Osla dice ‘no’ ai referendum sul lavoro

3 NO SUI REFERENDUM
Valutando con attenzione le tematiche poste in campo dai tre referendum relativi al
mondo del lavoro, Osla esprime il suo dissenso sulle proposte referendarie e
sottolinea come le ragioni del “No” servano a evitare pericolosi scivoloni al mondo
dell’impresa.
In merito alle tematiche messe in campo dai quesiti referendari relativi al mondo del
lavoro, Osla intende anzitutto sottolineare come l’impostazione scelta di esprimere
valutazioni relative al lavoro interinale e alle collaborazioni a progetto appaia, in effetti,
come una dissertazione teorica su quesiti che , tradotti in pratica, non risolverebbero
comunque il problema del precariato, ma anzi aggraverebbero la situazione di imprese e
lavoratori che si trovassero a dover fronteggiare un improvviso vuoto normativo ,
penalizzando ulteriormente le potenzialità economiche delle nostre imprese.
Pur rispettando le ragioni di chi ritiene che eliminando queste forme di prestazione
lavorativa si combatta la precarietà, è doveroso rimarcare che, nella sua applicazione
pratica l’effetto che si otterrebbe sarebbe quello di provocare un danno immediato a tutte
le imprese che, dall’oggi al domani, si troverebbero nell’impossibilità di operare e, allo
stesso tempo, anche quello di danneggiare tutti quei lavoratori che, in un colpo solo ,
perderebbero il lavoro e il sostegno economico. Sappiamo bene che, nella nostra
Repubblica, ci si dovrebbe preoccupare prima di tutto di creare condizioni più favorevoli
all’impresa e al lavoro, piuttosto che accanirsi contro gli strumenti esistenti senza pensare
al futuro dell’economia e dei lavoratori. Quello di cui si deve sentire il bisogno è dare
maggiore competitività alle nostre imprese, facilitando al contempo l’ingresso dei lavoratori
nel mondo del lavoro, tenendo ben presente che la solidità economica del sistema è il
primo requisito di una occupazione stabile.
Quanto alla reintroduzione della scala mobile, una eventuale nuova adozione di questo
genere di automatismo penalizzerebbe di certo la situazione economica generale,
rischiando di influenzare negativamente anche quel fenomeno infla ttivo che, in teoria,
dovrebbe combattere. Nel corso del tempo, infatti, si è giunti alla sua abolizione proprio a
causa della scarsa efficacia di questo strumento che si è dimostrato troppo rigido e,
dunque, inadatto a svolgere il ruolo che gli era stato assegnato.
San Marino, 03 marzo 2008

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