si parla della “polverizzazione” di oltre 2000 assegni “trasformati” in contanti.

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