Antonio Fabbri – L’informazione di San Marino: Caso della bigliettopoli romana fondi neri a San Marino di nuovo la SMI

L’informazione di San Marino

Caso della
bigliettopoli romana fondi neri a San Marino di
nuovo la SMI

 Nella ricostruzione dei flussi di denaro gli inquirenti hanno
individuato 1,8 milioni finiti sul Titano

Antonio Fabbri

SAN MARINO. Il nome di San Marino entra anche nell’inchiesta della
procura di Roma ribattezzata “Bigliettopoli 2” e scattata recentemente. Il
fulcro sono nomi che si trovavano nelle carte degli scatoloni della Smi, la San
Marino Investimenti, trasmessi a Roma. Oltre a c’è e l’appeal
che il Titano pareva avere per
i top manager italiani. I nomi
sono quelli di personaggi già
coinvolti o gravitati attorno alle
vicende Enav e Finmeccanica.
A trattare il caso, domenica
sera, è stata “Presa diretta”,
la trasmissione di Rai Tre
condotta da Riccardo Iacona,
che ospitava Carlo Bonini di
Repubblica, giornalista che ha
seguito dall’inizio questo filone
di indagine legato anche alla documentazione
inviata dal Titano
nell’ambito della rogatoria Smi.
L’inchiesta è emersa quando
lo scorso giugno la Guardia di
Finanza di Roma ha proceduto
ad un maxisequestro all’interno
nella sede principale Atac per
l’acquisizione di documenti, ma
non solo.
<br>Un blitz improvviso, che ha
avuto come obiettivo la ricerca
di carte, e-mail, verbali del consiglio
di amministrazione e tutto
quanto fosse riconducibile allo
scandalo dei biglietti clonati. In
quella occasione le fiamme gialle
perquisirono anche Sipro, il
gruppo che si occupa di stoccare
i biglietti dei bus e delle metro
di Roma e dentro i cui magazzini
alcuni mesi fa vennero rinvenuti
quasi 10 milioni di ticket
scaduti e non ancora distrutti.
A condurre quella che è stata
definita “Bigliettopoli 2” il
pubblico ministero romano,
Laura Condemi, che ha iscritto
sul registro degli indagati sei
top manager dell’azienda. Tra
questi Gioacchino Gabbuti e
Antonio Cassano, i due vertici
di Atac.
<br>L’indagine è ancora in corso e i due supermanager sono
accusatti di avere emesso
sovrafatturazioni e affidato
false consulenze a società a loro
riconducibili per 2 milioni e
mezzo di euro. E’ qui che spunta
San Marino. Infatti, secondo
le ricostruzioni dell’accusa,
1,8 milioni di euro in contanti
sarebbero finiti sul Titano in
conti riconducibili alla Smi,
la San Marino Investimenti.
Nel decreto di perquisizione
che ha accompagnato l’azione
delle fiamme gialle si parla
di azioni “dirette a ostacolare
l’illecita provenienza del denaro
derivante dalla creazione di un
canale parallelo di realizzazione,
distribuzione e vendita dei
biglietti di Atac spa”.
L’ipotesi è che si tratti di fondi
neri generati dalla vendita
di biglietti clonati in seno
all’azienda.<br>
Provviste che, secondo i primi
riscontri, sarebbero finite a San
Marino dove Gioacchino Gabbuti
e l’ex direttore generale di
Atac, Antonio Cassano, hanno
depositato contanti e costituito
partecipazioni societarie occulte.
Nelle carte degli inquirenti
romani ci sarebbero i nomi di
alcune società sammarinesi
che avrebbero fatto da schermi
fiduciari per Gabbuti e dentro
le quali il dirigente avrebbe
depositato cifre importanti.
L’interessato, come riportato
domenica a “Presa diretta”, ha
affermato dal canto suo che
quelli portati a San Marino erano
denari che questi voleva sottrarre
al fisco, non fondi neri. Di
certo c’è che, nell’inchiesta sulla
bigliettopoli romana, c’è chi ha
iniziato a parlare e ad avallare
la ricostruzione del flusso di
soldi finiti sul Titano. Un filone
di indagine, che porta all’accantonamento
di fondi neri, che gli
inquirenti romani paiono avere
ripreso in mano di recente.

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