San Marino. Orietta Ceccoli: “San Marino può rinascere?”

Riceviamo e pubblichiamo un intervento a firma di Orietta Ceccoli.

Mercoledì sera, 9 novembre, ero a Borgo tra il pubblico ad ascoltare in diretta il dibattito organizzato da Repubblica Futura, su 3 temi: l’inflazione e l’aumento delle tariffe, la situazione economico-finanziaria-gestionale dell’Azienda dei Servizi AASS ed infine la situazione politica sammarinese. Sugli aumenti delle tariffe c’è stato il confronto tra esponenti della maggioranza ed esponenti di una parte dell’opposizione e di due sigle sindacali.

Metodo e coesione sociale
Sulla criticità delle tariffe sono emerse soluzioni concrete che potranno avere validità se si comincia a praticare, a livello di costituzione materiale, il sistema dell’ascolto reciproco. Ascolto tra maggioranza ed opposizione e tra maggioranza e forze sociali. La grave carenza che è emersa è quella del metodo del confronto, problema mai risolto con nessuna delle coalizioni politiche che hanno governato il paese negli ultimi 40 anni. In parallelo da più fonti sono state indicate soluzioni al bisogno di coesione sociale di cui oggi ha necessità la Repubblica. Merlini prospetta il governo di unità nazionale, aumentare nei numeri “l’attuale governo dei 44”, Valentini cita “le difficoltà che la politica sammarinese ha di compiere scelte necessarie e non rinviabili, che invece tende a posticipare per ragioni di consenso”, Renzi ribadisce l’esigenza di un aggregato politico e sociale coeso negli obiettivi e nelle politiche per contrastare le crisi e le emergenze.

Nuovo metodo di confronto, innovazione liberaldemocratiche delle istituzioni
Pensare di introdurre due innovazioni, potrebbe forse far nascere la speranza della rinascita:
1. Un diverso metodo di confronto tra maggioranza ed opposizione e tra governo, forze sociali e strutture intermedie della comunità.
2. Riforma liberaldemocratica delle istituzioni, nello specifico dei 3 poteri dello Stato, privilegiando la innovazione del Congresso di Stato. “la realtà attuale di 10 orticelli che decidono collegialmente si sta dimostrando la forma di governo inefficace, anche sul piano strutturale”. Mancano sia la leadership che coordina, sia la coesione sulle decisioni politiche e sulle soluzioni necessarie per fronteggiare le crisi e le continue emergenze.
In attesa che il dibattito si estenda a questi aspetti istituzionali e strutturali, si potrebbero sperimentare modalità che permettano di rendere più coeso un blocco sociale di interessi generali e collettivi che impediscano a San Marino di cadere nella situazione di default. Voler bene alla Repubblica significa porsi questi problemi e cercare le soluzioni possibili.

Modello interpretativo per superare la crisi dello Stato.
Dalla letteratura si possono trarre alcuni consigli fondamentali di come le nazioni e gli Stati rinascono, superando le loro crisi, utilizzando processi di “trasformazione selettiva”. Jered Diamont nella sua attività di ricerca ha presentato un modello interpretativo e di monitoraggio da utilizzare per i nostri difficili anni di grande turbolenza economica, sociale e geopolitica. Perché non provare e poi aprire il confronto all’interno del nostro paese avendo il suo modello come riferimento?
Ecco con semplicità i 12 parametri del modello “Diamont”.

1. Riconoscere le situazioni di crisi;
2. Accettare le responsabilità di andare verso il cambiamento, anziché scaricare le colpe su altri e rinchiudersi nel ruolo di vittime;
3. Identificare gli ambiti nei quali è necessario cambiare e i problemi da risolvere;
4. Identificare i paesi da cui può venire l’aiuto;
5. Individuare modelli stranieri che sono stati applicati per risolvere problemi analoghi;
6. Essere pazienti e riconoscere che spesso il primo tentativo non è quello giusto e che bisogna mettere in atto ulteriori tentativi per raggiungere un buon risultato;
7. Riflettere sull’identità nazionale;
8. Distinguere i valori fondanti ancora appropriati e quelli divenuti anacronistici;
9. Realizzare un sistema di autovalutazione sincero ed onesto;
10. Verificare l’esperienza storica di precedenti crisi nazionali;
11. Puntare su sistemi di flessibilità nazionale per situazioni specifiche;
12. Salvaguardare le libertà dalle costrizioni geopolitiche.
Per ogni parametro del modello sopra riportato, ogni soggetto collettivo o istituzionale dovrebbe sviluppare una narrazione articolata anche supportata da dati, poi confrontarla per ricercare le convergenze possibili.
PERCHE’ NON PROVARE! PERCHE’ NON RICERCARE LE INTESE POSSIBILI?
Il sistema delle relazioni e del dialogo che dalla Silicon Valley ha originato la rivoluzione e la trasformazione digitale del mondo, potrebbe essere un toccasana anche per le crisi e le emergenze nazionali. Rendiamo operative queste best practice!

Orietta Ceccoli

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