Contr’ordine compagni! Nella Messa ci vuole un popolo

Contr’ordine compagni! Nella Messa ci vuole un popolo

Contr’ordine compagni! Aspettiamo che coloro che hanno accusato chi chiedeva un diverso modo di valutare la situazione delle Chiese, in disaccordo con la chiusura quasi totale e con l’impossibilità di partecipare, mantenendo le giuste precauzioni, alla s. Messa, in particolare a Pasqua, aspettiamo, dicevo, che ci si metta in linea con la nuova indicazione del Papa. Del resto siamo abituati a questi cambi improvvisi, a questo adeguarsi alle veline del potere, al veloce cambio di casacca. Covid, semplice influenza, no, gravissima pandemia. Chiese chiuse, no, chiese aperte. Abbraccia un cinese, no, mantieni la distanza di sicurezza con tutti. Eccetera eccetera…

Ed ora da “Bravo Fiorello, la preghiera anche in bagno” alla importanza della partecipazione “carnale” alla vita sacramentale…

Chissà allora se ci saranno altri “bravi vescovi”, ma anche bravi laici, bravi sovranisti, bravi politici, bravi fedeli, bravi religiosi (la cui bravura sarà non la ripetizione codarda del politically correct ma la testimonianza coraggiosa della verità) che sapranno dire e dare ragioni, senza pavidità né carrierismo. Chissà.

Sembra che ultimamente si sia perso il gusto del confronto, del dare ragioni e ascoltare le ragioni dell’altro, mentre si continua a pensare che chi pone domande, suggerisce diverse posizioni, sia immediatamente da considerare un nemico. Chissà se riusciremo a sconfiggere la logica degli schieramenti, per riconoscere la verità che un «bravo vescovo», ma anche una voce fuori dal coro, può comunicare.

Già abbiamo visto che l’annuncio della resurrezione di Gesù l’hanno dato alcune donne, e che sul lago di Tiberiade sarà “il discepolo che Gesù amava” a riconoscerlo. Una volta nella Chiesa (ce lo hanno ricordato S. Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI) i movimenti erano quella voce suscitata dallo Spirito che rendeva presente e convincente e persuasiva la voce stessa della Chiesa. Chissà se i movimenti sapranno oggi ritrovare questa vocazione originale e coraggiosa! Qui da noi la Chiesa ha saputo essere una presenza «affinché la fede cristiana abbia, o recuperi, un ruolo-guida e un’efficacia trainante, nel cammino verso il futuro» anche (e forse soprattutto) per il fatto che c’era Comunione e Liberazione (nonostante alcuni ostacoli, ma certo anche per la lungimiranza di certi pastori).

 Speriamo allora che quanto detto dal Papa oggi nella sua omelia aiuti tutti a una maggiore consapevolezza e dia un po’ di coraggio a tutti. E anche conforto a quei sacerdoti svillaneggiati da pseudo spettacoli televisivi e improvvidi interventi polizieschi. E anche coraggio ai Pastori per difendere i loro sacerdoti che questo insano potere mediatico mette alla gogna, perché abbiamo imparato che la Chiesa, da autentica madre, può e deve difendere i propri figli.

Così ha detto Papa Francesco: “Questa familiarità con il Signore, dei cristiani, è sempre comunitaria. Sì, è intima, è personale ma in comunità. Una familiarità senza comunità, una familiarità senza il Pane, una familiarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti è pericolosa. Può diventare una familiarità – diciamo – gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio. La familiarità degli apostoli con il Signore sempre era comunitaria, sempre era a tavola, segno della comunità. Sempre era con il Sacramento, con il Pane”.

Dico questo perché qualcuno mi ha fatto riflettere sul pericolo che questo momento che stiamo vivendo, questa pandemia che ha fatto che tutti ci comunicassimo anche religiosamente attraverso i media, attraverso i mezzi di comunicazione, anche questa Messa, siamo tutti comunicanti, ma non insieme, spiritualmente insieme. Il popolo è piccolo. C’è un grande popolo: stiamo insieme, ma non insieme. Anche il Sacramento: oggi ce l’avete, l’Eucaristia, ma la gente che è collegata con noi, soltanto la comunione spirituale. E questa non è la Chiesa: questa è la Chiesa di una situazione difficile, che il Signore permette, ma l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i sacramenti. Sempre.

Prima della Pasqua, quando è uscita la notizia che io avrei celebrato la Pasqua in San Pietro vuota, mi scrisse un vescovo – un bravo vescovo: bravo – e mi ha rimproverato. “Ma come mai, è così grande San Pietro, perché non mette 30 persone almeno, perché si veda gente? Non ci sarà pericolo …”. Io pensai: “Ma, questo che ha nella testa, per dirmi questo?”. Io non capii, nel momento. Ma siccome è un bravo vescovo, molto vicino al popolo, qualcosa vorrà dirmi. Quando lo troverò, gli domanderò. Poi ho capito. Lui mi diceva: “Stia attento a non viralizzare la Chiesa, a non viralizzare i sacramenti, a non viralizzare il popolo di Dio. La Chiesa, i sacramenti, il popolo di Dio sono concreti. È vero che in questo momento dobbiamo fare questa familiarità con il Signore in questo modo, ma per uscire dal tunnel, non per rimanerci. E questa è la familiarità degli apostoli: non gnostica, non viralizzata, non egoistica per ognuno di loro, ma una familiarità concreta, nel popolo. La familiarità con il Signore nella vita quotidiana, la familiarità con il Signore nei sacramenti, in mezzo al popolo di Dio. Loro hanno fatto un cammino di maturità nella familiarità con il Signore: impariamo noi a farlo, pure. Dal primo momento, questi hanno capito che quella familiarità era diversa da quello che immaginavano, e sono arrivati a questo. Sapevano che era il Signore, condividevano tutto: la comunità, i sacramenti, il Signore, la pace, la festa. Che il Signore ci insegni questa intimità con Lui, questa familiarità con Lui ma nella Chiesa, con i sacramenti, con il santo popolo fedele di Dio”.

Sperando che non accada, come troppo spesso, che del Papa si prendano soltanto le frasi che sono in linea con la mentalità dominante e si cancelli quello che è discordante, come già si fece con l’affermazione secondo cui un politico cattolico ha anche il dovere di abrogare le leggi ingiuste. Certo non è solo questo ciò che il Papa ha detto, ma questo l’ha detto. E guai a dimenticarsene.

 

Don Gabriele Mangiarotti

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