San Marino. Insegnamento religione nell’Infanzia, i dubbi di UDS: “Regressione della laicità dello Stato a spese dei piccolissimi”

Prosegue a San Marino il dibattito sull’insegnamento della religione cattolica nella scuola dell’infanzia.

Ad intervenire oggi è Unione Donne Sammarinesi che innanzitutto esprime “perplessità” per “l’urgenza di estendere questa materia ai bambini e alle bambine dell’infanzia ad anno già avviato, senza avere neppure informato di questo i genitori che, quindi, non hanno avuto modo di richiedere l’insegnamento di etica in alternativa, come avviene per gli altri ordini di scuola. È una sorpresa anche per le insegnanti, anche loro non coinvolte nel processo decisionale e che si trovano chiamate, loro malgrado, ad impartire un insegnamento esplicitamente di natura confessionale il cui referente è Don Mangiarotti.

Soprattutto – prosegue Uds – dispiace la precocissima divaricazione dei percorsi educativi nella scuola pubblica su base religiosa. È una regressione della laicità dello Stato a spese dei piccolissimi. L’accordo con la Santa Sede è stato firmato nel 2018 dal governo precedente, quando già da anni vi era per “consuetudine” l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole con programmi scritti dalla Curia e con insegnanti che necessitano del benestare del vescovo. L’accordo ha istituzionalizzato l’ora di religione nella scuola pubblica e, apprendiamo ora, l’ha estesa anche alla scuola dell’infanzia.

Promuovere – perché di questo si tratta, basta leggere i traguardi di competenza allegati al decreto, ad esempio “Il bambino scopre nei racconti del Vangelo la persona e l’insegnamento di Gesù, da cui apprende che Dio è Padre di tutti e che la Chiesa è la comunità di uomini e donne unita nel suo nome…”- una visione del mondo e dell’umanità di tipo creazionista non dovrebbe mai essere un obiettivo della scuola pubblica, che dovrebbe, piuttosto, come già fa per tutte le altre discipline, promuovere un pensiero razionale, critico e libero da ogni dogmatismo”.

E ancora: “Risulta ancora più stridente se fatto con i giovanissimi e le giovanissime nello spazio e nei tempi della scuola dell’infanzia senza, lo ripetiamo, neppure avere informato i genitori e le insegnanti. In uno Stato compiutamente laico la religione va sicuramente affrontata, come importante fenomeno culturale e identitario, ma non con linee guida redatte dalla Curia e insegnanti che necessitano del gradimento vescovile.

Questa forzatura verso i piccolissimi ci sembra l’ennesima concessione ad un potere religioso che, diventando sempre più debole nella società che va secolarizzandosi, ricerca privilegi e l’occupazione progressiva di spazi pubblici che una classe politica poco attenta alla laicità non esita a concedere anche a scapito della più elementare ragionevolezza”, conclude Uds.

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