Contributi esterni. Michele Chieppi le reliquie del Santo Marino

Contributi esterni. Michele Chieppi, le reliquie del Santo Marino

La questione dell'autenticità delle reliquie del Santo Marino conservate sul Titano è stata più volte messa in dubbio da studiosi di Pavia (annotazione di M. Cecchetti)

 

SAN MARINO: “Causa ab antiquis nobis aperta Marini sancta manent Membra nobis cunctis recolenda” [Rimangono qui le sante membra, che da noi tutti devonsi venerare] (Repubblica di San Marino, 3 Maggio 1586).

 

“Secondo una leggenda di cui si sa ben poco, il re longobardo Astolfo avrebbe rapito e portato a Pavia le ossa del Santo; in seguito, il re franco Pipino, sconfitto Astolfo (nel 754 e 756), le avrebbe riprese e riportate sul Monte Titano”.

E’ questo il frammento di Antonio Bartolini, contenuto nella monumentale “Bibliotheca Sanctorum” (Voll VIII, p. 1180) con cui apro questo breve Studio con il fine di affiancarmi alle tesi di chi sostiene che Pavia non conserva le Reliquie dei Santi Marino e Leone,

Ulteriori notizie si possono trarre da “L’età longobarda 570-774” di V. Lanzani in “Storia religiosa della Lombardia. Diocesi di Pavia” che dice: “Se è vero che al tempo dell’assedio di Roma da parte di Astolfo agli inizi del 756, furono manomessi dai soldati i cimiteri suburbani, anche con l’intento innegabile di procacciarsi reliquie, non risulta altrettanto sicura l’avvenuta dotazione di tutte le reliquie, elencate nei cataloghi tardomedievali in quella chiesa [si riferisce naturalmente a S. Marino a Pavia, n.d.r.] ai tempi di Astolfo. E’ invece certamente genuina la notizia della fondazione, attribuita a questo re, e della reposizione di reliquie dei Santi Marino e Leone, venerati sul monte Titano, cioè nell’antica Pentapoli conquistata da Astolfo nel 752 e in seguito formalmente restituita al Papa Stefano II”. Ci si ricollega immancabilmente a “Il Catalogo Rodobaldino dei Corpi Santi di Pavia”, che riporta: “In archa que est in confessore parvo subtus altare maius iacent corpora sanctorum Marini et Leonis”, ovvero: nell’arca della confessione sotto l’altare maggiore (o “cripta sotterranea” come suggerito da C. Prelini in “Le chiese di Pavia”) giacciono i corpi dei Santi Marino e Leone; ma in una nota gli studiosi-ricercatori-sacerdoti G. Boni e R. Maiocchi (ed. 1901) precisano: “Trattasi evidentemente di una vera invasione di arbitrarie aggiunte ispirate forse da una deplorevole vanità di primato. Sarebbe forse temerario supporre che il copista aggiungitore fosse un monaco di S. Marino?”.

E’ d’obbligo per chiarire alcuni punti che seguono proseguire con ordine usando come linea guida la “Bibliotheca Sanctorum”. I primi documenti che ricordano S. Marino sono inseriti nei “Liber Pontificalis” (756), nel Placito feretrano (20 febb. 885), nel “Privilegio dei re Berengario e Adalberto” (26 sett. 951) e nella Bolla (30 apr. 1125) del Papa Onorio II al Vescovo feretrano Pietro di Carpegna. Si ricorda inoltre una “Vita leggendaria” del Santo, composta nei secoli IX-XI, secondo la quale Marino fu un cristiano tagliapietre venuto dall’isola dalmata di Arbe a Rimini, per lavorare al porto, con il compatriota Leo, <>. Si ritirò in seguito sul monte Titano dove visse da eremita e dove costruì una cella per se’ e una chiesa in onore di S. Pietro; Leo invece trovò rifugio sul vicino Monteferetro (oggi San Leo). (Giungono a questo punto studiosi che si trovano in contrasto con questioni di ordine cronologico e parlano di difficoltà ad ancorare il Santo alla storia, ma ciò esula dal nostro contesto). Gaudenzio, Vescovo di Rimini, avuta notizia delle virtù dei Due, li invitò a tornare a Rimini ordinando loro di predicare il Vangelo ai Gentili. Dopodiché ritornarono ai loro monti dove l’idolatria era ancora diffusa. “Prima di morire, M. si sarebbe fatto trasportare sulla vetta del Titano… per rivedere la natia Arbe e avrebbe dato l’addio ai compagni dicendo: <> (vi lascio liberi da ogni autorità sia civile sia ecclesiastica). Ma queste parole rispecchiano condizioni politiche di un’epoca posteriore a quella attribuita alla leggenda…”.

Arriviamo al 3 maggio 1586, data in cui l’Arciprete Marino Bonetti, con il consenso del Vescovo G. F. Soriani, ritrovò le spoglie del Santo in un’urna collocata sotto l’altare maggiore della pieve. Su questa si leggeva: <>, ovvero: “Rimangono qui le sante membra (di S.Marino), che da noi tutti devonsi venerare” (trad. C. Prelini “Le chiese di Pavia”). Che queste parole si riferiscano ad un fallito tentativo di rapimento? Si narra poi, da parte di altri studiosi, che gli abitanti di Arbe, saputo del ritrovamento si siano rivolti ai sanmarinesi ottenendo una costa del loro venerato concittadino che collocarono nella chiesa principale della loro isola. La “Bibliotheca Sanctorum” riporta l’evento che potrebbe chiudere la disputa: l’anno 1713 è l’anno di un’importante ricognizione. “Come risulta dagli atti rogati dal segretario pubblico e da un altro notaio, <>”.

Così si fa largo l’ipotesi, dettata da alcuni che i Santi di nome Marino sono più d’uno e che le chiese di Milano e Pavia conservino le reliquie di due omonimi. La “Bibliotheca Sanctorum” fra l’indice dizionario, i relativi richiami e il volume “Le chiese orientali” propone ben 15 S. Marino (fondatore della Repubblica compreso) sui quali vi è molto materiale sul quale soffermarsi. Ne porto un esempio evidenziando in particolar modo ciò che riguarda reliquie dei santi, luoghi di sepoltura ed informazioni che possono ricondurre all’ipotesi formulata sopra:

·        “Marino, Santo Martire di Anazarbo” – originario di Anazarbo, città della Cilicia, vissuto al tempo di Diocleziano. Fu arrestato perché cristiano, condotto a Tarso fu decapitato perché rifiutò di sacrificare agli idoli e il suo corpo fu gettato a fiere e leoni. Due cristiani di nome Xanthias e Sapricius, si impadronirono delle reliquie e le nascosero in una grotta. Da qui furono portate poco fuori Anazarbo in una località chiamata Rhadamnnus. I calendari medievali non lo conoscevano fino a che C. Baronio lo inserì nel “Martirologio Romano” in data 8 agosto.
·        “Marino, monaco, santo e martire” – Si sa che nel XVII secolo fu scoperto un sarcofago collocato in una cripta in un monastero benedettino a Saint Savin sur Gartempe (Poitou, Francia) con scritto: “Illustre martire Marino”. Le sue reliquie furono disperse durante la rivoluzione francese, eccezion fatta per un frammento che fu riposto nella stessa cripta con il fine di ripristinare il culto di questo santo. Gli Atti dicono che Marino era un romano del VII secolo fattosi monaco, divenuto eremita e ucciso dai Vandali. Il monastero ricevette le sue reliquie da Carlo Magno ma si suppone che si trattasse non delle reliquie di questo S. Marino ma di un altro martire di epoca antica.
·        “Marino, santo, martire” – Il “Martirologio Romano” lo ricorda il 26 dicembre, dice che fu figlio di un senatore romano, arrestato dall’imperatore Numeriano e poi decapitato. Lo studioso Agostino Amore lo fa invece provenire dalla Siria, Giovanni Malalas invece dice che era un martire di Gindara e che le sue reliquie furono collocate nella chiesa di S. Giuliano ad Antiochia.
·        “Marino, abate di Bodon, Santo” – E’ natio di Orléans, divenne nel 405 primo abate del monastero di Bodon. Morì il 27 gennaio 450. Alla fine del IX secolo i saraceni devastarono il monastero e si dice che le sue spoglie siano state trasferite a Forcalquier.
·        “Marino e Aniano, Santi e martiri in Baviera” – Sono probabilmente di origine gallo-romana o irlandese. Marino, come dice la leggenda, fu ucciso e bruciato dai Vandali e Aniano morì nello stesso periodo. Nel 755 i due corpi santi furono trasferiti nell’Irschenberg. L”Enciclopedia Ecclesiastica” (vol. VI, p. 427) aggiunge: “Il loro sepolcro fu distrutto durante la guerra dei 30 anni”:
·        “Marino e Asterio, santi, martiri di Cesarea di Cappadocia” – Marino, è raccontato dallo storico Eusebio, visse nel secolo III. Ufficiale dell’esercito imperiale avrebbe dovuto essere promosso centurione ma fu additato come cristiano da un collega. Gli si impose la scelta: o spada o Vangelo, scelse quest’ultimo e fu decapitato. Stessa sorte per il senatore Asterio perché voleva dare al corpo di Marino degna sepoltura.
·        “Marino, Secondino e Frontone, santi, martiri di Antiochia” – Citati insieme nella “Bibliotheca Sanctorum” ma il bollantista H. Delhaye rileva che “Marino si trova con Frontone tra i martiri di Antiochia nell’omelia siriaca sui martiri dello pseudo-Eusebio di Cesarea”. Il “Martirologio Geronimiano” commemora Secondino il 15 novembre, Marino e Frontone il 16 novembre. Null’altro si sa di questi.
·        “Marino, Vimio e Limio, santi” – Detti “Santi pellegrini” vissero come eremiti nella seconda metà del XII secolo in Germania (nei pressi di Dietfurt). Null’altro si sa di storicamente sicuro. Sono sepolti presso Grisstetten e furono tolti dalla tomba nel 1689 e nel 1862 per essere venerati.
·        “Gennaro, Marino, Nabore e Felice, santi, martiri” – Appaiono citati insieme nel “Martirologio di Lione”, poi in altri medievali, poi in quello “Romano”. Ma è un gruppo creato artificiosamente ed erroneamente” – Nabore e Felice sono i martiri milanesi ricordati il 12 luglio; Gennaro e Marino martiri africani il 10 e 11 luglio.
·        “Marino, santo, martire di Eleutoropoli, nei LX difensori di Gaza” – Fra i martiri di Gaza del 637. Sepolto con gli altri da cristiani che ne riconobbero il corpo in un oratorio ad Eleuteropoli.
·        “Proietto, Amarino ed Elpidio, santi, martiri” – Dalla biografia del Vescovo Proietto, forse redatta da un monaco di Volvic, “non è priva di un valore storico … verso il 765, Pipino il Breve, di passaggio a Volvic, fece prendere alcune reliquie per la chiesa di Flavigny. Altrettanto fece Carlo Magno per un monastero nei pressi di S.Quintino” . Inoltre nel secolo XII “reliquie di Proietto e il corpo di Amarino furono donati alla chiesa di Murbach in Alsazia”.
·        “Primo, Feliciano, Concordio, Marino e Patrono, santi, martiri venerati a Besalù” (XVII secolo circa). Reliquie in tre casse nella chiesa del monastero.
·        “Marino, abate di Cava dei Tirreni, beato” – Si conosce una dettagliata biografia. Morì il 15 dicembre 1170 e fu sepolto nell’importantissima abbazia della Trinità di Cava dei Tirreni, vicino a S. Constabile. Le sue reliquie si ritrovarono nel 1648.
·        “Marino di Jur’ev, vescovo, santo” – (Chiesa russa) – Visse nel XI secolo, è citato nella “Bibliotheca Sanctorum Orientalium”. Si sa pochissimo, è citato nel 1901 e 1905 riguardo la traslazione delle sue reliquie nel monastero di S. Teodoro delle Grotte di Kiev.

Alla figura di S. Marino viene associata quella di S. Leo o Leone, come già visto in precedenza. Anche in questo caso la “Bibliotheca Sanctorum” funge da guida. Di S. Leo di Montefeltro (pare sia stato contemporaneo di S. Gaudenzio, Vescovo di Rimini) le prime notizie sono incise sul coperchio di un sarcofago custodito nel Duomo della località che porta il suo nome. Gli archeologi ritengono che queste iscrizioni siano del V–VI secolo, mentre gli autori delle medesime riconoscono il santo come semplice prete. A proposito della vita del santo qui vi si dice: “Dal sec. IX al sec XI su s. L. (Leo) e s. Marino, protettore dell’omonima repubblica, fiorì la leggenda nella quale il vero si mescola al fantastico”.

Per quanto riguarda il corpo di S. Leo, si cita la “Bibliotheca Hagiographica Latina” (Suppl. p.191, n. 4833b) la quale parla di traslazione in una località denominata Voghenza delle spoglie del santo in un’epoca non determinata (“gli scrittori feretrani opinano ad opera dell’imperatore tedesco s. Enrico, nel viaggio di ritorno in Germania dopo l’incoronazione a Roma - 14 febb. 1014 - ”, B. S. vol. VII). E’ del 1509 il ritrovamento di un’arca, nella chiesa di S. Stefano di Ferrara, contenente delle ossa e riportante una scritta che poteva far supporre che le stesse potessero appartenere a s. Leo di Montefeltro. Ovviamente di diversa opinione erano gli abitanti di Voghenza. “Oggi si ritiene che il L. (Leo) venerato a Ferrara sia da distinguere da L. (Leo) di Montefeltro”.

Sono inoltre numerose le fonti contemporanee che attestano che le spoglie di S. Leo di Montefeltro sono custodite sotto l’altare maggiore della chiesa di Voghenza, nei pressi di Ferrara.