San Marino. La dissoluzione, Marino Cecchetti

La dissoluzione della nostra Comunità-Stato non è più solo un rischio. Stanno venendo meno, fra noi sammarinesi, comportamenti che sono stati fondamentali nel nostro lungo passato, derivati da convinzioni che stanno alla base del nostro unicum nel mondo. Convinzioni forti, radicate, saldate alla roccia del Monte, quali si ebbe modo di riassumere nella relazione all’Unesco che ci ha fatto superare – dopo una prima bocciatura – l’esame per entrare a far parte dei luoghi “patrimonio dell’umanità”.

Questa amara riflessione nasce dallo scritto-sfogo diffuso lunedì scorso dalla dr.ssa Elena Mularoni, responsabile dell’Oncologia. Persona, la dr.ssa Mularoni, a tutti i sammarinesi ben nota e a cui tanti sammarinesi sono infinitamente grati avendo avuto purtroppo occasione di aver bisogno della sua professionalità. Prendendo le mosse da quel che succede in quel reparto, la dr.ssa Mularoni è andata  oltre i corridoi dell’ospedale, denunciando: “La crisi di un reparto non è altro che, in piccolo, la crisi di un sistema”.

Libera abuntrocle, concludeva nonna Marina stroppiando il latino del testamento del Santo”  quando si parlava della Repubblica in famiglia, ha raccontato l’ing. Gino Zani, riassumendo in quell’espressione i valori dello Comunità-Stato trasmessi di generazione in generazione. Così è perdurata nei secoli la forza che ha mantenuto questa terra libera anche nell’impatto con la grande storia.

Cadono le braccia ora sentire la dr.ssa Mularoni, costretta, dalle circostanze del suo ambiente di lavoro e non solo, a scrivere: “Voglio esprimere un elogio smisurato a mio figlio che sta cercando la sua strada fuori da questo Paese, di cui da molto tempo, a soli 35 anni, ha intuito il baratro morale in cui si è precipitato”.

Un grido dall’allarme non solo per l’ospedale e la sanità.

 

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