Turismo, Usot: “A San Marino non vanno costruite nuove strutture ricettive, bensì, van create le condizioni affinché quelle presenti possano ristrutturarsi”

“Non vanno costruite nuove strutture ricettive, bensì, van create le condizioni affinché quelle presenti possano ristrutturarsi, modernizzarsi ed alzare quindi l’offerta in termini di qualità”.

Lo sostiene l’Usot, associazione degli operatori turistici, che commenta così le parole del Segretario al Turismo Federico Pedini Amati che, nei giorni scorsi, ha sottolineato il problema della carenza di strutture ricettive a San Marino visto che in questo mese chiuderanno il Palace Hotel e la Quercia Antica, per 110 camere in meno. “Uno Stato che si rispetti – ha affermato Pedini Amati – non può fare turismo adeguato senza alberghi a quattro o cinque stelle”.

Di qui l’auspicio di intercettare “imprenditori che vogliano venire a San Marino a fare investimenti di questo tipo”.

“L’affannosa ed infruttuosa ricerca di imprenditori “stranieri” che vengano ad investire nel nostro Paese – replica Usot in una lunga nota – dovrebbe far riflettere il Segretario di Stato Pedini Amati ed i suoi colleghi di Governo su quanto poco attrattiva sia, da questo punto di vista, la nostra Repubblica.  La recente chiusura di un’importante struttura ricettiva e la enorme difficoltà in cui versano le altre attività “turistiche” dimostra chiaramente che il Settore è, da tempo, in sofferenza”.  

 

Quindi l’associazione riparte dalle parole del Presidente uscente Sartini pochi giorni fa. “Il 2020 ed il 2021 han messo alla prova le capacità imprenditoriali e la resilienza degli operatori del nostro Settore; dopo due anni, il peggio sembrava essere alle spalle e si poteva pensare di programmare una ripartenza. Purtroppo, la guerra in corso tra Russia e Ucraina ha ed avrà un nuovo e negativo impatto economico legato soprattutto all’aumento del costo dell’energia e delle materie prime. Un aumento che si traduce in maggiori costi per le imprese ma anche in bollette più care per le famiglie.

Le aziende, soprattutto le PMI, non sono più in grado di reggere all’urto dei rincari a doppia cifra dell’energia e delle materie prime e saranno costrette a trasferirli a valle, ai consumatori; la paura del contagio, limitazioni agli spostamenti delle persone e provvedimenti di chiusura di alcune attività dei comparti ricettivo, ricreativo e culturale, ha determinato un drastico calo del fatturato e della redditività. Dati alla mano, il fatturato delle società operanti nei comparti ricettivo, della ristorazione e dell’intrattenimento si è contratto 4 volte di più rispetto a quello delle altre imprese”. 

 

I rappresentanti di Usot si dicono convinti che “a limitare gli investimenti di imprenditori già presenti nel nostro territorio o di nuovi imprenditori sia principalmente la difficolta di ricevere finanziamenti dal sistema bancario e finanziario sammarinese unita alla pachidermica lentezza della nostra Pubblica Amministrazione piuttosto che dagli scarsi ed obsoleti incentivi rivolti alla riqualificazione delle imprese rispetto ad altri Stati più evoluti. A tal proposito – rivelano – abbiamo da tempo presentato alla Segreteria per le Finanze un “progetto” in grado di far acquisire risorse finanziarie a condizioni economiche più favorevoli rispetto a quelle praticate dalle banche sammarinesi dando l’opportunità allo Stato di sostenere un settore fortemente colpito dalla crisi, impiegando l’apposito Fondo per il sostegno e lo sviluppo dell’economia senza generare, va sottolineato, nuovo debito pubblico. Un progetto “vantaggioso” anche per le banche sammarinesi che vedrebbero rientrare gli affidamenti concessi alle attività economiche del Settore. Siamo ancora in attesa di una risposta”.

 

Quindi l’affondo: “Non vanno costruite nuove strutture ricettive, bensì, van create le condizioni affinché quelle presenti possano ristrutturarsi, modernizzarsi ed alzare quindi l’offerta in termini di qualità. Esistono già nel nostro territorio strutture ricettive chiuse, anche da tanti anni, che potrebbero tornare a nuova vita e riposizionarsi sul mercato ma, per l’ennesima volta, senza investimenti infrastrutturali importanti di cui, ripetiamo, beneficerebbe tutta l’economia sammarinese, non esiste possibilità di destagionalizzare l’offerta e quindi la presenza di turisti anche nei mesi di “bassa stagione”. La realizzazione di infrastrutture strategiche per il Turismo serve ad aumentare i flussi turistici, la presenza di turisti, cioè, che stazionano sul territorio anche qualche giorno, includendo almeno due pernottamenti, la frequentazione di ristoranti e negozi, generando una qualità e volume di spesa estremamente più rilevante. È un obiettivo ambizioso ma perseguibile intervenendo sugli attrattori e sulle infrastrutture di riferimento per un target a maggiore capacità di spesa e di potenziale interesse per altri comparti dell’economia sammarinese (aziendale, convegnistica, salute, sport, ecc.)”.

 

Usot passa quindi alle richieste: “Riteniamo necessario sostenere in primis chi ha superato una crisi di due anni (beneficiando di ristori ininfluenti per la sopravvivenza aziendale) facendo appello alle sole capacità imprenditoriali e che ora viene colpito da una crisi internazionale ed energetica trovandosi ad affrontare un periodo di ancora più grossa incertezza. Più volte, nel passato anche recente, abbiamo assistito ad annunci di operatori stranieri pronti ad investire nel settore ricettivo; vogliamo competere anche noi con le stesse condizioni che verranno loro offerte per investire sul nostro territorio e non scoprire dopo che chi sopraggiunge ha beneficiato di “contropartite” che da tempo anche noi chiediamo ed aspiriamo per la nostra sopravvivenza”.

 

In chiusura, un riferimento “necessario su quanto previsto dal Decreto Delegato “Misure straordinarie per il contenimento dei costi delle utenze” in fase di pubblicazione. Prevedere la “dilazione delle utenze” e la “decurtazione del costo delle utenze” dimostrando di aver subito, nel primo semestre 2022 rispetto al primo semestre 2021, una riduzione del fatturato pari o superiore al 15% ed un aumento dei costi pari o superiore al 30% è improprio. Il confronto dovrebbe essere fatto con il primo semestre 2019, ultimo anno “normale” prima del 2020 e 2021 di Covid e 2022 di Covid e guerra. Quanto attualmente previsto dal Decreto Delegato rischia di essere una misura utile, sulla carta, ma irrealizzabile, nella sostanza”.

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