Centrale del latte, la cooperativa difende il nuovo piano industriale: “L’esportazione resta forse l’unico spiraglio per poter mantenere in piedi la centrale a San Marino”

“L’esportazione resta forse l’unico spiraglio per poter mantenere in piedi la centrale, che non abbandonerà il mercato locale e che non cambierà filosofia aziendale, garantendo prodotti fatti con latte di San Marino”.

La Cooperativa Latte Sammarinese, che dal 2015 gestisce la centrale casearia del Titano, difende così il piano industriale presentato al governo nei mesi scorsi e dallo stesso bocciato. Piano che prevede l’ingresso in società di imprenditori russi tramite una società di diritto sammarinese, con l’intento di commercializzare prodotti caseari Made in San Marino in Russia.

D’altronde quello russo rappresenta un mercato vastissimo in cui il Titano può (al momento) operare liberamente al contrario dell’Italia in quanto non aderisce alle sanzioni emesse da parte dell’Ue per la guerra in Crimea del 2014. Sanzioni che hanno bloccato in particolare la commercializzazione di molti prodotti alimentari europei.

“Ci sembra doveroso – scrive sui social la Cooperativa – fare delle precisazioni a seguito di questi due giorni animati da proteste e gesti dimostrativi.

Stiamo leggendo sui social tanta solidarietà, che ci commuove e ci sprona. Abbiamo anche letto tanti commenti con opinioni personali che rispettiamo ma che riportano dei dati non corretti. Ci preme ribadire alcune cose alle quali teniamo profondamente:

  • Tutto il latte che viene lavorato all’interno della centrale del latte, è interamente sammarinese, convogliato da 2 stalle dei soci e da un’altra stalla sammarinese.
  • Tutti i prodotti sono frutto di lavoro artigianale, il latte convogliato viene lavorato entro poche ore dall’arrivo in centrale e subito pastorizzato.
  • I prodotti in vendita sul territorio sammarinese possono vantare la certificazione “Terra di San Marino”, certificazione che il consorzio riconosce dopo numerosi e periodici controlli su approvvigionamento latte e lavorazione.
  • Tutti i nostri prodotti non hanno conservanti di nessun genere. Preferiamo mantenere scadenze brevi ma garantirvi un prodotto sano, consigliato anche nell’alimentazione dei vostri figli. Tutti i prodotti subiscono controlli periodici come normativa sanitaria impone. Anzi ci scusiamo se a volte presentano delle piccole imperfezioni ma è garanzia di totale artigianalità del prodotto.
  • In azienda siamo sempre stati ospitali, abbiamo sempre accolto visitatori e scolaresche. Tutto è sempre stato trasparente, anche le nostre recenti difficoltà.
  • Difficoltà che nascono da un mercato che ci schiaccia, da aziende italiane che producono in maniera industriale e su larga scala, che abbattendo i prezzi riescono a inserirsi nel nostro mercato a prezzi nettamente inferiori ai nostri. Aziende però – attaccano Pino Guidi e soci – che spesso usano latte non italiano ma dell’est Europa. Aziende che annientano la concorrenza vendendo gruopage (gruppi diversi di prodotti, ndr) di più referenze e riuscendo a inserirsi nel mercato con listini sottocosto per prodotti velocemente deperibili”.

Rispondendo ad un utente la Cooperativa chiarisce anche il perché il latte fresco non venga più prodotto e commercializzato dall’anno scorso. “Purtroppo a seguito di un importante guasto alla macchina imbottigliatrice e alla ridotta richiesta da parte dei clienti, abbiamo dovuto optare per questa soluzione. Nell’ultimo periodo le vendite erano troppo contenute rispetto ai pesantissimi costi. Anche in questo caso ci scontravamo con altre realtà che vendono a prezzi nettamente inferiori perché imbottigliati a livello industriale e con forte abbattimento dei costi.
La scadenza del fresco (6 giorni) è poi molto breve e i costi di gestione altissimi conteggiando gli aumenti sulla plastica e i resi scaduti che venivano ritirati dai punti vendita. Purtroppo i volumi di vendita erano troppo bassi per poter far fronte a tutte le spese di imbottigliamento e distribuzione”.

Cosa accadrà ora? Il governo sembra intenzionato ad emettere un bando per individuare un nuovo gestore della centrale del latte che, ricordiamo, resta un impianto industriale pubblico. Ma la Cooperativa ha annunciato che non cederà facilmente.

 

digià

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